Ero piccolino e mio zio era un tipo pulito. Andava pazzo per la pulizia. Stava un’ora ogni sera nella vasca a strigliarsi con la saponetta di marsiglia. E ogni volta che lo vedevo, la domenica, dai nonni, indossava il vestito della festa, quello buono e le scarpe erano lucide, vecchie ma davvero lucide.
Ma mio zio aveva una stalla piena di vacche e nonostante gli enormi sforzi quotidiani, puzzava irrimediabilmente e definitivamente di merda. Una puzza che era impossibile non sentire. Ce l’aveva nella pelle. Ti bastava averlo a due metri e la potevi sentire.
Però mi ricordo che nessuno poteva dire che puzzava. Non era educato. Magari ci rimaneva male. Tutti lo pensavano, ovvio, ma se lo chiedevi, tutti pronti a negare l’imbarazzante afrore.
Tipo pulito lo zio, ma di mestiere lavorava tra le vacche. E la puzza di merda si sentiva fortissimo.