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Tunisia al voto: due candidati anti-sistema per la Presidenza

Kais Saied e Nabil Karoui si sfidano per la leadership in una delle democrazie più stabili del Nordafrica.

di Emanuele Monterotti

Da una parte un professore di diritto costituzionale, Kais Saied, salafita dalle posizioni molto conservatrici, soprannominato “Robocop” per il suo arabo monocorde e privo di inflessioni dialettali. Dall’altra Nabil Karoui, il “Berlusconi tunisino”, proprietario di una televisione e arrestato a fine agosto con l’accusa di riciclaggio ed evasione fiscale. Oggi, in Tunisia si sfidano a sorpresa due candidati indipendenti al ballottaggio delle elezioni presidenziali. Si preannuncia un testa a testa, dopo che il primo turno ha segnato la sconfitta dei partiti che hanno guidato il Paese dalla Rivoluzione dei Gelsomini del 2011.

I risultati del primo turno

Contro ogni pronostico, tra i 26 candidati, il voto dello scorso 15 settembre ha infatti premiato Kais Saied con il 18,4%, seguito al 15,5% da Karoui, dato tra i favoriti alla vigilia. Un rifiuto della politica tradizionale testimoniato anche dalla bassa affluenza alle urne, ferma al 45% degli aventi diritto. Ha pesato molto la frammentazione politica: ha votato il 20% degli elettori in meno rispetto alle prime elezioni libere dall’indipendenza, nel 2014. Allora vinse il partito Nidaa Tounes (Appello alla Tunisia), di matrice laica e liberale, e venne eletto Beji Caid Essebsi, morto lo scorso 25 luglio a 92 anni.

Meno di cinque anni dopo il candidato dello stesso partito, l’ex Ministro della Difesa Abdelkrim Zbidi, si è ritrovato al 10,7%. Non è andata molto meglio all’altro polo della politica tunisina post-rivoluzionaria, nonché partner di minoranza nel governo, il partito di ispirazione islamista Ennhada (Movimento per la Rinascita), con Abdelfattah Mourou al 12,8%. Si era candidato anche il Primo Ministro uscente Youssef Chaed, leader di Tahya Tounes (Viva la Tunisia) dopo aver abbandonato Nidaa Tounes, ma ha preso solo il 7%.

Tunisia – I risultati del primo turno delle Presidenziali

Il contesto politico

Una tendenza confermata anche dalle consultazioni per eleggere il Parlamento, che si sono tenute il 6 ottobre. Niida Tounes si è aggiudicato addirittura solo 3 seggi, diventando del tutto marginale nell’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo. Ennhada invece ha retto, attestandosi come primo partito, ma rispetto alle precedenti elezioni ha comunque perso consenso (17 seggi in meno per la precisione).

Tunisia – I risultati delle elezioni legislative del 6 ottobre

Dall’entrata in vigore della nuova Costituzione, il 26 gennaio 2014, la Tunisia è una Repubblica semipresidenziale e il Presidente viene eletto direttamente con un maggioritario a doppio turno alla francese, per un unico mandato di cinque anni. La prematura morte di Essebsi ha costretto ad anticipare le presidenziali, previsto originariamente dopo le elezioni legislative, conferendo al voto una centralità inedita nell’ordinamento tunisino.

A otto anni dalla deposizione di Ben Alì, che era al potere dal 1987, la Tunisia ha visto susseguirsi sei primi ministri e l’azione di governo è stata caratterizzata dalla difficile convivenza tra le due anime della maggioranza, Nidaa Tounes ed Ennhada, spesso agli antipodi. Il Paese ha inoltre affrontato un periodo di profonda crisi economica, che ha portato tagli alla spesa pubblica e la svalutazione del dinaro tunisino, favorendo inflazione e un generale aumento dei prezzi. La disoccupazione giovanile è al 35% e la ricchezza rimane concentrata nelle zone costieri orientali, con forti disparità interne. La crescita del turismo poi ha subito un rallentamento in seguito agli attentati terroristici del 2015 e lo stesso vale per l’estrazione di gas e petrolio nel Sud, reso instabile dai disordini al confine con la Libia.

I due candidati

Nabil Karoui

In questo clima di disillusione verso le promesse della rivoluzione, il candidato più discusso di queste elezioni è stato certamente Nabil Karoui. Imprenditore e patron di Nessma Tv, tra le principali emittenti del Maghreb, ha condotto la campagna elettorale dal carcere e si considera un perseguitato politico, tanto da iniziare uno sciopero della fame per protestare contro l’ex premier Chaed e il partito di Ennhada. È diventato popolare girando le parti più povere del Paese per distribuire aiuti attraverso la sua associazione caritativa, fondata dopo la morte del figlio.

Si è presentato come indipendente, correndo col suo Qalb Tounes (Cuore della Tunisia) e con sua moglie Salwa Smaoui a sostituirlo nelle occasioni pubbliche. L’arresto ha finito per rafforzarne l’immagine di figura “anti-sistema” e così il consenso, che secondo le prime analisi è arrivato soprattutto dalle donne e dall’elettorato più anziano. Mercoledì è arrivata la notizia della sua scarcerazione ma resta in attesa di giudizio, con il divieto di espatrio e i beni congelati. È indagato anche suo fratello Ghazy, eletto deputato in Parlamento nonostante sia al momento latitante.

Kais Saied

Per certi versi tuttavia il successo di Kais Saied è stato ancor più sorprendente, vista la sua campagna lontana dai media, senza finanziamento pubblico né una solida piattaforma politica alle spalle. Per lui hanno votato in particolare i più giovani ed evidentemente anche parte dell’elettorato islamista, deluso dall’esperienza di governo in coalizione con i liberali. Non a caso Ennhada ha scelto di sostenerlo al ballottaggio, una mossa che potrebbe risultare decisiva.

Il giurista rivendica il ritorno agli ideali della rivoluzione del 2011, promettendo tra le altre cose di pubblicare la lista delle vittime del regime. Si fa inoltre promotore di un sistema di democrazia diretta a livello locale, in sostituzione delle elezioni legislative nazionali. Favorevole alla pena di morte, ha espresso avversione verso la parità di diritti tra uomini e donne e si è dichiarato contrario alla depenalizzazione dell’omosessualità, “perché la gente muore di fame e noi parliamo di gay”.

Il ballottaggio

Oggi sarà il giorno del ballottaggio per nominare il nuovo inquilino del Palazzo di Cartagine. Karoui può essere favorito dal risultato delle legislative, visto che il suo neonato partito è arrivato secondo dietro Ennhada, mentre Saied non era appoggiato da nessuna lista. Nulla garantisce però che questo risultato possa colmare lo svantaggio di partenza fra i due contendenti ed è evidente che la vittoria di un candidato-presidente indagato potrebbe degenerare in una crisi istituzionale dagli esiti imprevedibili.

In una sfida tra due candidati che dalle nostre parti definiremmo “populisti”, estranei alla classica contrapposizione tra campo progressista e islamista, il risultato delle presidenziali segnerà in ogni caso una svolta negli equilibri politici della Tunisia, considerata fino a oggi l’unico successo delle primavere arabe, che proprio qui videro il loro inizio.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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