Al bivio > La scienza medica fa continui passi
avanti. Impressionanti sono i suoi progressi in campo genetico e nell’innesto di
arti/organi artificiali. Di conseguenza si pongono, sempre più, dei “delicati”
problemi di ordine etico riguardanti i caratteri identificativi dell’essere umano.
Forse è ormai in arrivo il momento di tracciare per legge una precisa soglia di
demarcazione.
Da un lato il genere “homo sapiens”, così come finora conosciuto
e classificato. Quel risultato di una evoluzione del tutto naturale a cui la medicina
ha contributo con un’opera di preservazione e di tutela dai fattori patogeni.
La stessa scienza che è impegnata a “correggere” gli effetti limitativi (debilitanti)
di accidentali malformazioni genetiche, menomazioni, abitudini di vita inappropriate,
ecc.
Dall’altro lato il genere “novus”, frutto di progressive interpolazioni/modifiche
genetiche oltre che di apparati e componenti “migliorativi”.
Confine. Il genere
“homo sapiens” dovrà, per principio, continuare ad essere il solo “vero” elemento costitutivo della società civile. Dovrà
vedersi garantita la piena ed esclusiva titolarità di ogni decisione inerente
la conservazione del suo naturale processo evolutivo.
Discriminante. Nessuno è
in grado di prevedere, in termini di convivenza sociale e globale, gli effetti cumulativi
derivanti dall’avvento “arbitrario” di soggetti con caratteristiche e capacità
psico-fisiche man mano sempre più diversificate e difformi. Non sta nelle
prerogative dell’uomo il potere di creare specie nuove, genere Eugenoma …