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Per favorire l’occupazione lo staff di M.Renzi sta studiando come abolire l’Art.18 per i nuovi assunti. L’idea è di introdurre un nuovo contratto di “inserimento” a tempo indeterminato.
Una proposta che, a dir poco, offende il comune buonsenso. Valga qualche notazione.
Per almeno una quindicina di anni, degli oltre 40 di applicazione dell’Art.18, il tasso di disoccupazione è oscillato tra il 6 e l’8%, con un picco fino all’11,3 (1998), contro l’attuale 12,5%. Un normale imprenditore può decidere di assumere soltanto in vista di reali opportunità da cogliere (ordini, fatturato, ecc).
In generale.
Una cosa è adottare delle misure “in deroga” commisurate a specifiche situazioni contingenti e quindi “transitorie”. Tutt’altra cosa è introdurre delle varianti “alternative”, tali da risultare difformi e/o contrastanti con il sistema prevalente da tempo in vigore.
E ancora.
Non può essere classificato tra i contratti a “tempo indeterminato” quello che subordina la validità e la durata all’incondizionato potere di decisione del “più forte” dei contraenti (datore lavoro).
Infine.
Tutto da dimostrare è che questo tipo di “nuovi assunti” possano gestire con serenità (fiducia) la loro vita. In prospettiva non c’è una gran differenza tra un contratto a termine (precario) ed uno di fatto esposto ad impreviste ed inaspettate scadenze. A conferma, per esempio, basterebbe cogliere sul tema il parere di Banche da contattare per la concessione di un mutuo.
Ergo. Traspare il tentativo di contrabbandare la facoltà di licenziamenti “più facili” (flessibilità uscita) come incentivo alla flessibilità in entrata.
Tecnica affatto nuova di alimentare il Consenso Surrogato di quanti sono sensibili alla affabulazione …