• lunedì 13 febbraio 2012
  • Agoravox France Agoravox Italia Agoravox TV Naturavox
  • Fai di AgoraVox la tua homepage
  • Contatti
AgoraVox Italia
NOVITÀ
Agoravox TV
  Home page > Attualità > Economia > Abunai-ki: La verità inedita su Parmatour (prima puntata)
di Enrico Miglino (sito) lunedì 8 dicembre 2008 - 3 commenti oknotizie
20%
Articolo interessante?
 
80%
(15 Voti) Votate quest'articolo
  • Fare una donazione
  • Stampa
  • Lasciare un commento
  • Marquer et partager

Abunai-ki: La verità inedita su Parmatour (prima puntata)

Creatività e confusione. Anzi, confusione e creatività. In una confusione finanziaria che per anni ha assunto nomi diversi, da connivenza a clientelismo, da fiducia mal riposta a fumo negli occhi, da politica ad amici potenti, un’inchiesta “impubblicabile” che descrive in scala ridotta come la “finanza creativa” abbia potuto solo qualche anno fa, quasi avvisaglia di un peggio a cui oggi stiamo assistendo, generare una crisi che ha travolto migliaia di risparmiatori con meccanismi del tutto analoghi a quelli che oggi si stanno manifestando su scala mondiale.
I documenti a corredo di questa inchiesta sono inediti perchè non sono mai stati trovati; quando gli inquirenti sono riusciti a mettere le mani sui computer di H.C.M. - la società maldiviana collegata a Parmatour - i computer risultarono guasti, non funzionanti o vuoti.
 
Un paio di pagine con un riassunto dei fatti è stato pubblicato nel 2004 dalla rivista Diario; ci si aspettava che la magistratura, che allora stava ancora indagando sul caso Parmalat, avrebbe richiesto i documenti, cercato di capire, ma non è successo nulla. Il quadro è sconcertante, soprattutto perchè rappresenta un modello: il meccanismo in cui attraverso un’infinità di isolette occultate nei paradisi fiscali di mezzo mondo, il denaro di casa Tanzi poteva fuoriuscire dalle casse di HCM per finire in paradisi di sogno, assolutamente insospettabili.
 
Il terremoto Parmalat

Il terremoto Parmalat ha inizio il 6 novembre 2003, quando la CONSOB chiede alla Parmalat come intende rimborsare le obbligazioni in scadenza. Segue la tranquillizzante risposta dei vertici del gruppo: "saranno rimborsati utilizzando la liquidità". Dopo pochi giorni la società di revisione e consulenza Deloitte & Touche esprime dubbi sull’investimento nel fondo "Epicurum": si tratta di un fondo nel quale Parmalat aveva investito un ammontare di denaro (o di attività finanziarie) molto consistente. Su tale investimento la Deloitte & Touche aveva avanzato dei dubbi, rivelatisi poi fondati, quando si è scoperto che quella quota investita non era così liquida (cioè convertibile facilmente in denaro) come Parmalat sosteneva.
Il gruppo annuncia la vendita della quota Epicurum, che però non viene liquidata come previsto. Risultato: l’8 dicembre 2003 scade una tranche di obbligazioni da 150 milioni di euro, che non viene pagata; inizia così il calvario. Alcuni mesi dopo, l’ex direttore finanziario Tonna avrebbe dichiarato che le attività del fondo Epicurum erano state inventate di sana pianta, così come quelle di un’altra scatola vuota, la Bonlat.
 
Inizialmente, si pensava che il collasso del gruppo fosse dovuto ad un uso spregiudicato della cosiddetta finanza creativa (artifizi contabili, trasferimenti di denaro a società domiciliate in paradisi fiscali ecc.) in un gruppo sostanzialmente sano dal punto di vista industriale. Dopo varie settimane di indagini, si è scoperto che tutte le società del gruppo Parmalat redigevano bilanci falsi. Certo è che l’unica attività del gruppo realmente produttiva era proprio la vendita dei prodotti del latte.
Erano ben 15 anni che Parmalat falsificava i bilanci, e l’esperienza insegna che dietro allo scandalo potrebbero esserci errori imprenditoriali lasciati poi incancrenire. Il sospetto è che la gestione finanziaria creativa della Parmalat potrebbe essere stata pensata per occultare buchi di bilancio accumulatisi negli anni a causa di speculazioni andate a male e per nascondere perdite derivanti da acquisizioni sbagliate. Molti degli spostamenti di liquidità tra le varie società del gruppo, grazie all’utilizzo di artifizi contabili e paradisi fiscali, potrebbero essere serviti a coprire proprio tali buchi.

pagina successiva >>

di Enrico Miglino (sito) lunedì 8 dicembre 2008 - 3 commenti oknotizie
20%
Articolo interessante?
 
80%
(15 Voti) Votate quest'articolo
  • Fare una donazione
  • Stampa
  • Lasciare un commento
  • Marquer et partager

Commenti all'articolo

Lasciare un commento


(Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Attenzione : questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell’articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista… Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l’articolo nello spazio I commenti migliori

Un codice colorato permette di riconoscere :

  • I nuovi iscritti
  • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
  • L’autore dell’aritcolo

Se notate un bug non esitate a contattarci.

Pubblicità

Pubblicità

Sondaggio

Siete d’accordo con l’iniziativa #occupyscampia?


Voter

Palmares

Pubblicità

  • Groupe Agoravox sur Facebook
  • Agoravox sur Twitter
  • Agoravox sur Twitter
  • Agoravox Mobile

AgoraVox utilizza software libero: SPIP, Apache, Debian, PHP, Mysql, FckEditor.


Sito ottimizzato per Firefox.