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La Repubblica Ceca ha veramente requisito le mascherine destinate all’Italia?

(Foto di agenzia Dire)

Secondo La Repubblica, la Rai ed altri media la Repubblica Ceca si è appropriata di un importante carico di mascherine inviate dalla Cina all’Italia. Accusa molto grave, di mancanza assoluta di solidarietà, data la situazione critica in cui versa il nostro paese.

Le cose però non sono andate proprio in questo modo e i fatti sono molto più complessi.

Il governo ceco doveva acquistare un numero elevato di mascherine da un’azienda privata, ma alcuni giorni dopo quest’azienda chiede un prezzo notevolmente più alto. Il governo ceco condanna il comportamento delle ditte che vogliono approfittare della situazione per aumentare i loro profitti e il Ministro degli Interni invia la polizia a indagare. Il 17 marzo viene scoperte in un deposito nella città di Lovosice un carico illegale di circa 700.000 mascherine. Una parte di queste, circa 100.000, sono imballate in scatole con le bandiere cinese e italiana. La polizia dichiara che ha cominciato l’indagine per capirne la provenienza, senza sapere che una parte del materiale requisito era stato inviato dalla Cina all’Italia.

Forse si può criticare il governo ceco per aver risolto con lentezza il problema sorto con l’Italia, ma non ci sono elementi per sospettare un’appropriazione intenzionale e in malafede. Soprattutto perché non si tratta di una spedizione dalla Cina all’Italia che passando per la Repubblica Ceca viene bloccata, come erroneamente molti hanno capito per l’informazione superficiale data dai media. Secondo alcune fonti si tratta di materiale proveniente dal mercato nero in Germania, comprato da un cinese e poi venduto alla ditta ceca indagata. L’indagine della polizia sul carico confiscato non è giunta a termine in quanto la ricerca sulla sua provenienza coinvolge anche altri paesi.

Il 23 marzo il Ministro degli Esteri Petricek si è scusato con l’Italia per il fraintendimento e dalle scorte dello Stato ha inviato al nostro paese 110.000 mascherine della stessa qualità di quelle confiscate. Scrive l’ambasciata italiana a Praga: “Per guadagnare tempo prezioso le casse sono state caricate a bordo di un autobus messo a disposizione dal ministero degli Affari Esteri ceco che riportava in Italia anche una quarantina di connazionali – tra cui molti studenti dei programmi Erasmus ed Intercultura – che ne hanno fatto richiesta all’Ambasciata negli ultimi dieci giorni, da quando, cioè, si sono interrotti i voli diretti per l’Italia”.

Fa riflettere il modo superficiale con cui vengono date le informazioni. Si enfatizza l’aspetto scandalistico, senza chiarire il contesto dell’avvenimento e creando nel lettore passivo credenze che non corrispondono adeguatamente ai fatti.

Quante notizie ci vengono somministrate in questo modo e quante cose crediamo che sono lontane dalla realtà!

E’ necessario allenarsi ad avere un atteggiamento attivo rispetto alle informazioni che ci arrivano, osservando il modo con cui l’informazione viene data, il tono emotivo, le parole usate, la fonte e cogliendo anche l’intenzione che ci sta dietro.

Il problema comunque sembra risolto e speriamo di avanzare verso una collaborazione sempre migliore tra Stati per aiutare la gente (e non i mercati finanziari) in questo difficile momento che ci tocca vivere.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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