“Prometto, mi obbligo e giuro che manterrò
inviolabilmente il segreto su ogni e qualsiasi notizia, di cui io sia messo al
corrente nell’esercizio del mio incarico, escluse solo quelle legittimamente
pubblicate al termine e durante il procedimento”[1].
È una delle
clausole del Crimen, sebbene alla
prima lettura sembrerebbe un giuramento inquietante dell’iniziazione mafiosa. Il
Vaticano crede di essere ancora nel Medioevo, quando erano soltanto i suoi
esponenti a studiare legge. Oggi esiste una tale preparazione legale fra gli
avvocati del mondo occidentale che non si può più essere disposti a cedere nulla
di fronte a giri di parole e a sofismi di tale casta ekklesiastica. Sentite
come si giustificava nel 2007,
in maniera imbarazzata ed imbarazzante per chiunque
abbia i neuroni a posto, il cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza
Episcopale Italiana (CEI):
“Le Norme di
cui stiamo parlando si trovano all’interno di un ordinamento giuridico proprio,
che ha un’autonomia garantita, e non solo nei Paesi concordatari. Non escludo
che in particolari casi ci possa essere una forma di collaborazione, qualche
scambio di informazioni, tra autorità ecclesiastiche e magistratura. Ma, a mio parere, non ha fondamento la
pretesa che un vescovo, ad esempio, sia obbligato a rivolgersi alla magistratura
civile per denunciare il sacerdote che gli ha confidato di aver commesso il
delitto di pedofilia. Naturalmente la società civile ha l’obbligo di
difendere i propri cittadini. Ma deve rispettare anche il ‘segreto
professionale’ dei sacerdoti, come si rispetta il segreto professionale di ogni
categoria, rispetto che non può essere ridotto al sigillo confessionale, che è
inviolabile”[2].
A
parte che la quasi totalità delle migliaia di casi di pedofilia clericale è
venuta alla luce, grazie a denunce da parte di civili cittadini, liberi da
pastoie fideistiche settarie o grazie agli stessi abusati (come vedremo più
avanti) e non nell’ambito del segreto confessionale, ma con quale rigore
religioso si possono sostenere discorsi del genere, che sarebbero più opportuni
in bocca a dirigenti delle multinazionali del terrore e non ad uno che si
professa seguace di Cristo e che in quanto tale dovrebbe difendere i bambini e
non offenderli ancora una volta in nome della propria incolumità professionale! Nella
prossima dichiarazione dei redditi, ricordatevi a chi dare l’Ottopermille, se
ai violentatori o alle vittime! Oltre nove miliardi di euro intasca il
Vaticano dai cittadini italiani, affinché i monsignori che abitano in una città
di mezzo chilometro quadrato paghino, tra l’altro, gli avvocati per difendersi
nei dibattimenti contro le accuse di pedofilia. Ah, dimenticavo: nel frattempo
che si risolva questa millenaria questione, tenete lontani i vostri bambini
dalle chiese, dagli oratori e dai preti, finché l’ultimo dei loro delinquenti
non marcisca nelle carceri di massima sicurezza!
[1]
«Spondeo, voveo ac iuro, inviolabile secretum me servaturum in omnibus et
singulis quae mihi in praefato munere exercendo occurrerint, exceptis dumtaxat
iis quae in fine et expeditiones huius negotii legitime publicari contingat».
E non vi fate di nuovo ingannare dalle
dichiarazioni pubbliche della “tolleranza zero”, mentre dietro le quinte essi
preparano le vie di fuga dei loro cari “dipendenti”. Come ha sottolineato,
infatti, Tom Doyle, il Crimen sollicitationis
impone categoricamente la scomunica immediata (latae sententiae) a chi denuncia i crimini di pedofilia e che soltanto le gerarchie ekklesiastiche hanno
funzione giuridica in simili reati. L’ostacolo è proprio questo: che tutte
le cause in corso sono soggette al “segreto pontificio”[1]. In
particolare, il Crimen impone che le
cause di abusi sessuali siano segretissime e su esse scenda il “silenzio
perpetuo”, sia da parte dei giudici canonici sia anche dei testimoni, delle
vittime e dei violentatori. Questo va a collidere con le disposizioni civili
dello Stato italiano che nell’art. 378 del codice penale punisce a titolo di
favoreggiamento personale “chiunque,
dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce l’ergastolo o
la reclusione […] aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’Autorità, o a
sottrarsi alle ricerche di questa”.
LA RELIGIONE CHE UCCIDE
COME LA CHIESA DEVIA IL DESTINO
DELL’UMANITÀ
(Nexus Edizioni), giugno, 2010.
517 pagine, 130
immagini, € 25
http://www.shopping24.ilsole24ore.com/sh4/catalog/Product.jsp;jsessionid=5CEA4413C7EEA5149DD28140DBE79EC4?PRODID=SH246200038
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la-religione-che-uccide.php
http://shop.nexusedizioni.it/libri_editi_da_nexus_edizioni_la_religione_che _uccide.html
http://www.macroedizioni.it/libri/la-religione-che-uccide.php
http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-di_benedetto_alessio_.htm
http://alessiodibenedetto.jimdo.com/novita-2010/
http://alessiodibenedetto.blogspot.com/2010/04/fuori-della-chiesa-non-ce-salvezza.html
[1]
Discepoli di Verità, Segreto pontificio –
I crimini sessuali nella Chiesa nascosti da papa Wojtyla e dal
cardinale-prefetto Ratzinger, Milano, Kaos Edizioni, 2007.