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La crisi di Governo che non ci sarà e il ridimensionamento di Salvini

Ogni volta che vedo il volto sorridente di Zingaretti dichiarare che il Governo è prossimo alla crisi e invitare il Presidente Conte a presentarsi in Parlamento per dare spiegazioni in merito o a recarsi dal Presidente della Repubblica per rassegnare le dimissioni, non posso fare a meno di pensare che a distanza di poco tempo dalla sua elezione a Segretario del PD non ha già più nulla da dire. 

Rispetto alla fase precedente, il PD e il centrosinistra nel suo complesso non hanno assolutamente cambiato linea politica. Rispetto alle politiche economiche perseguite dal Governo Renzi/Gentiloni, rispetto al rapporto con questa UE, alle questioni lavoro, disuguaglianza e impoverimento delle fasce sociali escluse e marginalizzate a partire dal 16 novembre 2011, insediamento del Governo Monti, continua esattamente a sostenere le stesse politiche.

Eppure in questi quasi otto anni di cose ne sono successe. Gli italiani hanno sopportato Monti convinti della ineluttabilità di politiche di austerità che poi si sono rivelate inutili, perché comunque il debito pubblico non si è ridotto e le questioni e criticità che li preoccupavano sono ancora tutte lì. Qualche segnale minimo è legato al Decreto Dignità, al reddito di Cittadinanza e ad una serie di provvedimenti che si intravedono all’orizzonte; non a caso la fiducia nell’attuale Governo continua ad essere elevata nonostante la dialettica sempre più forte e accesa tra Lega e M5S.

La ragione di tutto questo è da ricondurre a due questioni. La prima: l’ultima volta che il PD ha vinto è stato alle Elezioni Europee di cinque anni fa e non è ha ancora riuscito a metabolizzare le sconfitte successive, non ha capito che esse riguardano la cultura politica neoliberale che lo ispira; cosa questa non da poco perchè significa che ha perso qualsiasi rapporto con la realtà e quindi con gli elettori. La seconda è l’incapacità da parte del suo gruppo dirigente di elaborare una proposta politica credibile rispetto a quelle che ne hanno causato la sconfitta, ridimensionandolo in termini assoluti: il PD è sceso da 11 milioni di voti dei tempi di Veltroni ai circa 6 delle ultime elezioni politiche.

Sembrava che l’elezione a Segretario di Zingaretti stesse invertendo la tendenza e invece ancora una volta i potenziali elettori hanno capito che era tutto un bluff. Il modesto recupero, stando ai sondaggi, è da attribuire allo svuotamento di Art.1Mdp e della stessa Sinistra Italiana che si apprestano a confluire nel PD sotto forma di alleati. Zingaretti riesce solo ad invocare la crisi di governo perché non ha altro da dire eppure cose da dire (e da fare) ce ne sarebbero, per il segretario di un partito di sinistra!, se solo si guardasse attorno e guardasse con sensibilità politica le dinamiche dell’attuale governo al quale si oppone. 

Il Governo non cadrà nonostante la dialettica al suo interno sia diventata forte. Nelle ultime 48 ore Salvini ha dovuto ingoiare diversi bocconi amari: le dichiarazioni del Presidente della Camera Fico che, in conseguenza del grave episodio di criminalità organizzata che vede una bambina in fin di vita a Napoli, lo accusa di trascurare il suo compito di ministro dell’interno; il Presidente del Consiglio Conte che in conferenza stampa dimissiona il sottosegretario Siri; Di Maio che lo sfida ad aprire la crisi di Governo per la salvaguardia di una poltrona.

Da questa vicenda Salvini uscirà ridimensionato, le sue incapacità stanno venendo fuori ed appaiono sempre più evidenti di fronte ai successi, seppur modesti, del Movimento 5 Stelle: il Decreto Dignità che segnala una inversione di tendenza rispetto ai contratti di lavoro a tempo indeterminato, il Reddito di Cittadinanza e la stessa modesta crescita dello 0,2% che salva l’Italia dalla recessione lasciando ben sperare che con gli altri provvedimenti in cantiere le previsioni della crescita contenute nel DEF verranno rispettate.

Ebbene di fronte ad un quadro simile, invece di incunearsi tra Lega e M5S, Zingaretti fa di tutto perché continuino a restare alleati. La dialettica all’interno del governo porterà il riequilibrio del rapporto di forza che sembrava, grazie ai media, sbilanciato a favore dalla Lega. Saranno i risultati elettorali delle Europee a ridimensionare la Lega restituendo il dato reale e non quello sopravvalutato dei sondaggi. Il M5S confermerà il dato delle precedenti elezioni Europee e con la riflessione interna che si sta avviando, che produrrà effetti sia sul piano dell’organizzazione che su quello della cultura politica e della definizione delle alleanze, si apriranno nuovi scenari politici. Il governo non cadrà perché il M5S ha bisogno di tempo per portare altri risultati a casa e la Lega non potrà assumersi la responsabilità di far cadere il governo per salvare una poltrona.

Il PD spera che il governo cada, per proporre cosa? Di fronte ad una crisi di governo il Presidente Mattarella non scioglierà le Camere per andare alle elezioni anticipate ma affiderà il governo a un tecnico, Cottarelli se non addirittura Draghi, disoccupato a partire dal prossimo ottobre, il quale proporrà le stesse politiche che hanno portato il PD e il centrosinistra al massacro elettorale, per non parlare del disastro sociale a cui hanno portato gli italiani. Il governo non cadrà perché al di fuori dell’alleanza Lega – M5S non c’è alternativa politica. Per costruire un’alternativa politica all’attuale governo, Zingaretti dovrebbe prestare attenzione a ciò che sta succedendo nel M5S e alla figura del Presidente Conte che sta rivelandosi sempre di più un Politico di alta levatura. Zingaretti dovrebbe porre attenzione alle dichiarazioni del Presidente Conte a proposito del caso Siri dalle quali avrebbe molto da imparare. Conte, delineando il rapporto tra stakholder, sancendo il principio del garantismo, invitando la stampa a non celebrare processi mediatici, esprimendo solidarietà a Siri e alla sua famiglia, fissa con chiarezza un rinnovato stile che, anzicchè sullo scontro personale, sterile e lontano dai bisogni della collettività sposta tutto sul piano del confronto politico

Foto: Palazzo Chigi/Flickr

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