Vabbè.
Associamo un’astrofisica, alias donna con una ferrata mentalità scientifica, ad eminenti esponenti della cultura umanistica, senza niente togliere ai vari Sartre, De Beauvoir e a seguire.
Chissà come si sentirebbe la Hack, se potesse rispondere, a sentirsi paragonare alla Fallaci, una che parlava di campanili e moschee da radere al suolo e facciamo finta che non ci sia niente di religioso, direi campanilistico, in tutto ciò.
La Hack era atea, serenamente atea. Per sua ammissione. Aveva estremo rispetto per il sentimento religioso, come si può evincere da alcune sue interviste. Lo dico da ateo ha nutre lo stesso rispetto, pur non comprendone i capisaldi, delle varie religioni.
Esistono paragoni più o meno azzeccati, come direbbe Di Pietro.
Ma altri riferimenti da usare come termine di paragone? Qualcosa che afferisca all’ambito tecnologico, almeno per far finta che si parli di scienza insomma. La ricerca è andata molto oltre Aristotele, ammesso che abbiano senso accostamenti tra il pensiero del filosofo e della Hack.