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di Francesco Piccinini (sito) lunedì 7 febbraio 2011 - 14 commenti oknotizie
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AgoraVox incontra Julian Assange. "Ecco cosa penso di Berlusconi, dell’Italia e dei giornali italiani"

Due ore a colloquio con Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, l’uomo del momento che proprio in queste ore si difende davanti ad un Tribunale britannico.


Due ore dense in cui abbiamo parlato d’Italia, di Berlusconi ("non mi piace ma agli italiani sì"); dell’Eni ("è corrotta") ma anche di due testate nazionali che si sarebbero rifiutate di pubblicare i cables e dei problema dell’informazione italiana ("i vostri giornali pubblicano solo se già è arrivata la magistratura"). 

E nella puntata di domani la risposta alle preoccupazioni di Frattini su Assange.

Oggi la prima puntata, domani la seconda parte. 

“Ciao Julian sono Francesco, Francesco Piccinini”... “Francesco! Entra!”. Uno scambio di battute normale, quasi banale, ma se la persona che ti sta invitando ad entrare è Julian Assange, quello scambio assume contorni ben differenti.

Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, l’uomo che ha scosso, grazie alle sue rivelazioni, le burocrazie mondiali e che in questo momento deve difendersi davanti ad un Tribunale inglese che dovrà decidere se estradarlo o meno in Svezia, dov’è ricercato con l’accusa di stupro. Ci sarebbe da chiedersi perché venga processato presso la Belmarsh Magistrates' Court, la corte che è definita la Guantanamo inglese e che si occupa di terroristi, ma questa è un’altra storia...
 
Quando lo avviciniamo Julian è in macchina mentre il vento fuori batte forte. Così, mentre la sua assistente continua a ripetergli se ne sia proprio sicuro, ci fa segno d’entrare. E’ un attimo, lei chiude il finestrino, li vedo confabulare, mi dico: “ora ci ripensa”, invece lei scende con la faccia scettica mentre Julian sorride.
 
Ellingham HallNei passi che separano l’auto dalla porta della sua casa ad Ellingham Hall, ho l’unico momento di “debolezza”: porto una mano dietro la schiena e incrocio le dita. 
 
Le due ore davanti al camino con Julian Assange sono iniziate così, inaspettate. Due ore in cui, spesso, devo fugare il pensiero di essere lì e concentrarmi su quello che devo fare. Fortunatamente c’è Giorgio Scura (amico e collega di Leggo, colui che mi ha convinto ad arrivare fin qui su). E’ Giorgio che, nei momenti in cui ci lasciamo andare a chiacchiere sull’Australia o ai ricordi di quanto fatto insieme in questi due ultimi anni, riprende il filo del discorso.
 
Con Julian abbiamo ripercorso i “rampanti” anni ’90 di internet nel sud del mondo, anni in cui ho avuto la fortuna di "incontrarlo" anche se, all'epoca, per me, lui era solo un nickname.
 
Il nostro viaggio era iniziato il giorno prima quest'intervista. Giorgio mi passa a prendere nella casa dove alloggiavo a Londra e in auto partiamo alla volta del Norfolk, costa britannica, Mare del Nord. Contea schiacciata tra le navi e la caccia. Contea di inglesi purosangue, tant’è che sul certificato di nascita dei bambini nati qui scrivono: NNP. Normal Norfolk Person. Mentre siamo in macchina continuo a chiamare sul cellulare del portavoce di WikiLeaks, Kristin Hrafnsson: “Francesco non so se ce la farete a vedervi, Julian è molto impegnato in questi giorni con la preparazione del processo. Vai, prova ad incontrarlo, se ha tempo ti riceverà”.
 
Abbiamo attraversato città immerse nel vento fino ad arrivare a Beccles dove abbiamo incontrato la polizia locale presso cui Assange trascorre i suoi arresti domiciliari, in attesa di essere processato (oggi, ndr). Appena entrati nel commissariato il poliziotto ci guarda e dice: “Giornalisti!” e continua “dalle 14 alle 17”... Come un refrain ripetuto mille volte.

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di Francesco Piccinini (sito) lunedì 7 febbraio 2011 - 14 commenti oknotizie
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I commenti più votati

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    di l’incarcerato (xxx.xxx.xxx.107) 7 febbraio 2011 10:24
    l'incarcerato

    Complimenti a Francesco per questa intervista unica. E da qui spero che l’intero giornalismo italiano si nascondi sottoterra per la vergogna. A parte il non aver pubblicato i cables qui emerge un problema che da sempre, per chi mi conosce, urlo: il giornalismo di inchiesta qui in Italia funziona con il copia e in colla delle carte giudiziarie! Ma che inchieste sono, cosa? Le vere inchieste sono quelle che PRECEDONO la Magistratura! Spero che da domani i quotidiani apriranno una seria riflessione e se invece si limtano a riportare solo le frasi contro Berlusconi, allora vorrà dire che in Italia è per sempre tramontato il giornalismo! D’altronde parlo con cognizione di causa e Agoravox lo sa...

  • 6 votes
    di francesca viscone (xxx.xxx.xxx.228) 7 febbraio 2011 14:37
    francesca viscone

    Mi piace Assange. Dipinge un mondo che sembra uscito da un immaginario fantascientifico, invece è la realtà che viviamo. Le fondazioni che si scambiano i rappresentanti e li fanno passare da un salotto all’altro, le banche che ci controllano come un Grande Fratello, l’Eni e si suoi affari, i milioni di persone che vengono lasciate morire di malaria perché la sperimentazione è rischiosa (morire di malaria non lo è?)... E’ l’ipocrisia occidentale ormai nuda, quella che si legge nelle parole di Assange. Diritti umani, diritti di cittadinanza, sembrano un refrain vuoto usato in un corso di catechismo tenuto da serial killer altamente qualificati... Bravo Piccinini

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