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L’eros ai tempi di internet: essere adolescenti nell’era digitale

Man mano che gli adolescenti crescono e maturano, gradualmente diventano sempre più curiosi verso la sessualità e le relazioni sessuali (Adamo, 1996) guidati da quello che è semplicemente un istinto innato, un bisogno fisiologico frutto dell’esplosione ormonale della pubertà.

Se fino al secolo scorso l’idea predominante nei confronti di queste pulsioni, per usare un termine freudiano, era quello della censura, della repressione e della punizione, oggi assistiamo all’esatto opposto: sempre sulla scia delle rivoluzioni culturali degli anni sessanta-settanta del novecento e delle loro conseguenze culturali si è arrivati oggi ad una “sessualizzazione della cultura” (Menicocci, 2014), senza dubbio eccessiva nel polo opposto alla precedente situazione. Va da sé quindi come, in un contesto simile, avendo a disposizione uno strumento con le capacità di internet questo diventi insieme ai dispositivi ad esso collegati il fidato compagno degli adolescenti alla scoperta della loro sessualità e soprattutto la loro guida in questa naturale esplorazione. Non è un caso quindi se, secondo un’indagine relativamente recente condotta da Rossato, già nel 2014 tra le maggiori attività svolte in rete dai ragazzi rientravano la visione di contenuti pornografici ed il Sexting.

Se la pornografia infatti, quale frutto della spinta naturale dell’Eros umano, ha sempre trovato espressione nelle più diverse forme a seconda del luogo e del tempo (letteraria, pittorica, fotografica, cinematografica), la nascita e lo sviluppo del World Wide Web sono riusciti a portarla non solo all’interno delle case ma all’interno della vita reale e virtuale di milioni di persone, aprendo a chiunque la possibilità di visionare e addirittura produrre materiale pornografico, e consentendo così a quest’ultimo di raggiungere e svolgersi in dimensioni completamente nuove (Forbes et Al. 2017).

Oggi gli adolescenti, vista la loro curiosità e l’enorme libertà che fornisce la rete, sembrano cominciare a fare uso di pornografia già dall’età di 12-13 anni (Puglia e Glowacz, 2015), con i ragazzi che risultano essere in questo campo più precoci e attivi rispetto alle ragazze, con frequenze che variano da soggetto a soggetto: con le statistiche che riportano che il 24% circa degli adolescenti ammette di utilizzare internet per visitare siti erotici, meno di un ragazzo su dieci dice di visualizzare materiale pornografico una volta o più al giorno, due su dieci riporta una sola volta a settimana, mentre sono quasi tre quelli che rivelano un utilizzo di tale materiale più volte a settimana.

Le ragazze mostrano per lo più un atteggiamento differente, non tanto rivolto alla pudicizia quanto ad una considerazione della sessualità e della pornografia che si discosta dal mero interesse verso l’atto in sé per focalizzarsi sul contesto e sul significato globale dell’atto stesso. Di fatto riportano come detto prima di consumare meno materiale rispetto alla controparte maschile, ma allo stesso tempo una probabilità doppia che ciò avvenga non da sole ma in compagnia di amiche; probabilità che sale a sei volte quando ciò coinvolge il partner. Questo atteggiamento permette un interessante parallelismo con gli studi sul desiderio sessuale femminile portati avanti tra gli altri da Basson (2001), che all’interno del suo Modello Circolare riporta come l’eccitazione femminile sia meno legata a stimoli visivi diretti e “grezzi” ma più a stimoli contestuali “raffinati”, come l’atmosfera, la situazione e appunto la vicinanza fisica ed emotiva dell’altro.

La rete si presta quindi come un importante interlocutore per la curiosità caratteristica degli adolescenti, grazie soprattutto all’anonimato e alla grande libertà offerte da Internet. Quando queste sono poi state unite alla versatilità ed alle capacità degli smartphones, le opportunità si sono moltiplicate esponenzialmente.

Così hanno preso piede sempre più quelle “app” definite tecnicamente “di ricerca sociale”, alcune delle quali davvero molto diffuse, il cui scopo ultimo è la ricerca di potenziali partner relazionali. Inserite all’interno di una cultura sessualizzata come quella occidentale, queste vengono utilizzate (anche quando non è quello lo scopo ultimo per cui sono state create) per la ricerca di potenziali partner sessuali occasionali, anche da soggetti già impegnati in una relazione stabile (Weiser et Al., 2017), tanto che quasi per tutte si è dovuta imporre un’età minima di 18 anni per la creazione di un profilo. Prima in classifica troviamo Tinder, lanciata nel 2012 e che alla fine del 2014 contava già cinquanta milioni di utenti, quasi la metà dei quali tra i 25 ed i 34 anni di età, seguiti con poco meno del 40% del totale da quelli compresi tra i 16 ed i 24 anni [[1]]. Definita come “app di scorrimento” per via della funzionalità con cui è possibile passare da una foto/profilo all’altro tra quelli proposti sulla base di interessi in comune, dove lo scorrimento verso sinistra equivale ad uno scarto e quello a destra un potenziale “ok”, rischia di passare dall’essere un’occasione per incontrare nuove persone secondo il modello ormai diffuso delle reti sociali virtuali al diventare una rappresentazione pratica dell’eccessiva superficialità delle relazioni (sessuali e non) occasionali, col rischio di venire correlato a comportamenti pericolosi soprattutto dal punto di vista della salute.

Al di fuori delle app “su misura”, una parte enorme dei comportamenti sessuali adolescenziali si muove sulle piattaforme di messaggistica istantanea (Whatsapp e Telegram per prime), tramite le quali vengono scambiati con estrema semplicità messaggi di testo, immagini, fotografie e video sessualmente espliciti senza limitazioni o controlli diretti da parte di terzi. Il Sexting, per quanto rimanga comunque solo uno spicchio dei comportamenti sessuali “attivi” (cioè quelli che esulano dal consumo passivo di contenuti sessuali, mettendo in gioco la persona stessa), si presenta come un fenomeno decisamente importante: così se il 10% circa degli adolescenti sostiene di aver scattato selfie intimi o senza vestiti, solo il 3% di loro pubblica queste foto sui social network per mettersi in mostra, mentre molti di più le inviano tramite chat (Manca, 2016) convinti di rimanere protetti dall’anonimato della rete. Sembra emergere negli adolescenti non solo il bisogno di vivere la propria sessualità con le regole della società di oggi ma anche come questo si mescoli col bisogno di mostrarsi, di apparire e di essere apprezzati; ragazzi e ragazze che vivono le proprie relazioni affettive sui social, a distanza di chilometri l’uno dall’altro eppure con i concetti di rapporto e di intimità praticamente annientati.

Credo sia interessante ma soprattutto utile riportare infine come, a scapito di tutte le demonizzazioni e le preoccupazioni e gli allarmismi, la sessualità vissuta in relazione alla rete sembra favorire alcuni effetti positivi. Ad esempio, l’utilizzo del Sexting può fungere da modalità di esplorazione della sessualità come preludio ad essa o come gioco per accrescere l’intimità e l’intesa sessuale nella relazione di coppia, senza per questo dimenticarsi dei pericoli a cui si può andare incontro, come quello di una diffusione senza controllo di questi materiali in rete, o di usi illeciti e pericolosi da parte di terzi (pericoli dei quali purtroppo molto spesso i ragazzi sono inconsapevoli). La pornografia stessa a volte viene considerata per i ragazzi un efficace strumento di educazione sessuale (entro certi limiti, ovviamente) e di esplorazione della propria sessualità, nonché una fonte di idee e di ispirazione per la loro vita sessuale, ma soprattutto il suo consumo sembra favorirne una demistificazione insieme alla soppressione dei relativi tabù per sei ragazzi su dieci (Puglia e Glowaccz, 2015), estremamente utile allo scopo di una sana educazione alla sessualità.

Ancora una volta, ciò a cui bisognerebbe prestare attenzione non è tanto il “quanto” quanto il “come”. Non agendo tramite divieti, ma grazie ad un’educazione che punti ad un uso sano e consapevole degli strumenti che abbiamo a disposizione.

 

Tirocinante: Maccaglia Simone

Tutor: Fabiana Salucci

 

Bibliografia

Adamo P., (1996) La Pornografia e i suoi nemici. Il Saggiatore, Milano 1996

Basson, R.; (2001). Using a different model for female sexual response to address women’s problematic low sexual desire. Journal of Sex & Marital Therapy, 27, 395-403.

Forbes E.E., Dahl R.E. (2010). Pubertal development and behavior: hormonal activation of social and motivational tendencies. Brain and Cognition, 72, 66–72. doi:10.1016/j.bandc.2009.10.007.

Manca M.; (2016) Generazione Hashtag – Gli Adolescenti Dis-Connessi; Il Ruolo Insostituibile delle Chat e dei Gruppi Whatsapp, pg 47-48; Alpes Italia, 2016

Menicocci M.; (2014); Pornografia di Massa: dalla sessualità alla Porn Culture; Ed. Altravista, Ottobre 2014

Puglia R., Glowacz F. (2015). Service de psychologie de la délinquance, des inadaptations sociales et des processus d’insertion, université de Liège, bâtiment B33, boulevard du Rectorat 3, 4000 Liège, Belgique; Consommation de pornographie à l’adolescence : quelles représentationsde la sexualité et de la pornographie, pour quelle sexualité?; Neuropsychiatrie de l’enfance et de l’adolescence 63 (2015) 231–237

Rossato M., (2014), Uno smartphone per amico. Indagine nella Castellana. La Vita del Popolo, Diocesi di Treviso. http://www.lavitadelpopolo.it/Paesi... Castellana/Uno-smartphone-per-amico.-Indagine-nella-Castellana

Weiser D. A., Niehuis S.; Flora J., Punyanunt-Carter N.M., Arias V.S., Baird R.H. (2017), Swiping right: Sociosexuality, intentions to engage in infidelity, and infidelity experiences on Tinder. Personality and Individual Differences, Elsevier

 

[1] “Research says 30% of Tinder users are married”. Business Insider. November 18, 2015

Questo articolo è stato pubblicato qui

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