In concomitanza con la cerimonia ufficiale d’apertura dell’Expo qualcuno
ha avuto la “brillante” idea di rimettere mano al testo dell’Inno Nazionale e far
cantare al coro di bambini-adolescenti un gioioso “siam pronti alla vita”.
A
costo di apparire pedanti non si può non fare osservare la faciloneria e l’insipienza
con cui si maneggiano simboli e concetti. Sia in termini di principio che di
merito.
In ogni cerimonia ufficiale l’Inno Nazionale va eseguito rispettando,
al meglio, l’integrità della versione originale. La ragione è semplice.
Come la
bandiera anche l’inno ha un’unica funzione precipua: simboleggiare l’identità
di una nazione. Tant’è che nei cerimoniali, in ogni parte del mondo, sono rispettate
precise modalità nel riprodurre gli inni nazionali.
Secondo.
Non ha alcun senso
far dire a dei bambini “siam pronti alla vita”.
Se ciò vuole essere un modo per
proclamare il possesso di energia vitale, anche i neonati sono esempio di grande
vitalità.
Se invece s’intende il bagaglio di conoscenze e di esperienze che occorre
per affrontare la vita quello dei bambini-adolescenti è ben lungi dall’essere
“pronto”.
Ergo.
Non dà prova di “maestria” snaturare il valore ed il
significato di Parola e Merito …
Il
premier Renzi non intende cedere di un millimetro sull’approvazione del suo
Italicum perché sarebbe diventare “minoranza della minoranza”.
Stiamo parlando
dell’unico strumento con cui ogni cittadino sceglie i propri “rappresentanti”
incaricati di governare il paese e di determinare la vita ed il futuro di un’intera
collettività.
Chi sono i fautori di tanto “decisionismo”?
C’è chi “motiva” il
proprio assenso in base alla semplice necessità di evitare ulteriori inconcludenti
discussioni e rinvii.
C’è chi si spinge a cogliere, nell’impianto posto a base
dell’Italicum, i segni dell’orientamento verso forme di presidenzialismo e
bipartitismo presenti in varie democrazie occidentali.
Nel contempo, sia gli
uni che gli altri, si guardano bene dall’evidenziare quella che è una basilare “difformità”.
In nessuno (proprio nessuno) paese “democratico” dell’occidente è riscontrabile
la contemporanea adozione di meccanismi istituzionali insieme convergenti in un
regime di stampo autoritario
Nel dettaglio.
1) Una unica Camera elettiva demandata
a legiferare. 2) La maggioranza assoluta dei seggi di detta Camera conferita in
“premio” al singolo partito più votato. 3) Un Capo di Governo che assomma poteri
da Capo di Stato.
Qui sta il paradosso.
Fare appello al confronto democratico
tra maggioranza e opposizione per accreditare un sistema che di fatto toglie ruolo
e voce a ogni minoranza.
E come antipasto per i Deputati la “precettata”
presenza obbligatoria in Aula per il voto.
Allo stesso modo nel paese del Barbiere
e il Lupo si dettano soluzioni davvero singolari …
Quando
M. RENZI afferma che in democrazia è la maggioranza che decide in realtà “surroga”
il presupposto di una sorta di legge del più forte.
Primo.
In democrazia vera
maggioranza è quella sancita con il voto espresso dalla maggior parte del corpo
elettorale. La storia del Parlamento testimonia che si possono formare
maggioranze differenti a seconda delle tematiche in esame.
Secondo.
I partiti nascono
e operano da libere associazioni di cittadini orientati a promuovere delle finalità
politiche. Ogni eletto a stare in Parlamento rappresenta la Nazione e non è
soggetto a vincolo di mandato.
Per contro.
Non corrisponde affatto a spirito
democratico cercare di imporre un modello elettorale (Italicum) che al partito con
1 solo voto in più degli altri attribuisce in “premio” la maggioranza assoluta
dei seggi dell’unica Camera legiferante.
Non è certo prova di democrazia elargire
una maggioranza “gonfiata” per togliere peso e voce alle restanti forze
politiche, ridotte in blocco a minoranza.