Uno dei danni del procedere per regime della storia politica unitaria italiana (è la tesi di Massimo Salvadori) è lo scempio della storia nazionale che ad ogni cambio di regime viene effettuato. Cambiando e ricambiando la storia ufficiale (quella che si studia nelle scuole) si finisce che gli italiani non conoscono la loro storia contemporanea e moderna. Ecco allora che due persone colte e istruite come Emilia e Paolo non riescono a capire la remissività caratteriale degli italiani delle classi subalterne. Chiedo scusa ai due , ma la necessità di sintesi mi fa apparire spocchioso e saccente, la qual cosa non è!
Se paragonati ai francesi (con il loro carattere barricadiero) ci facciamo una ben misera figura. Il nostro processo di affermazione della borghesia a danno delle vecchie classi nobiliari ha coinciso largamente con il processo di unità nazionale, se si fa eccezione per i siciliani che in tre occasioni nel corso dell’ottocento hanno dato prova di essere nettamente diversi dal resto degli italiani, tutta la nostra storia risorgimentale si è svolta nell’assenza dei contadini (i tre quarti della popolazione all’epoca) anzi con la loro ostilià. Le classi dominanti borghese si portavano dietro il DNA dei loro predecessori, vale a dire il "franza o spagna purché se magna", divenuto poi - con Agostino Depretis - il TRASFORMISMO politico, oggi "scilipotismo". Ora di fronte ad uno spettacolo SECOLARE di detentori del potere politico pronti a saltare da un carro all’altro cosa pensate che sia avvenuto nella testa di chi era ed è sottoposto ad un tale tipo di potere?!?!? la mia risposta è CINISMO e ANTIPOLITICA, la coppia di termini caratterizzanti gli italiani delle classi subalterne.
Il cinismo è antitetico a FIDUCIA e COLLABORAZIONE che sono componenti indispensabili per unirsi in vista del conseguimento di un obiettivo. Alla fine si muovono solo i disperati e spesso finiscono nelle mani di delinquenti come i contadini di Sapri che aizzati dai preti assalirono il socialista (perché tale era) Carlo Pisacane e i suoi trecento convinti di combattere per salvare le loro vite e le loro case dai pirati. Al contrario nessun contadino si recò a combattere con Garibaldi in difesa della repubblica romana.
Allora se questa ipotesi sull’origine del carattere remissivo degli italiani ha un senso la soluzione dovrebbe essere una presa di coscienza collettiva del nostro passato e dei relativi difetti maturati. Operazione che la cultura di sinistra non ha mai fatto, almeno negli ultimi 60 anni, intossicati dal partito comunista per il quale la storia nazionale cominciava - in pratica - con la resistenza, per i democristiani poi la storia italiana coincideva con l’avvento al potere di loro stessi.
P.S. : ho usato il termine scilipotismo perché la legge antiblog non è ancora in vigore e l’onorevole in questione non può ancora chiedere la rettifica sentendosi offeso.