Borse a picco anche oggi: dal -3,79% di Milano al -2,61% di Parigi, passando per il -3,36% di Francoforte, i mercati ritengono che dal vertice di venerdì non sia uscito nulla di sostanziale che protegga i Paesi periferici dalla speculazione e gli spread (BTP-Bund a 454) hanno ripreso ad allargarsi, aumentando le distanze tra le economie dell’area euro.
Proviamo ad immaginare l’eventuale break-up dell’euro, così da comprendere meglio perché tanti sforzi vengono comunque fatti anche se le pressioni nazionali sui singoli governi affinché prendano in esame di abortire il progetto euro stanno irresponsabilmente aumentando.
Tanto per cominciare potremmo suddividere i possibili sviluppi in tre scenari: Deflazione violenta, Inflazione pesante oppure deflazione seguita da inflazione.
Considerato che dalla rottura dell’euro i Paesi più indebitati, svalutando, andrebbero in default, trascinandosi dietro il loro sistema bancario, il quale, a effetto domino, causerebbe la caduta dell’intero sistema finanziario europeo, e di conseguenza di tutti i debiti pubblici europei, le uniche opzioni possibili di fronte ad una frattura dell’area euro sono:
Le ricadute sulla nostra quotidianità sarebbero enormi e prolungate, e quello che leggo sui giornali europei da qualche settimana mi spaventa: un lunedì si evocano “piani” franco-tedeschi di uscita dall’euro, poi il martedì in alternativa degli accordi fra i Paesi AAA (Germania, Finlandia, Olanda, Austria… Francia a volte sì a volte no) per una nuova eurozona più ristretta ed esclusiva, con eurobond solo tra Paesi di un certo tipo ecc. infine il mercoledì si dice che la Germania stia stampando Marchi in una tipografia di Zurigo.
Mi sembrano tutti possibili, ma molto remoti, piani “B”. Il Piano “A” è e rimane l’euro, da ripensare senz’altro perché così non funziona, ma assolutamente la scelta di tutti è quella della coesione.
L’EFSF è un figlio che nessuno vuole riconoscere, per paura di doverne pagare il prezzo. Gli eurobond presentano diversi problemi pratici per la loro implementazione, soprattutto il timore che il contribuente tedesco finisca per essere il garante dei comportamenti allegri dei governi PIIGS. Quanto alla soluzione di dare alla BCE maggiori poteri, come quello di stampare denaro per la copertura delle emissioni, spaventa molto la Germania a causa delle reminiscenze di ciò che precedette e di ciò che seguì l’attività di stampa facile di denaro in stile Weimar.
Se non si trovano delle forme di compromesso ma si continua con questo gioco al massacro finirà davvero che qualcuno sceglierà di seguire la Gran Bretagna, di fatto espulsa dalla UE o proporrà una legislazione che consenta di regolare l’uscita dall’euro (con mantenimento nella UE) di Paesi poco disciplinati per liberarsi dei PIIGS e riformare una eurozona con differenze interne meno evidenti (ma comunque esistenti).