Non mi pare che sia un cumulo di sciocchezze.
Non so dire se "il difetto più evidente .....è la poca obiettività"; bisognerebbe avere una conoscenza diretta degli avvenimenti, in tutte le sue sfumature, per poter discernere il vero, dal quasi vero e dal sicuramente non vero.
E certo tuttavia che il personaggio ne esce esasperato, senza mezzi toni, solo un nero profondo che pare fatto più per accontentare la vulgata popolare che per tentare una lettura che lo renda vero e credibile. Il questo senso, dissento sul giudizio di "interessante docufiction".
Se potessi dare al cineasta Sorrentino un consiglio prima di girare il film, gli suggerirei di vedersi 10 e più volte "Le mani sulla città" di Francesco Rosi; chi ricorre in modo così pesante e scoperto al trucco per evocare un personaggio reale, come in questo caso, finisce nell’avanspettacolo, non in un apprezzabile cinema di denuncia civile, come si sapeva farne negli anni ’80. L’operazione truccatura è delicata, ci vuole una sensibilità particolare nell’attore e nel regista; altrimenti si finisce per scadere nella macchietta.
Più l’attore simula l’aspetto fisico del personaggio, meno lo spettatore riesce a coglierne il vero carattere.