"Berlusconi finirà presto, finirà solo e, ne sono sicuro, con lui finirà il berlusconismo. I berlusconiani, se la storia c’insegna qualcosa, ce li ritroveremo dovunque".
Il berlusconismo offre la pratica dimostrazione di quanto fossero giuste tante delle idee che furono di Max Weber.
Da un lato Silvo Berlusconi è il Capo il cui potere è legittimato, in primo luogo, non dalle leggi o dalla tradizione, ma, come ipotizzato proprio da Weber, dal suo carisma; è la sua personale e straordinaria natura che ha affascinato il popolo (o perlomeno una buona parte) spingendolo a sottomettersi al suo volere in base ad una scelta emozionale e non razionale.
Questo carisma, il fascino personale del Capo amplificato dai media che ne hanno fatto un eroe dotato di poteri sovrumani, offre l’unica spiegazione della fedeltà a Silvio Berlusconi di tanti italiani dei ceti più poveri; di tanti cittadini che nessun motivo razionale dovrebbero avere per votare qualcuno con le sue idee e con il suo programma.
Tipica di uno stato “carismatico”, poi, è la distribuzione del potere dentro il Governo e nel PdL; non è la competenza a giustificare l’occupazione di date cariche da parte di determinati figuri, come razionalmente dovrebbe avvenire, o l’appartenenza ad un dato ceto o classe, come accade in uno stato dinastico, ma la fedeltà al Capo e dal volere del Capo e solo da quello dipendono le carriere nella politica e tra i gradi più elevati della burocrazia.
Il parlamento, per Weber, dovrebbe avere un ruolo centrale nelle democrazie perché, facendo da filtro tra capi carismatici e masse popolari, ha il compito fondamentale di evitare le derive populistiche e plebiscitarie; di ricondurre ai principi di legalità (di razionalità, se volete) i comportamenti del politico dotato di carisma. Di fare di lui un capo - partito, in competizione con altri capi partito, e non un Capo.
Il nostro parlamento denaturato, reso impotente dall’abuso della decretazione governamentale, dal voto palese sulle questioni si fiducia continuamente poste, e, prima d’ogni altra cosa, dall’immonda legge elettorale attuale, non ha modo avuto modo d’impedire la trasformazione della Repubblica in uno stato carismatico quasi puro; il PdL, senza la minima traccia di democrazia interna, (la recente nomina di Angiolino Alfano ne dà lampante dimostrazione) e senza nessun organismo che possa controllare l’operato di Silvio Berlusconi, è una struttura carismatica purissima.
Non vi è alcun meccanismo di successione possibile in uno stato carismatico; quando il popolo smette, per una ragione o per l’altra, d’esser affascinato dal Capo, tutto il sistema, che sul carisma del capo si basa e attorno al capo è costruito, collassa.
Silvio Berlusconi, d’altro canto, è pure il politico-imprenditore prefigurato da un’altra teoria di Weber ripresa e popolarizzata da Schumpeter: il politico che opera per conquistare potere come l’imprenditore lavora per acquisire ricchezze. La ricchezza dell’imprenditore si misura in denaro; il potere del politico in voti. L’imprenditore utilizza i propri capitali per intraprendere; il politico utilizza il denaro pubblico (e i favori che la sua posizione gli consente di elargire) per conquistare voti.
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09/06 19:44 - pv21