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Berlusconi vuole il Colle, di Milano e Napoli non gliene importa nulla

Alle elezioni del 15 e 16 maggio le forze politiche non si contendono solamente le poltrone da sindaco in alcune città italiane, ma qualcosa di più. Molto di più importante.

Alla fine di questa travagliata legislatura mancano due anni ed il parlamento che verrà eletto nel 2013 nominerà il prossimo Presidente della Repubblica che rimarrà in carica fino al 2020.

Le imminenti elezioni amministrative, qualora il centrodestra non riuscisse ad affermare i propri candidati in città simbolo come Milano e Napoli potrebbero destabilizzare la coalizzione di governo composta da Pdl e Lega, mettendo a rischio la vittoria alle elezioni politiche del 2013.

Per questo motivo Silvio Berlusconi che mira alla poltrona più alta tra le istituzioni italiane, quella del Capo dello Stato si è impegnato in prima persona nella corrente campagna elettorale, per riconfermare Letizia Moratti a Palazzo Marino e strappare la poltrona che fu di Bassolino alle sinistre.

Rumors di palazzo dicono che esiste un accordo tra Berlusconi e Bossi il quale prevede per i prossimi anni Giulio Tremonti alla presidenza del Consiglio, il Cavaliere al Quirinale e Umberto Bossi eletto senatore a vita.

Questo organigramma è l’unico che può mantenere un equilibrio di poteri, tra le forze in campo del centrodestra. Tremonti è l’anello di congiunzione tra Pdl e Lega, incarna l’unica sintesi possibile tra i due partiti. Berlusconi sfiancato da 17 anni di governo e di dura opposizione sogna un rifuggio sicuro in cui passare gli ultimi anni della sua carriera politica al riparo dalle incursioni delle Procure, dove potersi ritagliare un ruolo da statista. Bossi si accontenterebbe di ottenere una posizione defilata da cui manovrare le varie anime leghiste rimanendo il vero ispiratore delle politiche governative. 

Per questo motivo Silvio Berlusconi sta infiammando la campagna elettorale motivando le sue truppe e scaldando i cuori dei suoi supporter, facendo virare lo scontro politico sull’ennesima scelta di campo tra lui e le sinistre, utilizzando una strategia che fino ad adesso lo ha sempre premiato: quella del referendum sulla sua persona.

Se invece dovesse perdere gli spazi di manovra del Cavaliere si ridurrebbero drasticamente. Sarebbe la prima sconfitta politica provocata non dall’ennesima inchiesta giudiziaria di cui i giornali sono pieni (e che non hanno scalfito di molto la sua leadership); ma si tratterebbe della prima battaglia persa sul campo del consenso dopo le elezioni del 2008. Il colpo al carisma elettorale di Berlusconi potrebbe innescare delle reazioni a catena dagli esiti imprevedibili. Gli scenari più temuti sono: un allontanamento dell’alleato leghista ed un peggioramento della crisi del Pdl già fortemente provato dai molteplici dissidi interni.

Non stupiamoci quindi se il Cavaliere ogni giorno supera se stesso per la virulenza dei messaggi politici che lancia, è in gioco il suo futuro e la riuscita della sua prossima sfida. Se qualcosa dovesse andare storto rischia di passare i suoi ultimi anni non alla vetta del Quirinale, ma solo e sconfitto in una Milano governata dal comunista Pisapia, con i giudici della Procura meneghina sempre più alle calcagna.

Commenti all'articolo

  • Di Geri Steve (---.---.---.200) 14 maggio 2011 12:46

    Complimenti!

    Analisi lucidissima e rischio reale, anche perche’ e’ sottovalutato, anzi, il rischio e’ ignorato, sia a sinistra che a destra. La stampa e le televisioni non ne parlano mai: ci rassicurano ripetendoci che Napolitano e’ tanto apprezzato dagli italiani.

    Ma il presidente della repubblica e’ eletto dalla maggioranza parlamentare (camera e senato insieme) e, se andiamo alle prossime elezioni politiche con questa porcata di legge elettorale (cosa certa) e con l’opposizione divisa fra due o piu’ poli (cosa altamente probabile), il rischio che Berlusconi conquisti ancora la maggioranza e’ consistente.

    Senza contare che c’e’ sempre il rischio che i dati elettorali vengano falsificati, visto che i conteggi sono completamente nelle mani del ministero dell’interno, come ci ha ricordato Enrico Deaglio a proposito delle elezioni del 2006, nelle quali si e’ avuto un anomalo calo di schede bianche.

    Se pero’ Berlusconi diventasse presidente, non sono sicuro che come primo senatore a vita nominerebbe Bossi: vedo meglio Dell’Utri e Previti. La Minetti no, perche’ non ha l’eta’.

    Geri Steve

  • Di pv21 (---.---.---.87) 14 maggio 2011 18:43

    Fil rouge >

    Nel 1990 Berlusconi si avvaleva dell’amnistia (Dpr 75/90) dopo la condanna in Appello per aver giurato il falso sulla sua iscrizione alla loggia P2. In precedenza, quando la P2 era stata sciolta (L 17/82) in quanto “eversiva”, dichiarava che “essere stato piduista non è titolo di demerito”.
    Nel 1994, alla sua discesa in campo, confidava che “se non vado in politica mi mandano in galera e mi fanno fallire”.
    Nel 2001 ha steso un contratto con cui si impegnava a non ricandidarsi se non avesse, in 5 anni, tagliato le tasse, dimezzato la disoccupazione, realizzato 18 grandi opere, ecc.

    Nel 2011 Berlusconi dichiara di “non aver smarrito lo spirito del ’94”.
    Denuncia ed attacca il “cancro” comunista di quelle forze “eversive” che hanno contagiato giustizia, istituzioni, finanza e scuola.
    La storia insegna che la Febbre del Tribuno non conosce regole e limiti fino a …

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