questo articolo, ridotto nel contenuto, è stato pubblicato tra le lettere al direttore del fatto quotidiano del 23 ottobre e ha suscitato la risposta di D’Alema il 24 ottobre con la definizione di provocazione stupida.
lettera aperta a
Massimo D’Alema
Caro D’Alema, sono
quello stupido provocatore (come lei mi ha gentilmente definito) reo di lesa
maestà per aver osato commentare la notizia, apparsa su molti giornali, che in
caso di vittoria di Renzi alle primarie lei avrebbe preso l’iniziativa di
fondare un nuovo partito di sinistra aperto a Vendola.
La cosa in sé non mi
dispiacerebbe, e sanerebbe uno stato di fatto di virtuale spaccatura del PD,
invenzione a tavolino che aveva l’ambizione, tutta teorica e togliattiana, di
unire le anime storiche del popolo italiano: quella comunista, quella cattolica
e quella socialista. Operazione decisamente fallita, che però ha reso sterile
il partito, bloccato da veti incrociati e, soprattutto, lo ha privato della sua
identità e strategia di sinistra.
Recuperare uno spazio
di sinistra antagonista, autentica e popolare, è uno spazio vero, che esiste, e
di cui si sente la mancanza, ma è patetica e ridicola solo l’idea che questo
nuovo partito possa essere evocato e guidato da un personaggio come D’Alema,
che ha contribuito come pochi negli ultimi venti anni, al governo o
all’opposizione, a smantellare ogni identità delle classi subalterne.
Il signor D’Alema è
disposto ad occupare questo spazio, diciamo di “sinistra”, non già per un
sopravvenuto pentimento, ma solo perché la “destra” del suo partito è meglio
rappresentata da Renzi e da quei cattolici che sono nel PD solo per
sterilizzarlo definitivamente della sua matrice popolare e di classe. Dunque in
un partito “renziano” D’Alema non avrebbe futuro. E’ necessario dunque
riciclarsi come vate della sinistra e allontanare la rottamazione e l’oblio.
L’arrogante e il cinico
D’Alema è capace di questo, come è stato capace durante il suo governo di
partecipare alla aggressione alla Serbia, è stato capace di definire il
monopolio Mediaset un patrimonio dell’Italia, è stato capace di impedire
qualsiasi iniziativa di legge sul “conflitto di interessi”, ha accettato dal
Vaticano l’onorificenza di “viceconte pontificale” come se i preti fossero così
ingenui da premiare i loro avversari.
Nel PD, ancora oggi, vi
è uno “zoccolo duro” della base del vecchio PCI, che non aspetterebbe altro di
tornare a vedere un partito di sinistra senza se e senza ma, alleato della
sinistra extraparlamentare e della FIOM, capace di far tornare il problema del
“LAVORO” in cima a tutto il resto.
Spero che questa base
non si faccia incantare dal trasformista D’Alema e identifichi in lui uno dei
massimi responsabili del declino della sinistra.
Comunque il “pensionato”
D’Alema avrebbe una vecchiaia piena di agi, nel buon ritiro in Toscana, fra le
sue vigne, confortato da un sontuoso vitalizio parlamentare, non falcidiato,
come le pensioni dei lavoratori, dai tagli del professor Monti.
Paolo De Gregorio