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Democrazy. Quale differenza tra Nepal e Italia?

Il Nepal è stato definito un "failing state", secondo la letteratura internazionale significa un paese in cui il governo inefficacie, la corruzione diffusa, la legittimità statale erosa, incapace di provvedere a servizi pubblici fondamentali, scosso da un veloce declino economico, con tensioni sociali.
E l’Italia?

Penso a un immigrato senegalese, peruviano, marocchino che lavora, magari 12 ore al giorno su un impalcatura con un salario di fame, và in una questura, fa ore di coda è trattato come una merda, per rinnovare il permesso di soggiorno.

Mi viene in mente quel ragazzo di Roma finito in questura con qualche grammo di droga e pestato come il sale. Lo Stato in questi casi non ha telefonato.

Lo Stato (cioè i suoi rappresentanti nazionali e locali) predica (e impone) ai sudditi comportamenti e pene per contrastare la prostituzione, chiude discoteche, sberleffa i gay, tuona contro la pedofilia, sanziona gli spinelli, predica l’austerity. Parole e pene sante ma solo per gli sfigati, quelli senza protezioni, qualche potere, qualche amico. Per potenti ed amici tutto è giustificabile.

Stato in mano a uno affetto da demenza senile e da mania d’onnipotenza e da una schiera di amici, clienti, ragnatele che, spesso, uniscono chi a parole vi si oppone. Paese sputtanato nel mondo, con Mubarak costretto a smentire le farneticazioni di un bordellante. Infatti Foreign Policy (FP) titola un suo articolo sull’Italia: “Bordello State“.

Classe “dirigente” patetica tanto più che permane il più corrotto fra i paesi occidentali, e con le spese dello stato (politica) che salgono sproporzionate rispetto al PIL. Risorse succhiate, sparite, debiti accumulati per il futuro che tolgono risorse per i disoccupati (tasso di disoccupazione in costante aumento), le imprese, le famiglie, (cresce a dismisura l’indebitamento di entrambi), peggiorando la qualità della vita dei sudditi. Che la situazione sia brutta è segnalato dal fatto che alcuni membri della consorteria se ne accorgano come la Marcegaglia e Draghi.

Che dire, qua si parla del Nepal (e dell’Asia) ma almeno lì lo stato non c’è: non chiede e non dà. Quando qualche politico è stato trovato in un bordello se n’è andato. Anche in Nepal il sistema si protegge e si mantiene ma, almeno, non vogliono sembrare santi. In Nepal quando si è cercato di comprare qualche voto di parlamentari (a prezzi più modici) è scoppiato uno scandalo, non ci sono ancora Fondazioni, Enti, Associazioni (con fondi dello stato) per parcheggiare trombati, venditori di seggi parlamentari e voti. Insomma i sudditi sono più liberi, con meno zavorre da mantenere anche se vivono in uno stato definito prossimo al fallimento (failing state).

In Nepal non c’è contratto fra Stato e cittadini. In Italia questo contratto mi sembra che si è rotto. Il vecchio motto che lo reggeva “no taxation without representation” sarebbe da applicare oggi, scrivendo sul prossimo 740 (e scheda elettorale): Bunga Bunga.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.205) 2 novembre 2010 16:25

    Scusate la mia sfacciataggine nel palesare la sindrome che potremmo definire della "maestrina della penna rossa", ma non si potrebbe rileggere questo pezzo giornalistico e correggere gli errori di ortografia e di grammatica che lo rendono inqualificabile? Non ci sono più le scuole elementari di una volta! 


  • Di crespi enrico (---.---.---.10) 2 novembre 2010 16:54
    crespi enrico

    scusa per la grammatica ma normalmente parlo in nepalese. che dici, invece, del contenuto?

  • Di paolo (---.---.---.176) 3 novembre 2010 09:57

    Ciao Enrico


    Hai avuto la sfortuna di incappare nella maestrina dalla penna rossa , speriamo che non si accorga di me perche’ non ho neanche l’alibi di parlare in nepalese .
    Venendo alla sostanza , direi che l’Italia di oggi e’ proprio questa , un "Bordello state" .
    Gli anticorpi non sono ancora entrati in azione e la malattia rischia di degenerare fino a portare il paziente Italia alla tomba .
    Tuttavia non bisogna giudicare un popolo , sembra una contraddizione in termini , dalla classe politica che attualmente lo rappresenta . 
    Siccome non tutto il male viene per nuocere , finalmente gli italiani sono costretti a fare i conti con la loro storia postfascista e Berlusconi , che e’ il sintomo palese di una malattia che deve essere necessariamente e inderogabilmente curata , offre lo spunto per farlo . Se cio’ , malauguratamente , non dovesse succedere il paese entrerebbe in un ciclo irreversibile e allora si salvi chi puo’ .
    Mi ha fatto sorridere il tuo cenno al fatto che in Nepal i prezzi della corruzione sono piu’ modesti che in Italia . Mi e’ venuto in mente Albanese che , a proposito della figlia che comprava gli esami universitari , si lamentava per i prezzi troppo alti e non degni di un paese civile .


    paolo


  • Di crespi enrico (---.---.---.249) 3 novembre 2010 14:46
    crespi enrico

    Ciao Paolo
    è un pò un paradigma dell’Italia: tanta attenzione alla forma e poca alla sostanza.
    Non sono ottimista come te, sul resto. Berlusca rappresenta quello che vorrebbe essere l’italiano tipo (e per questo ha preso un sacco di voti), pieno di soldi, di gnocca, bandana, con ville e macchine a 70 anni. Un gran simpatico maialone che desta più invidia (e voglia d’imitazione) che ripugnanza. Se tu vai a Shianoukville, in Thailandia, a Santo Domingo o anche a Lugano trovi tanti Berlusconis in formato economico. Per avvicinarsi al suo stile si fanno debiti, ci si riduce a coatti. Chi non ci riesce è incazzato e vota Lega.

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