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Caso Regeni: nella lotta per la verità, il tempo della diplomazia è giunto a termine

Oltre 1000 giorni di menzogne, offese, depistaggi e ostruzionismi. Ma soprattutto oltre 1000 giorni di lotta, di resistenza, giorno dopo giorno da parte della famiglia di Giulio e di tutta la comunità che si è schierata a schiena dritta fin dall'inizio per la verità per Giulio.

Senza compromessi. Senza convenevoli inconciliabili con la parola diritti umani. Come hanno invece fatto diplomaticamente i rappresentati di tre governi che si sono succeduti nel frattempo in Italia. Tre governi, che hanno partorito il ritorno dell'ambasciatore italiano in Egitto senza che alcun progresso sia stato compiuto nell'ambito della collaborazione giudiziaria per arrivare alla verità, che ha comportato normalizzazione, culminata con quello scempio politico che si è consumato a Palermo in questo fine autunno.
 
Ora, il tempo della diplomazia è finito. La magistratura, nel rispetto della propria indipendenza, ha deciso di dire basta a tutto ciò. Basta a chi non ha mai collaborato.Ultimo insulto è stata la questione dei video della metropolitana. Inutili per come consegnati. E nonostante l'inutilità ci hanno messo tre anni quasi per consegnarli all'Italia. L'atto, atteso da tempo, è arrivato. Atto importante, che in Egitto verrà vissuto come un terremoto e che sicuramente comporterà delle ritorsioni. Come sempre, alla loro maniera. Si formalizzano le prime iscrizioni nel registro degli indagati. Atto che riguarderà uomini degli apparati che sorreggono il potere egiziano. La montagna da scalare sarà enorme. Difficile. Tutti sono consapevoli del fatto che l'Egitto non condannerà mai se stesso, ma fallita la diplomazia, che oltre a spendere parole di rito, diventate fumose, non ha ottenuto un bel niente, adesso questa vicenda assumerà dei connotati sostanziali che inizieranno a far tremare quel muro di sabbia che in Egitto hanno costruito credendosi di essere intoccabili.
 
Marco Barone

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