AgoraVox incontra Julian Assange. "Ecco cosa penso di Berlusconi, dell’Italia e dei giornali italiani"
Due ore a colloquio con Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, l’uomo del momento che proprio in queste ore si difende davanti ad un Tribunale britannico.
Due ore dense in cui abbiamo parlato d’Italia, di Berlusconi ("non mi piace ma agli italiani sì"); dell’Eni ("è corrotta") ma anche di due testate nazionali che si sarebbero rifiutate di pubblicare i cables e dei problema dell’informazione italiana ("i vostri giornali pubblicano solo se già è arrivata la magistratura").
E nella puntata di domani la risposta alle preoccupazioni di Frattini su Assange.
Oggi la prima puntata, domani la seconda parte.
“Ciao Julian sono Francesco, Francesco Piccinini”... “Francesco! Entra!”. Uno scambio di battute normale, quasi banale, ma se la persona che ti sta invitando ad entrare è Julian Assange, quello scambio assume contorni ben differenti.
Julian Assange, il fondatore diWikiLeaks, l’uomo che ha scosso, grazie alle sue rivelazioni, le burocrazie mondiali e che in questo momento deve difendersi davanti ad un Tribunale inglese che dovrà decidere se estradarlo o meno in Svezia, dov’è ricercato con l’accusa di stupro. Ci sarebbe da chiedersi perché venga processato presso la Belmarsh Magistrates' Court, la corte che è definita la Guantanamo inglese e che si occupa di terroristi, ma questa è un’altra storia...
Quando lo avviciniamo Julian è in macchina mentre il vento fuori batte forte. Così, mentre la sua assistente continua a ripetergli se ne sia proprio sicuro, ci fa segno d’entrare. E’ un attimo, lei chiude il finestrino, li vedo confabulare, mi dico: “ora ci ripensa”, invece lei scende con la faccia scettica mentre Julian sorride.
Nei passi che separano l’auto dalla porta della sua casa ad Ellingham Hall, ho l’unico momento di “debolezza”: porto una mano dietro la schiena e incrocio le dita.
Le due ore davanti al camino con Julian Assange sono iniziate così, inaspettate. Due ore in cui, spesso, devo fugare il pensiero di essere lì e concentrarmi su quello che devo fare. Fortunatamente c’è Giorgio Scura (amico e collega di Leggo, colui che mi ha convinto ad arrivare fin qui su). E’ Giorgio che, nei momenti in cui ci lasciamo andare a chiacchiere sull’Australia o ai ricordi di quanto fatto insieme in questi due ultimi anni, riprende il filo del discorso.
Con Julian abbiamo ripercorso i “rampanti” anni ’90 di internet nel sud del mondo, anni in cui ho avuto la fortuna di "incontrarlo" anche se, all'epoca, per me, lui era solo un nickname.
Il nostro viaggio era iniziato il giorno prima quest'intervista. Giorgio mi passa a prendere nella casa dove alloggiavo a Londra e in auto partiamo alla volta del Norfolk, costa britannica, Mare del Nord. Contea schiacciata tra le navi e la caccia. Contea di inglesi purosangue, tant’è che sul certificato di nascita dei bambini nati qui scrivono: NNP. Normal Norfolk Person. Mentre siamo in macchina continuo a chiamare sul cellulare del portavoce di WikiLeaks, Kristin Hrafnsson: “Francesco non so se ce la farete a vedervi, Julian è molto impegnato in questi giorni con la preparazione del processo. Vai, prova ad incontrarlo, se ha tempo ti riceverà”.
Abbiamo attraversato città immerse nel vento fino ad arrivare a Beccles dove abbiamo incontrato la polizia locale presso cui Assange trascorre i suoi arresti domiciliari, in attesa di essere processato (oggi, ndr). Appena entrati nel commissariato il poliziotto ci guarda e dice: “Giornalisti!” e continua “dalle 14 alle 17”... Come un refrain ripetuto mille volte.
di l’incarcerato(xxx.xxx.xxx.107)7 febbraio 2011 10:24
Complimenti a Francesco per questa intervista unica. E da qui spero che l’intero giornalismo italiano si nascondi sottoterra per la vergogna. A parte il non aver pubblicato i cables qui emerge un problema che da sempre, per chi mi conosce, urlo: il giornalismo di inchiesta qui in Italia funziona con il copia e in colla delle carte giudiziarie! Ma che inchieste sono, cosa? Le vere inchieste sono quelle che PRECEDONO la Magistratura! Spero che da domani i quotidiani apriranno una seria riflessione e se invece si limtano a riportare solo le frasi contro Berlusconi, allora vorrà dire che in Italia è per sempre tramontato il giornalismo! D’altronde parlo con cognizione di causa e Agoravox lo sa...
Mi piace Assange. Dipinge un mondo che sembra uscito da un immaginario fantascientifico, invece è la realtà che viviamo. Le fondazioni che si scambiano i rappresentanti e li fanno passare da un salotto all’altro, le banche che ci controllano come un Grande Fratello, l’Eni e si suoi affari, i milioni di persone che vengono lasciate morire di malaria perché la sperimentazione è rischiosa (morire di malaria non lo è?)... E’ l’ipocrisia occidentale ormai nuda, quella che si legge nelle parole di Assange. Diritti umani, diritti di cittadinanza, sembrano un refrain vuoto usato in un corso di catechismo tenuto da serial killer altamente qualificati... Bravo Piccinini
Francesco Cagliàri, 37 anni, imprenditore di Modena, ha anche lavorato a Roma con l’onorevole Carlo Giovanardi nel 1996, al civico 21 di via del Vicario, quinto piano, al Parlamento. «Una cosa giusta nella vita la voglio fare», dice Francesco.
Quale sarebbe?
«Aiutare Nadia Macrì a mandare a casa Berlusconi».
Ma a lei che gliene importa di Berlusconi?
«Io li conosco, mio padre pure conosce tutti questi del Pdl. E sono indegni di governare».
C’è il mondo arabo sottosopra.... Forse i giovani arabi hanno iniziato la loro rivoluzione francese, con tutti i fatti religiosi che ne conseguiranno....
Vedremo cosa ci dirà delle banche... Da lì capiremo veramente chi è Assange e cosa vuole dalla sua vita e dalle nostre vite...
di l’incarcerato(xxx.xxx.xxx.107)7 febbraio 2011 10:24
Complimenti a Francesco per questa intervista unica. E da qui spero che l’intero giornalismo italiano si nascondi sottoterra per la vergogna. A parte il non aver pubblicato i cables qui emerge un problema che da sempre, per chi mi conosce, urlo: il giornalismo di inchiesta qui in Italia funziona con il copia e in colla delle carte giudiziarie! Ma che inchieste sono, cosa? Le vere inchieste sono quelle che PRECEDONO la Magistratura! Spero che da domani i quotidiani apriranno una seria riflessione e se invece si limtano a riportare solo le frasi contro Berlusconi, allora vorrà dire che in Italia è per sempre tramontato il giornalismo! D’altronde parlo con cognizione di causa e Agoravox lo sa...
Con questo bel colpo di Francesco si dà uno scossone al mondo dei media italiani oltre che al resto! E’ evidente che il filtro a monte delle notizie che ci vengono date in pasto dalle principali testate d’informazione, spesso taglia quanto non dovuto! Ma questo credo fosse noto! Adesso aspettiamo con ansia la seconda parte dell’intervista.
di l’incarcerato(xxx.xxx.xxx.107)7 febbraio 2011 13:15
Scusatemi se insisto, qui non SI parla di filtri o meno. Si parla di
come il giornalismo d’inchiesta in realtà non esiste qui in Italia.
Troppo comodo fare i copia e incolla delle carte giudiziarie. Il punto
cruciale è proprio questo. Lo sai cosa ti rispondo i giornalisti quando
cerchi novità che meritano approfondimento? Attendono novità dalla
Magistratura! Ma per favore! Ecco uno dei motivi per cui non hanno
pubblicato i cables! Ma fosse solo quello. Bisognerebbe ritornare a fare le vere inchieste. E se non lo fanno loro che sono di professione. Allora facciamolo noi! Ma ci vorrebbe più collaborazione anche dal basso sennò è tutto inutile.
Mi piace Assange. Dipinge un mondo che sembra uscito da un immaginario fantascientifico, invece è la realtà che viviamo. Le fondazioni che si scambiano i rappresentanti e li fanno passare da un salotto all’altro, le banche che ci controllano come un Grande Fratello, l’Eni e si suoi affari, i milioni di persone che vengono lasciate morire di malaria perché la sperimentazione è rischiosa (morire di malaria non lo è?)... E’ l’ipocrisia occidentale ormai nuda, quella che si legge nelle parole di Assange. Diritti umani, diritti di cittadinanza, sembrano un refrain vuoto usato in un corso di catechismo tenuto da serial killer altamente qualificati... Bravo Piccinini
Dal lancio del partito in “difesa della vita” (12 febbraio 2008) all’odierna apologia di una “vita in mutande”. Questa è la vita da difendere.
Una vita con le “brache in mano” come gli ospiti dei festini di Arcore. Una vita in “brache di tela” come i milioni di giovani nulla-facenti. Una vita con le “brache alle ginocchia” come i destinatari di certe esibizioni “medianiche” da Dossier Arroganza…