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Bohemian Rhapsody: il film

Peccato non esserci stati a Wembley nel 1985 per il concerto moltitudinario di artisti e pubblico promosso da Bob Geldof, il Live-Aid di beneficenza per i poveri del mondo, la carestia etiope dell'83-85. Bohemian Rhapsody però ci ha fatto vedere il pubblico dal vivo, una marea umana nel prato, forse gli stadi italiani si uniformarono a questa moda dopo il 1985, da ricordare Vasco Rossi a San Siro dopo Italia '90. 

Sembrava di esserci nel film: l'attore che impersona Freddie Mercury dei Queen (Rami Malek), visto da dietro quando stà per entrare on stage, spalle da culturista su corpicino esile. Bob Geldof disse in una conferenza stampa che i Queen furono quel giorno la migliore band in assoluto, “i venti minuti che cambiarono la storia”.

Stà per entrare, per uscire sul palco più precisamente, Freddie, ed è geniale la sceneggiatura che pone questa scena per prima e poi la interrompe in un lungo flash-back per tutto il film, fà vedere e ripercorre il cammino che il ragazzo ha fatto fin lì: sembra facile ma chissà quanti ragazzi ci avran provato, essere quasi in rotta col papà che vorrebbe da lui un “pezzo di carta” o “un lavoro serio”, e il ragazzo se ne esce come sempre, và in un pub e trova la band in cui suonerà e perfino la ragazza che diventerà sua compagna e poi amica. Sembra facile, ma quanta fatica, quanta applicazione al piano e con la voce potente per coltivare quel talento. Quanti alti e bassi, stelle e stalle, spavaldo e fragile, le luci accecanti del successo e il freddo della solitudine che l'assale in tanti momenti, vestito da re per esibirsi, vitale, eccitato quando c'è un pubblico a cui mostrarsi ma spaesato e confuso quando resta solo, o con gente interessata accanto.

E' banale, ma vedendo attori e cantanti scomparsi vien da chiedersi se è “meglio vivere 45 anni da leone” (Freddie Mercury), o 39 anni da Bob Marley, o 28 da Jim Morrison, o 36 da Marylin Monroe, riempire le scene, lasciare tante opere geniali alla gente (Leopardi 39 anni ma di salute cagionevole) per tanti anni a venire, oppure meglio vivere 80 anni da impiegati di banca? Magari l'ultima categoria si amministrerà meglio, raggiungerà le pantofole, non si “butterà via” come molte creature geniali han fatto, libere ma deboli e indifese, incapaci di fronteggiare le cattiverie del mondo o avversità qualsiasi. O forse è meglio vivere tanto e proficuamente per il bene di tutti, Einstein, la Huck, Levi Montalcini, Manzoni, o Fleming per la penicillina. Mah, chissà!

E' augurabile guardarsi questo film tenendo la mano di qualcuna/o, per farsela scaldare ma soprattutto per reggersi davanti a forti scariche di adrenalina, come la vita intensa ma anche triste di Freddie Mercury. Le parole di Bohemian Rhapsody sembrano le ultime di Mercury quando rivela la sua malattia, tristissime e accorate, sia dato riportarle, vale la pena.

 

 

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