Gentile Cucinelli,
credo che il problema di fondo non siano i Savoia ma il nostro reciproco punto di vista sul Risorgimento, che è diametralmente opposto, Evidentemente tu non condividi il processo risorgimentale nella sua essenza, lo consideri (e non sei il solo in verità) una manovra di potere, gestita dai vertici degli stati al solo fine di permettere l’allargamento dei confini del Regno di Sardegna. In quest’ottica, che io rispetto, l’avanzata delle truppe garibaldine a sud appare senza dubbio un’aggressione ad uno stato sovrano; dal mio punto di vista, invece, la spedizione dei Mille fu un mezzo attraverso il quale si poteva ottenere la naturale riunione di una nazione, indiscutibilmente UNA, divisa da confini artificiali e dinastie imposte dal Congresso di Vienna, in quel caso sì sulla base di criteri che si fondavano su equilibri di potere e prescindevano assolutamente da valutazioni di tipo nazionale. Quella Nazione , per ben tre volte, nel 1821, nel ’31 e nel ’48, aveva fatto sentire il suo bisogno di ritrovarsi: ed erano moti di popolo quelli. E i Cattaneo, i Gioberti, i Mazzini, i Pellico, non erano certo dei guerrafondai a servizio dei Savoia o delle potenze straniere: erano piuttosto gli interpreti di un sentimento diffuso nei vari popoli d’Italia, i quali non possono quindi essere cosiderati semplici spettatori passivi del processo unitario, ma attori, se non principali, comprimari. Non aggressione dunque, ma implosione di strutture statali minate dall’interno.
Detto questo, caro Cucinelli, non credere che piangerei se tornassero i Borboni! Io credo innanzitutto nella assoluta validità dell’istituto monarchico e nella sua superiorità rispetto alla forma repubblicana, al di là della dinastia che lo rappresenta.
Credo, però anche, che l’unificazione nazionale italiana sia stata un atto eroico e necessario. Da questo punto di vista non si può in coscienza negare che la Casa di Savoia costitusca la prima firmataria dell’atto di nascita della nostra storia "nazionale" e la sua prima vera rappresentanza nello scenario politico internazionale. Con tali presupposti, una volta deciso che dovevano festeggiarsi i 150 anni della nostra Unità, i Savoia ci dovevano essere. E come avrà visto, a prescindere dalle mie fosche previsioni, a Vittorio Emanuele II la repubblica ha reso un omaggio francamente inaspettato; e avrà anche notato che in quella commemorazione al Pantheon i Savoia c’erano, i degni e persino gli indegni!Dobbiamo perciò concludere, Vittorio, che ci siamo sbagliati entrambi!
Grazie per avermi letto.