Pino Maniaci: la trattativa Mafia - Stato continua
Arresti di boss, nuovi omicidi, trattativa Mafia - Stato e stragi. Su questo e altro abbiamo cercato di chiarirci le idee con quello che è uno dei giornalisti italiani più detestato dai mafiosi e non solo.
Pino Maniaci ha rilevato l’emittente Telejato nel 1999. Fondata nel 1989 da Alberto Lo Iacono, Telejato ha sede a Partinico e si è caratterizzata negli anni per la sue aperte denunce nei confronti di Cosa Nostra, in un territorio storicamente impregnato dalla presenza mafiosa, territorio che comprende paesi come Alcamo, Castellamare del Golfo, San Giuseppe Jato, Cinisi, Corleone e Montelepre, il bacino di comuni compresi tra Palermo e Trapani.
A Telejato si trattano temi come la cattiva amministrazione pubblica, l’ambiente, l’economia, la politica e le speculazioni.
Pino Maniaci è stato oggetto di querela infinite volte, ha subito minacce, è stata incendiata un’auto dell’emittente ed è stato vittima di un feroce pestaggio da parte di esponenti di famiglie coinvolte in inchieste di mafia. Oltre a doversi scontrare quotidianamente con la criminalità organizzata ha dovuto subire due processi per esercizio abusivo della professione giornalistica da cui è stato assolto. Già, Pino Maniaci non ha mai fatto richiesta di iscrizione nell’albo dei giornalisti.
Ma Giacomo Barbarino, giudice del tribunale di Partinico, ha assolto "Maniaci Giuseppe dal reato di esercizio abusivo della professione giornalistica perché il fatto non sussiste". E dalle motivazioni della sentenza si evince che Pino Maniaci sta "in prima linea nel diffondere la cultura della legalità e dello Stato, in una regione come la Sicilia densamente mafiosa ed impregnata di sotto cultura mafiosa". E così Maniaci è stato scagionato grazie a una sentenza del 23 marzo 1968 della Corte Costituzionale "che chiariva che l’appartenenza all’Ordine dei giornalisti non è condizione necessaria per svolgere l’attività giornalistica".
Dati gli arresti in questi mesi di importanti boss latitanti, data l’uscita di nuovi pezzi di verbali degli interrogatori di Massimo Ciancimino, dato il nuovo omicidio nel corleonese, lo abbiamo intervistato per darci delle delucidazioni sullo stato di salute della mafia in questo periodo.
In questi mesi abbiamo visto arresti di importanti latitanti come Vitale, Raccuglia, Nicchi. Come sta la Mafia oggi?
Intanto abbiamo ancora un latitante d’eccezione che si chiama Matteo Messina Denaro, l’ultimo rimasto, che però è come Highlander, è l’ultimo esponente di spicco rimasto, è del trapanese e naturalmente è oggetto della caccia delle forze dell’ordine. Ma non è che con l’arresto di Nicchi, Raccuglia ed altri possiamo dire che la mafia è debellata, perché hanno una capacità di ripresa e di riproduzione che è terrificante, per cui la mafia continua ad esserci anche se è decapitata ai vertici, con difficoltà ovviamente di potersi riorganizzare, ma la loro presenza è sempre viva. C’è già stata l’uccisione di un corleonese due giorni fa, un imprenditore a cui addirittura hanno sparato al volto.
Bella intervista ad un personaggio che sa sporcarsi le mani con la polvere della sua terra! Queste parole dette da Pino Maniaci lasciano trapelare un filo di speranza verso il ritrovamento del bandolo nell’intricatissimo gomitolo di eventi collegati alle stragi ’92/’93.