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Palestina | Gerusalemme proibita. Per la prima volta in 59 anni Israele cancella l’Eid al-Fitr dalla Spianata delle Moschee

Stamattina, all’alba del primo giorno di Eid al-Fitr — venerdì 20 marzo 2026 — le forze israeliane hanno impedito ai palestinesi di svolgere la preghiera della festa anche nelle strade attorno a Damascus Gate e Bab al-Sahira, le porte della Città Vecchia di Gerusalemme.

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La Città Vecchia, che normalmente in questi giorni si riempie di decine di migliaia di fedeli, si presenta come una città fantasma: i negozi sono chiusi, gli hotel hanno un tasso di occupazione del 2%, i mercanti riferiscono, in anonimato per paura di ritorsioni, di essere sull’orlo del collasso economico. È la prima volta in 59 anni — dal 1967 — che le preghiere dell’Eid vengono vietate ad Al-Aqsa.

 

 

Ventuno giorni di chiusura: la guerra come pretesto, la cancellazione dei diritti come obiettivo
La chiusura della Spianata delle Moschee dura ormai da oltre 21 giorni consecutivi, giustificata ufficialmente dalle autorità israeliane con “ragioni di sicurezza” legate alla guerra in corso contro l’Iran. Nella notte tra giovedì e venerdì, gruppi di fedeli palestinesi avevano cercato di radunarsi fuori dalle mura della Città Vecchia per pregare il più vicino possibile ad Al-Aqsa: le forze israeliane li hanno dispersi con manganelli, granate sonore e lacrimogeni, come già accaduto ripetutamente nelle settimane precedenti. L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha denunciato che si tratta di una misura “senza precedenti” che non si vedeva da quando Israele occupò Gerusalemme Est.

Il silenzio dell’Occidente e la normalizzazione dell’occupazione spirituale
Il blocco si inscrive in un processo sistematico di alterazione dello status quo della Spianata, accelerato dall’attuale contesto bellico. Dall’inizio della guerra a Gaza nel 2023, le restrizioni all’accesso dei fedeli musulmani si sono moltiplicate, accompagnate da incursioni sempre più frequenti di coloni nazional-religiosi sostenuti dalle autorità. A questo si aggiunge il silenzio della comunità internazionale: otto paesi arabi e islamici hanno emesso condanne formali, ma senza conseguenze concrete. L’Italia, come gran parte dell’Unione Europea, non ha prodotto alcuna dichiarazione specifica sulla chiusura di Al-Aqsa. Gerusalemme entra nell’Eid 2026 non come città di festa, ma come città sotto occupazione militare anche nella sua dimensione spirituale.

i video di al Jazeera

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