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Presa diretta puntata del 18 settembre: ambiente e gli effetti dell’inquinamento sui bambini

Vi farò conoscere un'Italia protetta, un tesoro inestimabile da difendere con le unghie e con i denti! - quanto è contagioso l'entusiasmo di Riccardo Iacona quando parla del suo lavoro e di quello dei suoi giornalisti? 

Un lavoro prezioso perché ci racconta, nell'inchiesta di ieri sera, di quel tesoro che dà vita al nostro Paese, lo rende unico. Dai ghiacciai, alle foreste con alberi secolari, alla fauna con una biodiversità che significa ricchezza.
 
L'anteprima del servizio
Gli alberi – la più grande riserva forestale in centro Italia. In centro Italia, tra Emilia e Toscana c'è la più grande riserva boschiva italiana: la foresta casentinese. 1357 specie censite, tra cui il raro gambero di fiume: tutto questo è dovuto al lavoro degli alberi, le radici che si intrecciano tra di loro trattenendo il suolo e l'acqua. Il suolo più ricco d'Italia, la prima riserva naturale italiana di 36mila ettari: bacini, alberi bellissimi, secolari, cresciuti in totale solitudine, fino a 550 anni. Alberi che hanno visto il Rinascimento con la chioma ancora verde: allo Stato costa 2,2 milioni di euro l'anno, mantenere questo pezzo d'Italia. Soldi che creano altri soldi: per il turismo, per la fotosintesi, per i progetti europei. 2,7 milioni che producono 50 ml, senza distruggere niente, una ricchezza che si autoalimenta: conviene investire negli alberi, non solo qui ma nell'Italia. Al CNR hanno raccontato di come le foreste assorbono il 30% di co2 dell'atmosfera: le foreste hanno contribuito alla diminuzione degli inquinanti dell'aria.
 
Ma ci sono gli incendi: piante distrutte, 130ml di tonnellate di co2 nell'atmosfera, la morte delle api, il turismo che sfugge, persone da evacuare, persone che sono morte.
Ci vorranno decenni perché tornino gli alberi, dove ora c'è solo la cenere: ecosistemi che si interrompono e ora, con le prime piogge, la terra del Vesuvio è venuta giù. Come difendere gli alberi, gli ecosistemi, l'acqua dei ghiacciai?
 
Il parco nazionale dello Stelvio – 130 mila ettari di zona protetta, la più grande riserva d'acqua, per i ghiacciai. Come il ghiacciaio dei Forni, a 3000 metri: l'acqua rilasciata dal ghiacciaio filtra dappertutto fino a diventare un torrente. È il secondo ghiacciaio della Lombardia, in diminuzione: porta l'acqua in tutta la Lombardia, che alimenta a valle delle dighe. Qui si produce l'energia per 560mila abitanti della regione: copre il 15% del fabbisogno nazionale, senza inquinare e senza mettere co2 nell'aria. Energia rinnovabile, finché ci sono i ghiacciai.
 
Ghiacciai che alimentano fiumi come l'Adda: anche lui fornisce energia pulita per le aziende del milanese, fornisce l'acqua presa dai pozzi di Milano. Acqua pubblica e anche in gran quantità, perché la falda si sta alzando. Tutto merito delle Alpi e dei fiumi: se si interrompesse anche l'acqua a Milano si ridurrebbe. Beviamo in un istante il lavoro naturale di centinaia di anni – il commento di Iacona.
 
Il capitale naturale del nostro paese è costituito da quel decimo di territorio di ghiacciai, parchi, alberi. Cosa cambia se non ci fossero gli animali?
 
Il parco nazionale d'Abruzzo – la Majella.
Qui nel parco vivono i lupi, studiati dagli studiosi: vengono catturati, monitorati, controllati coi radio collari. Un territorio forgiato fa forze immense, che ha spinto le montagne fino a 3000 metri, in mezzo ad altri due parchi, quello dell'Abruzzo e quello del Gran Sasso.
Foreste, canyon, montagne e colline: oltre ai lupi, qui si trovano gli orsi, anch'essi monitorati dal personale faunistico. E anche i camosci, le loro prede che vivono sulle cime delle montagne: per vederli, sulla cima dell'Acquaviva, a 2700 metri, il giornalista si è dovuto alzare alle 5 di mattina. La reintroduzione dei camosci sta salvando la montagna: animale da preda per lupi e aquile, ma anche per preservare i pascoli.
 
Tutto questo ecosistema è messo a rischio dall'uomo: col bracconaggio, per gli incendi che spingono gli animali verso zone fuori dal loro territorio. O vengono attirati da rifiuti industriali, animali morti e gettati in fosse fuori dagli stabilimenti.
 
L'incendio sulla Majella è iniziato il 18 agosto ed è continuato a bruciare fino a pochi giorni fa: l'incendio del Morrone ha avuto delle caratteristiche particolari quest'anno. Ci sono stati più inneschi, in alta montagna: questo ha reso difficile il contenere il fuoco, un atto contro il parco e contro il nostro capitale naturale. Come un ladro che entra in casa e ti porta via i gioielli.
Serve proteggere la natura: è anche un investimento in posti di lavoro qualificati, biologi, veterinari.
 
Per fortuna la lupa battezzata Presadiretta, in onore alla trasmissione, sta bene, vive in un branco riproduttivo, con dei cuccioli.
 
I ghiacciai che si sciolgono
 
Fino a qualche decina di anni fa il ghiacciaio dei Forni era vasto e copriva l'intera vallata: ora questa è colonizzata dagli alberi, testimonianza dell'innalzamento della temperatura anche a queste quote. Le rocce iniziano ad affiorare: quello che preoccupano gli scienziati è la velocità con qui il ghiaccio si scioglie, si stima che entro il 2100 non ci saranno più ghiacciai sulle Alpi.
Basta acqua dalle montagne, rimarrà solo quella delle piogge: tutto per colpa delle temperature in crescita.
 
Al CNR Iacona è andato a vedere quanta acqua si produce in Italia: ne abbiamo tanta, più di Italia e Grecia, 139mld di metri cubi. Ma non è una riforma infinita: il consumo idrico è quasi allo stesso livello, 132 mld. Quando non ci saranno ghiacciai, che acqua consumeremo?
Questa estate è stata anche quella della siccità: l'acqua del Po ai minimi, campi con la terra spaccata, terra bruciata, coltivazioni perse per 2 miliardi. Senza l'erba sui campi, anche le api vanno in crisi e gli apicoltori le devono alimentare in modo artificiale.
 
Roma ha rischiati di rimanere senz'acqua, che arrivava anche dal lago di Bracciano: ora l'acqua del lago è sporca e il livello si sta abbassando. Ma l'acqua è mancata in tutta Italia: cosa possiamo fare contro l'innalzamento delle temperature, contro la co2?
 
Milano – aqua e aria
Metropolitane milanesi gestisce l'acqua a Milano: l'azienda ripulisce anche le acque reflue, senza inquinanti, acqua che arriva alle aziende agricole della provincia, fino a Lodi. I depuratori e la fognatura sono fondamentali per gestire l'acqua pubblica in modo efficiente: l'acquedotto ha una perdita del 12%, un gioiello, rispetto a quanto succede in altre regioni.
A Milano non si spreca l'acqua! Meno bravi con l'aria: qualcuno ha deciso di dire basta, però.
 
L'associazione “Cittadini per l'aria” ha monitorato l'aria in città: una campionatura della metropoli, che ha fatto emergere l'innalzamento di livello di No2, specie nelle strade trafficate.
Un inquinamento che è omogeneo in tutta la città, anche di fronte alle scuole a gli asili nido.
Malattie respiratorie, negli adulti e nei bambini e anche morti. Bambini che si ammalano, che interferiscono col nostro cervello, nell'apprendimento e nello sviluppo cognitivo, nel recepire gli stimoli: dovremmo tenere le macchine lontane dalle scuole, anche solo di 100 metri, dovremmo mettere più siepi.
 
Questa associazione ha denunciato la regione Lombardia per l'inquinamento: il piano “padano” prevede un blocco degli euro 3 ma solo nel 2018.
 
L'assessore Terzi ha raccontato al giornalista il piano della regione: il traffico, l'agricoltura per il pm 10 e il riscaldamento domestico. Gli inquinanti sono sopra la soglia, per pm10 e no2, anche se sono in diminuzione in questi anni – assicura l'assessore. Ma nel frattempo stiamo respirando questi inquinanti e anche i nostri figli: dovremmo mettere in pista interventi più radicali, ma non possiamo bloccare la Lombardia. Colpa delle direttive europee – sostiene la Terzi: peccato che la regione abbia finanziato e messo a cantiere tante autostrade, spesso anche inutili.
 
In comune hanno raccontato il blocco degli euro 2 ed euro 3: troppo poco e troppo tardi, anche se Milano è l'unica città che sta facendo qualcosa. Se la gente portasse avanti questa battaglia in altre città, la politica farebbe qualcosa di più serio per l'inquinamento: Oslo ha detto basta alle macchine, nemmeno quelle elettriche.
 
Gli studi degli scienziati di Bologna.
Il professor Balzan ha raccontato il lavoro del chimico Ciamician, sulle energie rinnovabili, dalla fotosintesi: ha deciso di dire la sua alla politica, rinfacciando le loro responsabilità sui cambiamenti. Sul continuare ad insistere sui combustibili fossili, che dovremmo iniziare ad abbandonare: dovremmo puntare sulle energie rinnovabili, dal sole, dall'acqua, dall'aria.
La politica industriale di questo paese punta ancora su metano e petrolio (dal mare): questi scienziati hanno scritto a Gentiloni, invitandolo a puntare sulle energie rinnovabili, che creerebbero posti di lavoro.
 
Esiste un sito, Energie per l'Italia, dove si può firmare la petizione, per spingere la politica a fare di più. Meno sprechi, meno consumo di beni, più riciclo, più energie rinnovabili.
 
Il ministro Galletti ha citato gli accordi europei, vincolanti: la strategia energetica è costruita in base ad obiettivi ambientali definiti. Ma in questa strategia il gas è ancora importante, il Carbone verrà chiuso entro il 2030, il gas che produce co2 ancora più tardi. Ma si devono portare avanti politiche realistiche – si difende Galletti. Non si dovrebbero incentivare le trivelle ma il fotovoltaico. Ma non si può fare subito.
 
Se la tecnologia ci aiuta... dice il ministro: ma quanto sta investendo il governo in ricerca, in scienziati che lavorino in tecnologie rinnovabili? E quanto sta investendo nella protezione del territorio, sullo sviluppo sostenibile?
 
Il ministero dell'economia deve diventare il ministero dell'economia sostenibile, il ministero dei trasporti deve diventare ministero sostenibile – concludeva il suo ragionamento Galletti.
Ma ora cosa si deve fare?
 
I reati contro la natura devono diventare reati contro l'umanità.
Il monitoraggio dei fiumi in Italia ci dice che la qualità dei fiumi sta peggiorando: ci sono scarichi abusivi, depuratori che non funzionano, c'è una responsabilità diretta degli amministratori. Nella valle del Pescara c'è il polo di Bussi, ex Montedison: 500 tonnellate di rifiuti industriali che hanno inquinato la falda. Dopo 10 anni la bonifica non è nemmeno iniziata e il bubbone sta peggiorando: la concentrazione degli inquinanti in falda sta aumentando.
E ce ne sono tante altre di storie come quelle di Bussi, nella zona di Pescara.
 
Quanto vale il capitale naturale?
Il calcolo del peso economico degli ecosistemi l'ha fatto il professor Marino, a Campobasso.
Il valore delle Api è 153 miliardi, annuo. Il valore del capitale naturale è in crescita, più del PIL mondiale: dobbiamo essere consapevoli del valore di questo capitale, sono i nostri valori in cassaforte. Questo è il nostro capitale naturale che è anche un investimento, come la filiera del fotovoltaico, il trasporto sostenibile, il turismo.
Il nostro futuro.
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