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di Mario Salvo Pennisi venerdì 2 dicembre 2011 - 0 commento oknotizie
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L’arresto di Nicoli Cristiani (PDL) è la dimostrazione che il malaffare non esiste solo al sud

Fino a pochi anni fa, la Sicilia, uno dei luoghi turistici più belli al mondo, veniva apostrofata come “terra di mafia”, cioè come un regno dominato in tutto e per tutto dalla criminalità organizzata e dal malaffare, che ne assumevano il controllo del territorio soprattutto riguardo alla spartizione dei centri di potere.

Cosicché, i turisti venuti da altre località, ogni volta che mettevano piede in Sicilia, pur essendo attratti inevitabilmente dalle suggestive bellezze naturali di Palermo, Catania e Taormina (tanto per citare tre esempi di città dove il turismo l’ha fatta sempre da padrone), rimanevano comunque, con la mente piena di “pregiudizi”, perché pensavano che magari da un momento all’altro, mentre erano sdraiati sotto l’ombrellone di una spiaggia siciliana, poteva giungere all’improvviso il classico mafioso con “il berretto in testa e la lupara tra le mani”, pronto a sparare fuoco all’impazzata.

E pensare che ai giorni nostri, riflettendoci, dopo certi avvenimenti accaduti nel nord Italia, non sembra essere più così, il fenomeno mafioso e del malaffare regna incontrastato nei palazzi del potere dell’Italia settentrionale, come ad esempio, nella Lombardia delle grandi industrie, dei grossi centri di potere politico, delle famose sedi dove si realizzano immensi progetti e delle grandi realtà istituzionali e industriali.

Ultimamente, infatti, proprio in Lombardia, in relazione all’espandersi delle “cricche” che alimentano tangenti su tangenti, al proliferare della criminalità organizzata “emigrata” al nord Italia dal Meridione e al malaffare nel senso più generico del termine, ne stanno proprio accadendo di tutti i colori. Proprio in questi giorni, infatti, tutti i mezzi di comunicazione di massa stanno parlando dell’arresto del Vice Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, l’esponente del Popolo della Libertà Franco Nicoli Cristiani.

La direzione distrettuale antimafia di Brescia, difatti, grazie al lavoro compiuto dai Carabinieri, ha proceduto all’arresto di dieci persone (tra cui Nicoli Cristiani), con l’accusa di truffa, corruzione e riciclaggio illecito di rifiuti. Il corruttore in questione, sarebbe nientemeno che Pierluca Locatelli, un imprenditore bergamasco del settore rifiuti.

Si sarebbe indagato su due filoni: smaltimento illegale di rifiuti (scarti di acciaierie e di asfalto che sarebbero addirittura finiti nella pavimentazione dell’autostrada Brescia – Bergamo – Milano) e autorizzazione per una discarica di amianto per la quale sarebbe stata pagata una tangente di 100mila euro proprio all’esponente del PDL.

Gli ultimi fatti, accaduti proprio nella Regione Lombardia (dallo scandalo di tangenti dell’ex esponente del Partito Democratico Filippo Penati alla brutta vicenda di induzione e favoreggiamento della prostituzione che ha coinvolto il Consigliere Regionale lombardo del PDL Nicole Minetti), che sono saliti alla ribalta delle cronache nazionali, gettano dunque le basi per fare una breve riflessione: l’Italia del settentrione non è più quella “limpida bomboniera geografica” che si pensava fosse una volta, ai danni del Meridione che ne pagava spesso le conseguenze in ambito culturale e sociale, poiché veniva etichettato come quella parte dell’Italia intrisa di criminalità, di affarismo, di corruzione.

Evidentemente, dopo parecchi anni, grazie anche ai nuovi metodi investigativi, come l’uso delle intercettazioni telefoniche, la storia ha fornito una diversa chiave di lettura su questa questione. Il malaffare, il cosiddetto fenomeno mafioso in Italia c’è al sud. Ma ci può essere benissimo anche al nord. E lo dimostrano i fatti.

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