Interessante l’analogia con gli elefanti di Pilanesberg:
resi aggressivi dalla mancanza di orientamento da parte degli adulti, la
saggezza degli avi...Questa società sta presentando fenomeni simili in molti
campi: espressione di aggressività apparentemente immotivata, facilmente
smontabile, poi, a dire il vero. Quando ci soffermiamo a ragionare con i
ragazzi che esplodono in reazioni violente davanti a problemi di discutibile
gravità, tutto si smonta, l’aria si placa. Dove sono finiti i maestri?
Credo sia questa la domanda da porsi. E il vaso di pandora si apre, e ci
ricordiamo che i maestri vengono umiliati, brutalizzati moralmente ed economicamente,
non tutelati e demotivati. Altra domanda: perché? Da un eccesso di indiscutibile
autoritarismo ad un eccesso di denigrazione, quasi che andare sul versante
opposto possa giustificare un ridimensionamento di comportamenti storici deprecabili. E ce ne sono stati, lo sappiamo…
tutto documentato! Che sia una scusa per poter abbrutire la popolazione,
renderla ignorante e manovrabile? Questa domanda in me ha la veste di una
certezza, purtroppo. Quindi osserviamo, commentiamo, riflettiamo, e abbiamo il
dovere di agire nel quotidiano, per quanto possibile.
Robert Antelme ci ha insegnato con un suo fantastico libro –
l’unico purtroppo – che la realtà infernale dei campi di concentramento ci ha
insegnato che è possibile far accadere anche l’impossibile, ma non è
possibile eliminare la nostra appartenenza
alla specie umana. Anche nei momenti storici peggiori alcuni tra gli uomini
sono stati in grado di mostrare e rivendicare la propria umanità. E se lo ha
fatto qualcuno, vuol dire che potrebbero farlo tutti. Chi è in grado, ha l’onere,
secondo mio fermo giudizio - di operare
con arte maieutica un ritorno nel proprio.
Per dirla con Levinas: il volto dell’altro mi richiama alla
responsabilità.