E’ vero, quello che tu dici è vero, ma non basta, non è sufficiente ed in ogni caso non spiega quali siano le ragioni del successo elettorale di Berlusconi e dei suoi lacchè (come li definisci tu).
Sono un consigliere comunale di centrosinistra di una cittadina del profondo sud (Sciacca in provincia di Agrigento). Ho come stella polare della mia azione politica (e della mia vita) la legalità, il rispetto della legge, e l’attenzione verso le fasce sociali più deboli. Giudico la Costituzione italiana, nella sua parte prima, quella dei principi fondamentali, una delle più attente ai diritti primari dell’uomo. Quando posso e più che posso cerco di stare tra la gente ( anche se l’espressione gente, nella sua indeterminatezza, non mi piace tanto), a parlare, ascoltare, affrontare i problemi e discuterne.
Questa è la sinteticissima premessa, il problema è un altro.
La provincia di Agrigento è l’ultima in Italia in tutte le statistiche (P.I.L., Vivibilità, etc.). Ha sempre vinto il centrodestra, che alle ultime elezioni provinciali ha addirittura raggiunto il 70%.
Le stesse cose possono dirsi per la regione Sicilia. Alle ultime regionali il centrodestra ha vinto con percentuali bulgare.
Nella mia città, tradizionalmente di centrosinistra, alle ultime amministrativa ha vinto il candidato sindaco di Forza Italia (con l’appoggio della lista di un deputato di Italia Dei Valori, ma su questo stendiamo un velo pietoso).
Tutto questo mi fa impazzire. Indipendentemente dall’appartenenza politica, mi chiedo come sia possibile che si continui a dare fiducia a chi non la merita? a chi usa gli strumenti per la gestione degli interessi collettivi a fini strettamente personali (talvolta anche malavitosi), a chi pensa che la tutela del territorio, la lotta per la legalità, la crescita civile e culturale, il rispetto delle regole, siano cose da "comunisti"?
In un’azienda la proprietà terrebbe un manager che la affossi, che pensi solo ai propri benefits?
Epperò vincono.
Le analisi più superficiali dei miei colleghi di schieramento dicono che il centrodestra vincerebbe perchè ha i voti della mafia, perchè sono affaristi, maestri della malapolitica e del malaffare.
Può essere vero in parte, ma non spiega il tutto. Quando si vince con il 70% non c’è mafia, malaffare, malapolitica, uso oltraggioso della parola Libertà che tenga. Si vince con il 50,01% dei voti in più e la mafia non gestisce il 20% dei voti in Sicilia. Una percentuale simile non è spiegabile neanche se alla mafia ci aggiungessimo tutto lo schifo corruttivo del mondo.
Allora mi dico che qualche responsabilità, qualche colpa dovremo per forza avercela anche noi che non siamo lacchè e abbiamo un’idea diversa della politica che non sia quella irrorata dal divino Silvio. Qualche problema comunicativo e di immagine dobbiamo pur avercelo, qualche errore di elaborazione politica dobbiamo pur commetterlo.
E qui sta la tragedia, l’elemento che mi spinge verso l’impazzimento dato dalla consapevolezza della quasi inutilità del mio fare politica e dello sforzo di volerla fare bene. Se la risposta ad alcune delle domande che mi pongo ce l’ho, per molte altre non conosco la soluzione.
A meno che non vogliamo risolvere il tutto (tanto per costruirci un alibi e deresponsabilizzarci) dicendo che, ad es., il 70% degli agrigentini è gente di malaffare, mafiosa, stupida, corrotta, corruttiva. Io so che non è così, quantomeno non nelle percentuali che le urne di volta in volta ci rappresentano.
E allora dove sta l’errore, dov’e il vulnus, nel fatto che siamo solidaristici? che aspiriamo ad una società in cui tutti abbiano uguali opportunità di partenza? che pensiamo che non si debba distruggere l’ambiente perchè altri dopo di noi dovranno viverci?
O forse, non è che se qualcuno tra noi predica bene e razzola male questo ci danneggia due volte perchè ci rende non credibili?
O fors’altro, non è che i pidiellini, senza infingimento alcuno, sono più bravi, pur con i loro vizi ed i loro difetti?
Ho come l’impressione che alla gente non gliene fotta più niente dei grandi principi, delle idealità. Ciò che conta è lo stare bene del singolo, l’individualità, ed è con questo che dobbiamo confrontarci.