Vi soggiornarono, all’inizio del 1700, i gruppi di missionari italiani (gesuiti e capuccini) che cercarono con scarso successo di convertire i nepalesi ma ci lasciarono, in compenso, bellissimi racconti di quei tempi. I poveretti abitavano in una casa donata loro dal sovrano e curavano più i corpi che l’anima degli abitanti “queste genti avevano in orrore l’abito turchino oscuro o nero che portavamo e il cappuccio del quale dicevano che portavamo il naso d’elefante dietro le spalle, rendevamo terrore a tutti quanti anche agli animali. E per questo motivo ci davano delle grandissime ingiurie. Anche la barba non piace ai nepalesi che considerano i monaci quali musulmani e, perciò malvisti” racconta uno di quegli strani ed eroici viaggiatori.
Bakthapur s’estende oltre la parte antica, fino ad allungarsi nelle strada supertrafficata (e in fase d’allargamento con finanziamenti cinesi) che porta a Dhulikel a da lì ai confini del Tibet (Kodari Road). Fino agli inizi degli anni ’80 si passava in una galleria d’alberi e si poteva viaggiare in filobus. Alberi e fili, tagliati e sostituti da costruzioni fatiscenti, polverose, inquinate. Sempre in quegli anni, il paesaggio (vallate ondulate di risaie) iniziò ad essere riempito di alte ciminiere fumose in cui cuociono i mattoni pieni, fatti d’argilla, per il boom edilizio di Kathmandu. Questa nuova attività si collega allo storico artigianato della zona (particolarmente della cittadina di Thimi) specializzato nella produzione di vasi e manufatti. In questa parte della Valle il terreno è rosso ed è facile l’estrazionela d’argilla .
Nel corso degli anni le fabbrichette di mattoni sono moltiplicate e un esercito di formiche sta erodendo piane e colline per estrarre il materiale. Tant’è che la gente di Bakthapur è stufa ed ha iniziato a protestare “150 houses of Kalitar and local Gyan Jyoti Lower Secondary School were at risk of landslide following the excessive excavation of the soil”. Raccontano di scavi abusivi che mettono a rischio le case che sprofondano, dei fumi che inquinano la valle, del continuo movimento di grossi e fumosi camions che salgono e scendo fra le strade medioevali. Insomma un grande business incontrollato che inizia a creare problemi.


























