Il lavoro rende liberi, sosteneva Hegel. E lo sosteneva a fronte del semplicissimo e condivisibile fatto che un uomo che lavora impara una abilità sconosciuta al "padrone", che si limita a sfruttare il prodotto finito.
La nostra società è fondata sul lavoro, ed è molto semplice scrivere il perchè uno stato deve essere in prima linea a fronteggiare una crisi, che sia su scala globale o particolare: lo stato stesso è fatto di persone, regge la propria economia sulla capacità di acquisto del singolo lavoratore, non sui megaprofitti dei titolari e titolati.
Succede, invece, tutto il contrario.
Succede che giorno dopo giorno chiudono il bandone artigiani, piccole imprese, ditte familiari, tutte storie e strade senza sfondo.
Succede che iniziano a dichiarare la crisi grandi gruppi, approfittando del piano statale per riempire le casse e diminuire il personale. Succede in altri casi che una ditta a cui non manca il lavoro, e che proprio non ne vuole sapere di dichiarare la crisi, faccia finta di difendere le proprie strutture con le unghie, scordandosi di pagare i dipendenti.
I lavoratori di Answers Pistoia, come i colleghi dei call center affiliati al gruppo Omega, da numerosi mesi ricevono lo stipendio con fortissimi ritardi, immotivati, secondo un modus operandi che ha dell’insolito, che ha il sapore della mancanza di pianificazione.
L’azienda sembra agire senza criterio, o comunque con un piano non bene precisato, lasciando in preda allo sconforto i propri dipendenti, cacciandoli nel tunnel della mancanza di speranza e di futuro.
Pistoia, 27 ottobre 2009 - Seduta in sala Maggiore, Giovanna Prinzivalli si guarda i piedi e sbotta: "Guardate! Ho le scarpe bucate e mi mancano i soldi per comprarne di nuove... Anche dieci euro ci sembrano tante, oramai. Ma come si fa ad andare avanti così?". La rabbia dell’Answers riesplode con l’invasione pacifica del Palazzo comunale. Dove c’è chi racconta che per sopravvivere è stata costretta a vendere anelli e catenine d’oro, e chi spiega in lacrime che tutta la sua famiglia rischia di finire in mezzo a una strada. (fonte La Nazione)
Le proteste si sono susseguite fino ad oggi, entrando nel vivo di numerosi cortei ed incontri, con le autorità della provincia, della regione e ministeriali (con le quali la dirigenza della società, però, non si è presentata), e proprio da oggi, a seguito del silenzio in risposta alle pressanti domande dei lavoratori alla dirigenza, è incominciata la simbolica occupazione della sede di Pistoia.
A chi si chiede a cosa possa servire l’occupazione di uno stabile, ho poche risposte da dare. Rispondo che l’Italia è basata, sì, sul lavoro, ma su di un tipo di economia capitalista, che prevede la libera impresa, e che quindi, qualsiasi autorità può fare finta di avere le mani legate davanti alla tragedia di migliaia di persone senza lavoro.