Buongiorno a tutti:
Risposta
a Sergio Bagnoli ed alla comunità romena in Italia.
Pronunciarsi
in maniera decisa contro qualsiasi cosa o situazione senza averne
approfondita la conoscenza costituisce errore. E’ ancora più grave
quando un’opinione viene divulgata pubblicamente cercando di
fuorviare la visione altrui sull’operato di persone che da anni si
dedicano agli altri per scelta di vita.
“Find
the cure” è un gruppo di individui di diversa estrazione, priva di
preconcetti di ordine politico e religioso, basti pensare che non
conosciamo reciprocamente la simpatia politica dell’uno o
dell’altro, ammesso che ve ne sia una. Dal 2006 il presidente
fondatore di FTC, Daniele Sciuto, si muove per il mondo condividendo
la propria vita con le persone che incontra. Lui è un medico e cura
chiunque senza chiedersi chi sia il buono o il cattivo.
Si
immagini ora che quest’uomo, per riconoscenza dell’accoglienza
ricevuta, contatti uno come me e gli chieda di fare un libro, per
dire benvenuti a tutte quelle etnie che lo hanno accolto e fatto
sentire a casa quando era uno straniero nel mondo. Da questa volontà
nasce “Mamma vado a vivere in Italia”. Un progetto di 12 mesi di
duro lavoro, con la partecipazione di persone che vedono
nell’immigrazione una grande risorsa, un’energia nuova. Italiani
che vedono un’Italia aperta sul mondo, che ha nell’accoglienza la
possibilità
di sublimare il proprio territorio.
Dunque
le affermazioni di un certo Sergio Bagnoli ci amareggiano: descrive
il nostro libro come pregiudizievole nei confronti di Romeni e
Marocchini, solo per aver saputo che gli intervistati erano, la prima
una prostituta, ed il secondo un carcerato. Se lo stesso signore
avesse letto i due racconti, avrebbe capito che sono uno, una storia
di grande coraggio di una ragazza che si libera di una vita che le è
stata imposta con la violenza, e che l’altro parla di un uomo
vittima di una “mala giustizia”, inoltre avrebbe notato che,
riguardo la provenienza dal Marocco, vi sono due storie e l’altra
parla di un’ottima infermiera professionale. La scelta degli
immigrati è stata volutamente casuale; abbiamo creduto che la
casualità avrebbe portato una testimonianza oggettiva del fenomeno,
priva di interpretazioni nostre. E credo che così sia stato. Non
volevamo scrivere un’ode all’immigrato. La sorte ci ha portato
davanti, anzi sbattuto in faccia, una ragazza di strada di origine
romena. Lo stesso caso ci ha privato all’ultimo della sua
dichiarazione poiché sparita all’improvviso. Proprio questo ci ha
fatto decidere di scrivere quel racconto. Forse anche una
provocazione diretta a chi passando ogni sera sulle nostre strade
dimentica che quelle ragazze sono sorelle, madri, figlie. Ci siamo
resi conto che quando si parla di prostitute il significante supera
di gran lunga il significato, condannando loro alla schiavitù con la
complicità dell’indifferenza. Dunque perché non scrivere di chi
non è mai rappresentato e nemmeno ascoltato? Perché non riportare
alla dimensione di vera donna chi per condanna non esiste più
socialmente? Ho personalmente scritto quel racconto con grande senso
di responsabilità, ed ho scritto di una vera donna piena di speranza
e generosità che fugge via augurandosi che a nessuno tocchi la
stessa vita.
Quindi
orgogliosamente raccontiamo di quelle ragazze che sono state
dimenticate sia dall’Italia che dalla Romania, altrimenti non
sarebbero in quella condizione. Per concludere, ritengo che sia fatta
loro grande offesa da chi non vuole che se ne parli, umiliate ancora
di più da chi le disprezza poiché un fenomeno che riguarda anche la
propria nazione, ancora una volta sfruttate persino da un tale che
non sa leggere ma vuole scrivere.
Il
problema delle donne di strada riguarda molto l’immigrazione Romena
in Italia e non vogliamo tacere l’argomento, ma nessuno di noi ha
voluto rappresentare la Romania con la prostituzione, esattamente
come non vogliamo rappresentare la Somalia con un’infermiera od il
Senegal con un benzinaio… Chi offende la Romania è chi cerca di
fomentare l’odio xenofobo con dichiarazioni completamente lontane
dalla realtà del nostro libro.
6/10/2011
Alberto
Barbero
Gentili
Direttore, Vicedirettore e Caporedattore,
sono
il dott. Daniele Sciuto, medico fondatore del progetto umanitario
Find
The Cure,
associazione no profit nata nel 2006, con progetti in campo
sanitario, istruzione e alimentazione in India, Africa ed Haiti.
L’associazione oltre a seguire progetti in campo internazionale,
porta avanti sul territorio italiano diverse iniziative, compresa la
tutela e sensibilizzazione dell’immigrazione e interculturalità,
una tra queste la campagna nazionale “Io curo non denuncio”
contro l’emendamento volto a sopprimere il comma 5 dell’art. 35
del Testo Unico sull’Immigrazione che sancisce il principio di non
segnalazione alle autorità dello straniero che accede alle strutture
sanitarie, messo in pericolo tre anni fa. Sono l’autore insieme
allo scrittore Alberto Barbero del libro “Mamma vado a vivere in
Italia” oggetto di forte critica da parte del vostro giornale con
articolo pubblicato in data 4 ottobre dal vostro giornalista Sergio
Bagnoli. Ritengo tale articolo molto superficiale ed inesatto nei
contenuti, e soprattutto nelle ultime righe, distante dal diritto di
critica e più vicino alla diffamazione. Più di tutto, mi amareggia
constatare che tale articolo distorca il messaggio negli occhi della
opinione pubblica, di un lavoro fatto con grande animo verso tutta la
comunità migrante, a noi molto cara, rendendolo invece uno strumento
dai toni politici e atto ad aizzare ingiustamente gli animi della
comunità rumena. A tal proposito abbiamo preparato una risposta ai
contenuti espressi nel vostro articolo che chiarifichi i nostri
intenti e le nostre motivazioni. Fatene l’uso che ritenete
migliore, sicuramente ne apprezzeremo la pubblicazione da parte della
vostra rivista per correttezza verso il vostro pubblico e la nostra
associazione. Mi preme segnalarvi che un danno di immagine a Find the
Cure non incide su di noi che siamo tutti interamente volontari, ma
bensì verso quei popoli bisognosi che Find The Cure sostiene tutto
l’anno. Se interessati, saremo lieti di inviarvi copia del libro in
questione in modo che possiate constatare il messaggio che questo
testo porta con sè.
Cordiali
saluti
Dott.
Daniele Sciuto