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di Grazia Gaspari (sito) sabato 24 aprile 2010 - 7 commenti oknotizie
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25 aprile. La storia inedita di Don Morosini, il martire di Roma Città Aperta

Ecco un nuovo 25 aprile. Una nuova commemorazione, una nuova giornata della memoria. Ne sono passate tante, ognuna diversa, ognuna col suo messaggio, con i suoi nuovi o vecchi protagonisti della politica, della storia del nostro Paese.

Ha un sapore particolare questo 25 aprile 2010. Scrive Filippo Rossi su "FareFuturo", il magazine on line legato al presidente della camera Gianfranco Fini: "No, oltre alle discussioni ? importantissime, intendiamoci ? su strategia e tattica, su democrazia interna, sullo strapotere della Lega, su coordinatori, vice coordinatori, poltrone e strapuntini, sui numeri della politica, insomma, c’è dell’altro, c’è molto altro. C’è qualcosa, forse d’impalpabile, che, però, alla fine dei conti fa davvero la differenza, qualcosa che può spiegare quello che sta succedendo meglio di retroscena legati indissolubilmente alla cronaca di queste ore".

25 aprile. La storia inedita di Don Morosini, il martire di Roma Città Aperta

 
Questo qualcosa ha a che vedere con parole magari un po’ in disuso, magari un po’ fuori moda che, però, hanno – ne siamo convinti – ancora un senso per la maggioranza assoluta degli italiani. Le buttiamo là alla rinfusa proprio per la loro importantissima impalpabilità.

Parole come decoro, come serietà, come integrità, come legalità. Parole come sobrietà. Come stile. E come moderazione. Parole come dialogo e come pacatezza. Parole come altruismo e condivisione. Parole come libertà. E come dignità. E come responsabilità.

Parole come partecipazione. E come cultura. Parole, anche, come patria. Parole come Italia. E come rispetto. E parole come democrazia. Come umanità. Come bellezza. Come doveri. E come diritti. Come onestà. E come laicità. E come accoglienza. Come comunità. Come integrazione.

Parole come futuro. Come fatica. Come lavoro. Come amore. Come speranza e come prospettiva. Parole come utilità. E come felicità. Sono tante e altrettante potrebbero essere”.

Può sembrare paradossale che queste parole vengano da un movimento che un tempo si riconosceva, si trovava almeno in parte (ci riferiamo alla Svolta di Fiuggi del 1995), dalla sponda opposta di chi festeggiava il 25 aprile. Ma se ciò accade è un segno dei tempi e va preso in grande, grandissima considerazione. Vuol dire che la Società cambia e che il Futuro è di chi lo vuole costruire facendo criticamente tesoro della storia, ma al tempo stesso guardando a ciò che fa storia.
 

Per questo vorrei ricordare, anche se brevemente, una figura della quale poco si sa e che invece ha fatto e fa parte della Storia del nostro Paese, contribuendo con il suo sangue alla Libertà di Roma e dell’Italia dal Nazifascismo, fucilato a Forte Bravetta, a Roma, in quel lontano 3 aprile 1944. Ce ne resta addirittura una importante traccia cinematografica, ma privata di una contestualizzazione: “Roma Città Aperta”, un film del 1945 diretto da Roberto Rossellini, con la partecipazione di Anna Magnani ed Aldo Fabrizi, straordinario nell’interpretazione del Martire.

Parlo proprio di Lui, Don Giuseppe Morosini, Ciociaro, di Ferentino, Missionario della Congregazione di S.Vincenzo, e Cappellano militare, insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Già nominato, per la sua innata propensione nei confronti degli altri, Assistente Ecclesiastico presso l’Istituto Marcantonio Colonna di Roma.

A 24 anni, subito dopo la sua Ordinazione, entra nella “Fortes in Fide”, una associazione cattolica che, fondandosi su un nerbo sociale storico molto importante, celava la sua operatività concreta ed il suo interventismo con il soccorso e la formazione culturale liberale e religiosa in favore delle fasce sociali più disagiate. E certamente fu proprio questo aver voltato le spalle al suo passato che ne sancì definitivamente la sua sentenza a morte.

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di Grazia Gaspari (sito) sabato 24 aprile 2010 - 7 commenti oknotizie
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