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Commento di

su D'Alema, addio?


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25 ottobre 2012 14:07

questo articolo, ridotto nel contenuto, è stato pubblicato tra le lettere al direttore del fatto quotidiano del 23 ottobre e ha suscitato la risposta di D’Alema il 24 ottobre con la definizione di provocazione stupida.

Ho chiesto il diritto di replica con questo scritto:

lettera aperta a Massimo D’Alema

Caro D’Alema, sono quello stupido provocatore (come lei mi ha gentilmente definito) reo di lesa maestà per aver osato commentare la notizia, apparsa su molti giornali, che in caso di vittoria di Renzi alle primarie lei avrebbe preso l’iniziativa di fondare un nuovo partito di sinistra aperto a Vendola.

La cosa in sé non mi dispiacerebbe, e sanerebbe uno stato di fatto di virtuale spaccatura del PD, invenzione a tavolino che aveva l’ambizione, tutta teorica e togliattiana, di unire le anime storiche del popolo italiano: quella comunista, quella cattolica e quella socialista. Operazione decisamente fallita, che però ha reso sterile il partito, bloccato da veti incrociati e, soprattutto, lo ha privato della sua identità e strategia di sinistra.

Recuperare uno spazio di sinistra antagonista, autentica e popolare, è uno spazio vero, che esiste, e di cui si sente la mancanza, ma è patetica e ridicola solo l’idea che questo nuovo partito possa essere evocato e guidato da un personaggio come D’Alema, che ha contribuito come pochi negli ultimi venti anni, al governo o all’opposizione, a smantellare ogni identità delle classi subalterne.

Il signor D’Alema è disposto ad occupare questo spazio, diciamo di “sinistra”, non già per un sopravvenuto pentimento, ma solo perché la “destra” del suo partito è meglio rappresentata da Renzi e da quei cattolici che sono nel PD solo per sterilizzarlo definitivamente della sua matrice popolare e di classe. Dunque in un partito “renziano” D’Alema non avrebbe futuro. E’ necessario dunque riciclarsi come vate della sinistra e allontanare la rottamazione e l’oblio.

L’arrogante e il cinico D’Alema è capace di questo, come è stato capace durante il suo governo di partecipare alla aggressione alla Serbia, è stato capace di definire il monopolio Mediaset un patrimonio dell’Italia, è stato capace di impedire qualsiasi iniziativa di legge sul “conflitto di interessi”, ha accettato dal Vaticano l’onorificenza di “viceconte pontificale” come se i preti fossero così ingenui da premiare i loro avversari.

Nel PD, ancora oggi, vi è uno “zoccolo duro” della base del vecchio PCI, che non aspetterebbe altro di tornare a vedere un partito di sinistra senza se e senza ma, alleato della sinistra extraparlamentare e della FIOM, capace di far tornare il problema del “LAVORO” in cima a tutto il resto.

Spero che questa base non si faccia incantare dal trasformista D’Alema e identifichi in lui uno dei massimi responsabili del declino della sinistra.

Comunque il “pensionato” D’Alema avrebbe una vecchiaia piena di agi, nel buon ritiro in Toscana, fra le sue vigne, confortato da un sontuoso vitalizio parlamentare, non falcidiato, come le pensioni dei lavoratori, dai tagli del professor Monti.

Paolo De Gregorio


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