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Contador squalificato: l’ergastolo a un ladro di polli

Ricostruiamo la vicenda del campione spagnolo, sospeso per due anni senza che nessuno sia riuscito a provare l'uso di doping


Facile come andare in bicicletta. Si diceva una volta e si dice ancora. Cosa c'è di più semplice di una macchina mossa dai muscoli dell'uomo? Due ruote, una catena, i pedali, un telaio che tiene insieme tutti questi pezzi. Ed è fatta. Puoi viaggiare, andare a lavoro, fare una passeggiata, goderti la vita.

Se però la bicicletta diventa il tuo lavoro, se decidi di fare il corridore, allora le cose cambiano drasticamente. Ci sono pochi mestieri altrettanto complicati, e non per uno strano groviglio di "regole del gioco", ma semplicemente perché le norme da rispettare sono quanto di più confuso ci sia al mondo. Le norme in questione sono in materia di doping. Dovrebbero essere uguali per tutti gli sport, ma solo in parte lo sono: il risultato è che nel ciclismo i controlli antidoping si fanno sul serio e, di conseguenza, è molto più facile scovare atleti fuori dai limiti. Poi, però, succede anche altro: succede che pesi e misure sono del tutto sballati e così si può finire all'inferno in un batter d'occhio e per colpe assolutamente veniali oppure indimostrate. Come se a un presunto ladro di galline dessero l'ergastolo.

Ebbene, è di oggi la notizia della squalifica di Alberto Contador, uomo simbolo di quest'epoca ciclistica, vincitore di quasi tutte le ultime più importanti gare a tappe a cui ha partecipato: Giri d'Italia, Tour de France, Vuelta di Spagna. 

Questa storia ha inizio al Tour 2010. E' il 21 luglio. Alla "grande Boucle" è il secondo giorno di riposo, l'indomani si arriverà in cima al Tourmalet, sui Pirenei. Alberto Contador è in maglia gialla. José Luis López Cerrón, ex ciclista ma soprattutto amico di Alberto, si reca ad Irún per comprare una bistecca da portare nell'hotel di Pau, dove i corridori della squadra del campione spagnolo alloggiano. Quattro giorni dopo Contador arriverà a Parigi in maglia gialla. Il 24 agosto dello stesso anno Alberto riceve una notifica dall'UCI: si tratta di una positività al clenbuterolo. La dose riscontrata è di 50 picogrammi per millilitro, una quantità infinitamente piccola e irrilevante ai fini della prestazione. Una quantità, addirittura 400 volte inferiore a quella necessaria perché la Wada (agenzia mondiale antidoping) sia tenuta a segnalare l’anomalia all’Uci (Unione Ciclistica Internazionale).

E cosa è il clenbuterolo? Si tratta di un broncodilatatore utilizzato prevalentemente per curare l’asma. Insomma, di un facilitatore della respirazione che, tuttavia, deve essere assunto in quantità molto elevata perché abbia effetti positivi sulla prestazione. Ma il Clenbuterolo è anche una sostanza che viene utilizzata in allevamento per far crescere prima il bestiame e non è improbabile che ne rimangano tracce negli alimenti.

A settembre del 2010 il giornalista tedesco Hans Joachim Seppelt, chiede al Presidente dell'UCI (il governo mondiale del ciclismo), Pat McQuaid, se la notizia della positività al Tour de Frane di Alberto Contador abbia dei riscontri. McQuaid nega che ci sia alcun procedimento in corso contro il campione spagnolo. Come spiegato sopra, infatti, la quantità è 400 volte più bassa del limite minimo.

Eppure le cose cambiano. Passano pochi giorni quando viene rivelato che Contador è stato trovato positivo ad un test antidoping in luglio. Alberto si difende dando la colpa ad un'intossicazione alimentare, in quanto a suo dire la carne mangiata a Pau (quella comprata da José Luis López Cerrón ad Irún) a suo dire sarebbe stata trattata con del clenbuterolo.

Di fatto si apre una procedura nei confronti di Contador. Da una parte ci sono le massime autorità mondiali del ciclismo, che lo accusano di aver fatto uso di doping. Dall'altra la federazione spagnola e, sorprendentemente, il governo iberico e lo stesso Zapatero che prendono le difese dell'atleta, il quale viene dapprima assolto (dalla federazione di appartenenz) poi, quest'oggi, condannato in appello a una pena di due anni di squalifica, nonostante la sentenza del Tas dichiarasse: "Il doping non è provato, ma la presenza di anabolizzanti è già di per se stessa sufficiente per squalificare Contador”. 

Insomma, lo spagnolo ha subìto una squalifica senza che nessuno avesse potuto dimostrane le colpe "al di là di ogni ragionevole dubbio". Inoltre la quantità di clenbuterolo riscontrata negli esami è talmente bassa che non avrebbe potuto in alcun modo modificare positivamente le prestazioni dell'atleta. Eppure la pena è stata quella massima: due anni, oltre due milioni di euro di multa e la cancellazione di tutti i risultati ottenuti dal 2010 a oggi. Cioè un Tour de France e un Giro d'Italia, oltre a un'infinità di altre gare. Contador avrebbe dovuto dimostrare di aver assunto carne contaminata, ma come è comprensibile è impossibile analizzare una bistecca che, nel frattempo, è stata mangiata da quasi due anni...

"L'atleta - dichiara ad AgoraVox Gilles Simon, capo redattore de L'Equipe - avrebbe dovuto dimostrare la sua innocenza. Non c'è riuscito. Ma dall'altra parte l'accusa non è stata in grado di dimostrare l'assunzione volontaria di doping". Insomma, nessuno è riuscito a dimostrare nulla, ma la squalifica è arrivata lo stesso.

E sempre a proposito del caso Contador Enzo Vicennati, capo redattore della principale rivista italianiana del settore Bicisport, ha commentato sempre ad AgoraVox: "C'è un senso nel fermare così l'atleta più forte del mondo, positivo per la quantità infinitesimale di un prodotto scarsamente incisivo sulla prestazione? Il presidente della Federazione Ciclistica Italiana Renato Di Rocco ha parlato di un atto di giustizia: non stona tanta intransigenza nei confronti del ciclismo nel momento in cui il torbido che avvolge i campionati di calcio fa pensare che la giustizia sportiva dovrebbe concentrarsi altrove? Per quanto mi riguarda, Contador è e resta un campione. L'ho appena visto all'opera al Tour de San Luis in Argentina. L'ho visto vincere. L'ho visto turbato per la decisione in arrivo. La sensazione è che si sia giocata sulla sua pelle una partita in difesa dell'antidoping. Allo stesso modo in cui fu condannato Franco Pellizotti (altro ciclista professionista, ndr), nonostante le anomalie segnalate dal suo passaporto biologico mettessero fortemente in dubbio lo stesso strumento di indagine, l'assoluzione dello spagnolo avrebbe esposto i massimi organi della giustizia sportiva a un pericoloso fallimento. Una squalifica sarebbe stata comunque accettabile, ma alla luce dei fatti, di portata inferiore".

E' bene sapere che nello sport le leggi non sono uguali per tutti. Di solito i ciclisti non godono di "occhi di riguardo", mentre i calciatori sì. Il quotidiano sportivo spagnolo Marca, infatti, ha rivelato come agli ultimi campionati del mondo di calcio under 17 in Messico ben 99 giovani atleti siano stati trovati positivi al clenbuterolo. In quel caso la stessa Wada che ha accusato Contador di doping ha affermato che l'assunzione della sostanza ai mondiali di calcio sarebbe stata colpa di carne contaminata. Il caso è stato chiuso in poche settimane: evidentemente in quell'occasione i calciatori hanno potuto dimostrare la loro innocenza e l'assunzione involontaria di clenbuterolo. Come hanno fatto?

E, riguardo Contador: la massima condanna di due anni andrebbe applicata solo al di là di ogni ragionevole dubbio, come avviene nella giustizia ordinaria. Nel caso del ciclista spagnolo, tuttavia, nulla è stato dimostrato. Si sa solo che la quantità di clenbuterolo riscontrato è talmente bassa che non avrebbe potuto influire sulla prestazione. Come dare l'ergastolo a un povero ladro di polli...

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.84) 6 febbraio 2012 20:57

    Mi spiace, ma non sono d’accordo. Probabilmente la squalifica è troppo dura e lascia perplessi il fatto che sia retroattiva, ma c’è un errore di ragionamento che commettono molti in queste ore. Si dice che l’uso di doping non sia stato provato senza considerare che la presenza stessa del clenbuterolo è la prova dell’uso di doping. Certo, la cosa poteva essere accidentale, ma gli atleti sanno bene che in quel caso tocca a loro provare la non intenzionalità: è per questo che devono tenere strettamente sotto controllo ogni aspetto della propria vita in modo da poter risalire alle cause di eventuali intoppi. Una vita pessima, certo, ma pagata profumatamente.

    Tanto per fare un paragone: se mi trovano in casa dei gioielli rubati e io dico che qualcuno li ha messi lì e mi vogliono incastrare, tocca a me provare la cosa. Altrimenti ogni ladro si farebbe assolvere dicendo "Quella roba non l’ho messa io lì". Tradotto: la bistecca dal macellaio amico dell’amico, che non conosci personalmente, non la mangi. Mangi quella dell’albergo, che tanto se è contaminata farà risultare positivo mezzo gruppo. Oppure ti tieni i rischi. Piaccia o meno funziona così, e chi fa parte del gruppo accetta le regole: nessuno gli punta una pistola alla testa e li obbliga a correre.

    Altra cosa omessa: quella "quantità minima" potrebbe essere un residuo di una dose maggiore, non completamente mascherata da una sostanza "coprente". Non dico che sia il caso di Contador, che può benissimo essere in buona fede, ma il fatto che si tratti di pochi picogrammi non necessariamente è significativo.

  • Di (---.---.---.36) 6 febbraio 2012 20:58

    Viva il ciclismo Viva Contador,
    Sono assolutamente dalla sua parte
    ok il doping va sconfitto ma non così,
    sulla pelle dei ciclisti adesso i gionalisti
    calciofoli avranno di che parlare e il nostro
    amato sport senza il suo fuoriclasse del
    momento sarà sempre più messo da parte.
    Per ora ringrazio Bulbarelli e Rai sport 2 che
    cerca sempre di informarci in modo corretto.
    Grazie Alberto Contador e un saluto anche a
    Franco Pelizzotti colpito anche lui ingiustamente.
    Lorenzo

    • Di (---.---.---.84) 6 febbraio 2012 21:13

      Viva il ciclismo? Lo sai che, anche escludendo Contador, metà dei vincitori degli ultimi 20 anni di Tour sono risultati positivi a qualcosa o hanno ammesso di fare uso di doping? Questo sport, Contador o non Contador, è morto, è una buffonata peggio del wrestling: lo adoravo, l’ultima botta fu quella di Piepoli. Da allora non lo seguo più, perché non ha senso seguire uno sport se ad ogni nome nuovo ti domandi "Chissà se almeno questo sarà pulito?".

      Fatti fare una domanda (vale per tutti i difensori del ciclismo): sapendo quello che succede, manderesti tuo figlio a fare sport in una società ciclistica di un certo livello? Io piuttosto lo mando a fare rafting estremo sul Rio delle Amazzoni.

  • Di (---.---.---.84) 6 febbraio 2012 21:08

    P.S. il caso che citi dei Mondiali under 17 fornisce la riprova di quello che ho detto: in quella occasione metà dei calciatori presenti alla manifestazione risultarono positivi. Una percentuale irreale, anche volendo essere pessimisti al massimo. Se le bistecche contaminate fossero state quelle dell’albergo, mezzo gruppo oltre a Contador sarebbe risultato positivo al clenbuterolo e sarebbe stato facile risalire alla causa. Ancora oltre: da una parte parliamo del Messico, nazione con controlli molto blandi, dall’altro della Spagna, una nazione dove non si registrano da anni casi di contaminazione di clenbuterolo nelle carni da allevamento (anche perché le normative europee sono molto rigide dopo il casino fatto dagli inglesi con la mucca pazza). Insomma, sono due casi totalmente differenti.

  • Di Davide Falcioni (---.---.---.48) 6 febbraio 2012 21:25
    Davide Falcioni

    La mia analisi non vuole sostenere la tesi dell’innocenza, né quella della colpevolezza. A me è sufficiente sapere che un atleta, come qualsiasi altro cittadino, andrebbe condannato e punito (specie se con pene pesanti come in questo caso) solo quando tutti i dubbi sono stati fugati. Noi sappiamo che contador aveva tracce infinitesimali di una sostanza proibita nel sangue: ok, possiamo sospenderlo per qualche mese. Non sappiamo se l’abbia assunta volontariamente o no, né se ne abbia tratto un qualche giovamento: non sappiamo se si sia dopato. Insomma, non c’è nulla di chiaro. Quello che dici tu sulla squadra di calcio è giusto: il punto però è che se per stabilire la verità su contador hanno impiegato quasi due anni, per stabilirlo su quasi 100 ragazzi dovrebbe occorrere almeno lo stesso tempo. Perché d’altro canto chi mi dice che di quei 99 positivi ce n’erano 95 involontari (colpa dell’albergo) e quattro, invece, dopati da un preparatore atletico disonesto (e la storia recente dello sport mi ha consegnato decine di personaggi quantomeno discutibili nella gestione dei giovani). Nel caso di contador il punto è questo a mio avviso: non bisogna infangare una carriera, una vita, su basi tanto sottili. Pena costruire un altro caso Pantani. Anche lui sospeso per 15 giorni (e non per doping), ma trasformato in criminale nel giro di qualche mese.

    • Di (---.---.---.216) 7 febbraio 2012 08:06

      Vedi, Davide, a mio avviso c’è un confine tra garantismo e autolesionismo. L’esempio è lo stesso di prima: se fanno un furto in una gioielleria, non sono disponibili riprese e trovano a casa mia la refurtiva, per la legge basta e avanza per condannarmi. Certo, io potrei essere solo il ricettatore: in quel caso collaboro e dico chi mi ha dato i gioielli. Potrei essere una vittima inconsapevole: in quel caso devo provare che i gioielli me li ha messi in casa qualcuno. Per il ciclismo vale la stessa cosa ed è scritto chiaramente nei regolamenti: spetta all’atleta l’onere della prova dell’involontarietà, così come spetta al sospettato di furto dimostrare che lo stanno incastrando. Cosa c’è di anomalo in tutto questo? Niente.

      Quando vengono ritrovati valori più alti, partono le squalifiche in molto meno tempo: eppure non mi risulta che nessuno si lamenti della cosa. Ora... le discussioni sull’entità della pena non sono decisive: se anche lo avessero squalificato solo per sei mesi e gli avessero tolto solo il Tour del 2010, la carriera sarebbe stata comunque infangata. A mio avviso ci si sta facendo condizionare troppo perché si tratta "del grande Contador", ma per lui è stata usata la stessa logica di altre decine di ciclisti meno famosi. E per quanto mi riguarda lui è un atleta, punto: non mi interessa quanto e come abbia vinto, valgono le stesse regole. La prossima volta mangiasse le bistecche dell’albergo.

    • Di (---.---.---.216) 7 febbraio 2012 08:12

      P.S. per ciò che riguarda la questione di Pantani bisognerebbe prendersela coi media, non con l’antidoping. Aveva l’ematocrito al 52% e la sospensione per 15 giorni non fu una squalifica ma venne fatta semplicemente per tutelare la sua salute, procedura standard. Poi, purtroppo, i giornali ci montarono su un caso enorme, specie quelli francesi: quella la ritengo tuttora una cosa vergognosa dettata dal risentimento verso l’italiano che aveva sbancato il Tour.

  • Di (---.---.---.96) 7 febbraio 2012 08:47

    E ci risiamo. L’italianismo del ’tarallucci e vino’ diventa motivo per definire la squalifica di Contador un fatto di mala giustizia. E fioccano le ’inchieste’ a botta di ricostruzioni fantasiose e dichiarazioni inutili (Simon e Vicennati: sono testimoni? Hanno indagato loro? Dispongono di informazioni speciali? No, sono semplicemente altri giornalisti che pontificano). Il ciclista in questione è stato trovato con valori non conformi. Punto e basta, altro che ’ragionevole dubbio’. Poi si potrà discutere su complicità, coperture, altro.
    Un altro, l’ennesimo esempio, di cattiva informazione travestita da ’analisi’.

  • Di (---.---.---.252) 27 maggio 2012 23:28

    Certi gnomi aspettano unicamente una scusa per colpire chi è pi grande di loro.

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