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Le sfide della nuova Ucraina

Riprendiamo sulle nostre colonne un’interessante analisi sulle nuove prospettive politiche dell’Ucraina di Zelensky pubblicata sul blog del direttore Aldo Giannuli da Ugo Poletti, manager ed esperto di economia internazionale basato a Odessa.

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Domenica 21 luglio, alle elezioni per il rinnovo del parlamento ucraino (Verkhovna Rada), il neo-presidente Vladimyr Zelensky ha realizzato il cambiamento piú radicale nella politica ucraina dall’indipendenza del 1991.

Il suo partito “Servitore del Popolo”, nato meno di due mesi fa, ha conquistato la maggioranza relativa dei seggi con circa il 43% dei voti (dati ancora provvisori).

Tutti i candidati sono facce nuove della politica, soprattutto giovani. Qualcuno lo ha definito il partito dei Millennials.

Gli altri partiti, che hanno superato lo sbarramento del 5%, sono: Opposition Platform (12%), il partito dei filorussi, i cui leader hanno una relazione pubblica con Putin; European Solidarity (9%) del presidente uscente Poroshenko; Batkivshyna (8%) dell’ex eroina della rivoluzione arancione Yulia Timoshenko e il nuovo partito Golos (“voce”) al 6%, di un cantante ucraino molto popolare, Svyatoslav Vakarchuk.

Proprio quest’ultimo é l’alleato ideale del partito di Zelensky nella Verkhovna Rada per formare una coalizione e avere la maggioranza assoluta. Praticamente, l’Ucraina sará da oggi governata da una ex star televisiva e un cantante pop. Detto cosí, sembra uno scherzo. Eppure ci sono altri importanti cambiamenti.

Queste elezioni rappresentano, non solo il declino dei protagonisti della politica ucraina dalla rivoluzione arancione (2004) ad oggi, ma anche l’eclisse dell’influenza politica di Mosca su Kiev. Se il voto filorusso in Ucraina rappresentava circa il 50% del totale degli elettori fino al 2014, oggi non supera il 15%. Innanzitutto, l’occupazione militare di Crimea e Donbass ha impedito ai cittadini maggioritariamente filo-russi residenti in quelle zone di votare. In secondo luogo, la guerra civile, che ha fatto oltre 10.000 vittime negli ultimi cinque anni, ha modificato l’orientamento elettorale di quei cittadini ancora affezionati al legame storico con la Russia, oggi vista come un aggressore.

Tra questi, gli anziani nostalgici dell’Unione sovietica e una grande fetta della popolazione con legami famigliari in Russia.

Adesso Zelensky gode finalmente del potere legislativo necessario per realizzare quelle riforme, per le quali é stato eletto con un sorprendente 73% dei consensi lo scorso 21 aprile (leggi precedente articolo). Senza la maggioranza della Verkhovna Rada non potrebbe nominare un governo con ministri fidati. Infatti, per non rimanere ostaggio di un parlamento dominato dai vecchi partiti, Zelensky aveva chiesto proprio il giorno del suo insediamento (20 maggio) lo scioglimento dell’organo legislativo, anticipando di tre mesi le elezioni fissate dalla legge a ottobre. Una mossa abile per un neofita della politica.

Adesso diventa cruciale la nomina dei componenti del governo, soprattutto del primo ministro, che ha le competenze per l’economia. Per ora, Zelensky ha nominato all’interno dei suo staff presidenziale persone stimate dalle istituzioni finanziarie estere che supportano l’Ucraina, come il Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia, alcuni analisti manifestano un certo pessimismo sulle riforme promesse, a causa della carenza di persone esperte di politica nella squadra del giovane Presidente (41 anni).

Governare una burocrazia di stampo sovietico, come quella ucraina, non sará facile. E fino a quando durerá il consenso popolare?

Il paragone con il caso di Macron in Francia sembra particolarmente calzante. Grande euforia per la sua elezione, con l’ingresso nel parlamento francese di un nuovo partito, che ha marginalizzato i partiti storici francesi. Oggi, peró, assistiamo alla furiosa reazione popolare in piazza, contro le riforme economiche annunciate. Succederá lo stesso in Ucraina? Quale sará la reazione della parte di popolazione che gode dei benefici della corruzione? Non si puó ignorare che tra i corpi piú corrotti della macchina statale c’é la magistratura, la polizia e i servizi segreti. Su questi settori, il presidente in carica ha un potere diretto di nomina e sembra che voglia fare sul serio.

Durante questa veloce campagna elettorale Zelensky ha fatto delle visite in alcune cittá ucraine, dove ha mostrato i muscoli. In rete gira un video in cui il presidente caccia brutalmente fuori dall’aula di un consiglio comunale un politico con gravi precedenti penali. In un’altra occasione ha licenziato in tronco pubblicamente il Capo del Servizio nazionale della Dogana, uno degli apparati statali piú corrotti. Chiaramente, una gogna mediatica per promozione elettorale. Tuttavia, in un Paese dove il funzionario corrotto ha sempre sfoggiato il suo successo, vedere queste scene rappresenta una rivoluzione culturale.

In ogni caso il tallone di Achille di Zelensky é rappresentato dagli oligarchi, cioé i miliardari che si sono arricchiti grazie al controllo del potere legislativo, con il quale hanno creato dei regimi di monopolio. Il rapporto piú discusso é quello con Igor Kolomoisky, proprietario del canale tv a cui Zelensky deve la sua popolaritá e il suo attuale successo politico. L’oligarca non ha fatto mistero delle sue intenzioni di riavere indietro una grande banca nazionale, che gli fu espropriata dal precedente governo di Poroshenko. Lo stesso é anche proprietario della compagnia aerea di bandiera e compra giudici per mettere fuori gioco le compagnie aeree concorrenti con atti giudiziari. Se il neo presidente mostrasse di fare dei favori a Kolomoisky, farebbe un errore madornale e il popolo scenderebbe in piazza.

Il prossimo governo dovrá affrontare sfide epocali. In politica estera, dovrá cercare un accordo di pace con Putin, che sostiene politicamente i separatisti del Donbass e li rifornisce di armi. In politica interna, la lotta alla corruzione, soprattutto nel settore della giustizia. Per quanto riguarda l’economia, le privatizzazioni di alcuni monopoli statali e la liberalizzazione della proprietá dei terreni agricoli. Il grande stimolo che spinge queste riforme é il peso dei rapporti economici con i Paesi occidentali e orientali. Da un punto di vista finanziario, l’Ucraina ha bisogno del sostegno del Fondo Monetario Internazionale e degli investimenti diretti esteri. Da un punto di vista di export, le esportazioni agricole in grande crescita sono principalmente dirette a Oriente (Cina e India), nel Mediterraneo (Turchia, Egitto) e in Europa. Per sostenere l’export il sistema ha bisogno di infrastrutture piú efficienti.

In attesa dei prossimi sviluppi possiamo comunque concludere che queste elezioni sono giá un successo per l’immagine internazionale dell’Ucraina, offuscata in questi anni dalla guerra civile e della corruzione. La faccia telegenica del nuovo presidente e questa rivoluzione generazionale mandano un messaggio di speranza e trasformano questa terra di mezzo, contesa tra politica estera americana e russa, in un laboratorio politico molto interessante.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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