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L’Ucraina ha un nuovo presidente: la satira politica al potere

Con gratitudine ed interesse vi propongo questa nuova analisi dell’amico Ugo Poletti sull’elezione di Vladimir Zelensky a Presidente ucraino. Buona lettura! A.G.

L’Ucraina ha eletto il suo nuovo presidente. Il 73% degli elettori ha votato al secondo turno un attore televisivo, Vladimir Zelensky: 41 anni, sposato con due figli, uomo d’affari di successo, inesperto di politica e di amministrazione pubblica, senza un partito politico e senza un vero programma politico.

Il candidato outsider ha sconfitto il presidente uscente Poroshenko, magnate dell’industria dolciaria, che ha il merito di aver stabilizzato politicamente un Paese aggredito militarmente nel 2014 e sull’orlo di una guerra civile, e di averlo aperto alle relazioni economiche con l’Occidente.

Ma come é successo? Il motivo di questa sorprendente elezione nasce dall’insoddisfazione dell’elettorato verso l’attuale classe dirigente. 
Poroschenko non ha mantenuto le promesse di lottare contro la corruzione sistemica e di ridurre l’enorme divario tra il basso livello di reddito della maggioranza della popolazione e quello altissimo di pochi.

Ma la grande sorpresa é che il popolo non ha votato tanto il candidato Zelensky, quanto il personaggio televisivo protagonista della trasmissione “Servitore del popolo”: un professore di liceo che diventa inaspettatamente presidente dell’Ucraina e inizia la sua personale lotta contro la corruzione.

In pratica, é come se si candidasse l’attore Luca Zingaretti (mi si perdoni l’uso di questa metafora per la seconda volta) e gli elettori votassero il personaggio di Montalbano, senza curarsi delle idee e dei progetti del candidato reale. Il copione televisivo prevale sul programma politico. Questa strategia di comunicazione politica semplice e geniale, non mancherá di essere studiata da politologi e campaign manager di tutto il mondo.

E adesso? Ecco alcuni elementi positivi e alcuni pericoli di questa situazione.

Elementi positivi

1) In questo momento l’attenzione mediatica sull’Ucraina non é per la guerra o per traffici illegali,ma per un giovane presidente e le aspettative di cambiamento del popolo ucraino. Finalmente, una comunicazione che crea piú curiositá che paura. Un bene per le relazioni internazionali.

2) Vladimir Aleksandrovic (cosí viene chiamato pubblicamente) eredita un Paese pacificato (grazie a Poroshenko) e non piú dipendente dalla Russia, né economicamente, né politicamente, né religiosamente. L’Ucraina é ormai aperta e orientata verso l’Occidente, grazie alla politica di accesso senza visti e agli accordi di libero scambio con l’UE e altri Paesi. L’export, un tempo diretto in gran parte verso l’URSS, oggi é indirizzato verso il Mediterraneo e l’Estremo Oriente. Il Cremlino non puó piú esprimere un suo candidato, come in passato. 

Infatti, il penultimo presidente Yanukovich era stato eletto con piú del 50% di voti filorussi. Infine, la chiesa ortodossa Ucraina si é staccata dalla dipendenza gerarchica del Patriarcato di Mosca, che la rendeva uno strumento di influenza politica russa.

3) Il neo presidente ha maggiori possibilitá di riaprire un dialogo per la conclusione del conflitto del Donbass (oltre 10.000 morti dal 2014, con perdite civili e militari quasi ogni settimana), perché la politica di opposizione anti-russa a tutti i costi di Poroshenko, non consentiva spazi di trattativa. 

L’Ucraina é oggi il campo di battaglia di una guerra indiretta tra le potenze della Guerra Fredda. L’esercito ucraino, equipaggiato e istruito da Americani, Canadesi e Inglesi, si fronteggia con i separatisti filorussi, armati e supportati dalla Russia. Il fatto che anche il voto dei militari ucraini sia andato per metá a favore di Zelensky é un segnale di aspettativa di una pace possibile.

4) Zelensky é un presidente non filo-russo (nel senso di amico di Putin), ma che parla Russo.Questo rappresenta una delusione per quella élite nazionalista che sognava una nazione con una sola lingua ucraina e che l’ha imposta nel sistema legislativo, giuridico e scolastico. Gli elettori hanno mostrato invece la preferenza per la tolleranza e la conservazione della lingua russa, ancora maggioritaria. Anche questo tema dovrebbe contribuire al negoziato con l’invasore, rimuovendo lo spauracchio della egemonia linguistica sulle popolazioni etnicamente piú legate alla Russia. Inoltre, non va dimenticato che é ancora la lingua del business per i 200 milioni di abitanti delle ex-repubbliche sovietiche. Con il Russo si fanno affari dal Kazakhistan alla Mongolia.

5) Zelensky é stato eletto soprattutto per la sua immagine di nemico della corruzione, dove invece Poroshenko non era un candidato credibile. Le azioni necessarie per questa impresa, tra cui creare una magistratura indipendente, sono giá noti pubblicamente e il presidente puó attuarli in tempi brevi. 

Naturalmente, ci saranno delle enormi resistenze da parte della burocrazia, ma il sostegno internazionale e il vasto appoggio popolare, saranno d’aiuto al neo presidente. Altrimenti, la delusione sará rapida e cocente. Il funzionamento della corruzione in Ucraina e i suoi protagonisti sono pubblicamente noti, perché i corruttori non hanno mai sentito il bisogno di nascondersi.

L’Ucraina non ha ancora appreso lo stile discreto della corruzione “all’Italiana”, che occulta i suoi attori attraverso prestanome o schermi societari. In questo Paese si fa tutto alla luce del giorno. Un vantaggio enorme per chi volesse affrontare la mala bestia con seri metodi polizieschi.

6) Infine, oggi l’Ucraina é uno dei due Paesi al mondo con un Capo di Stato ebreo (l’altro é Israele). Questa notizia, sicuramente gradita ad Americani e Israeliani, é positiva dal punto di vista dei timori di rigurgiti antisemiti.

In questi anni, in alcune provincie Ucraine, sono state esposte immagini e simboli di alcuni eroi nazionalisti ucraini del passato, rei di efferate persecuzioni degli ebrei. Questa elezione sterilizza questi timori. Tra l’altro, Zelensky é un laico, probabilmente convertito (alcune fonti giornalistiche dicono che sua figlia é stata battezzata in una chiesa ortodossa), che non ha mai usato la sua origine ebraica come argomento politico. Un approccio saggio, per evitare future strumentalizzazioni in entrambi i sensi.

Gravi rischi

1) Il primo grande rischio nasce dal fatto che le aspettative degli elettori non sono commisurate ai reali poteri del Presidente. Infatti, la presidenza ucraina ha deleghe solo su alcune competenze: politica estera, difesa, giustizia, sicurezza interna (tra cui i servizi segreti) e la Banca Centrale. Invece, tutte le altre competenze (economia, trasporti, sanitá, istruzione, cultura, trasporti) spettano al primo ministro. E in ogni caso le decisioni di entrambi devono passare attraverso l’approvazione del Parlamento. Pertanto, le iniziative di Zelenskiy si scontreranno subito con la vecchia maggioranza. Per il nuovo parlamento, bisognerá aspettare le prossime elezioni di ottobre. Se il suo partito, ancora da organizzare, non conquisterá la maggioranza, sará dura.

2) La questione degli oligarchi. Questo numero ristretto di magnati ha in mano molte aziende strategiche del Paese e soprattutto le televisioni. Normalmente sono divisi tra loro da aspre rivalitá, ma rappresentano un potere forte con cui Zelensky dovrá fare i conti. Se riuscisse a fare un patto basato su un accordo di imposizione fiscale sulle loro ricchezze (come fece Putin) e di una temporanea astensione dalla politica, in cambio della salvaguardia delle loro immense ricchezze, si aprirebbe uno scenario molto incoraggiante per l’Ucraina. Non sará facile.

3) Solo nelle ultime settimane della campagna elettorale si sono conosciuti i membri del team che consiglia Zelensky. Tra questi ci sono due ex-ministri, noti per il loro impegno riformista, un giornalista investigativo e diversi consulenti di strategia politica. Ma si tratta di un gruppo ristretto di persone. Il rischio frequente di tali team di neofiti é quello di non avere abbastanza persone fidate e competenti da nominare nei nodi della pubblica amministrazione. Questo riduce in modo rilevante la capacitá di governo dell’apparato statale e quindi, l’efficacia delle politiche.

4) Il piú grande errore che Zelensky possa fare é quello di concedere qualsiasi favore al suo noto partner d’affari, Kolomoysky. I suoi oppositori politici farebbero salti di gioia nel mostrare che il presidente é una marionetta nelle mani dello spregiudicato oligarca ebreo, residente in Israele.

A proposito di Kolomoysky, chi scrive, si é convinto che la candidatura di Zelensky sia una sua azione di disturbo, sfuggitagli di mano. L’oligarca proprietario del canale televisivo che ha trasmesso “Servitore del Popolo”, ha usato la satira per flagellare classe politica ucraina, perché era animato da rancore per l’espoprio della sua grande banca (Privat Bank) da parte del governo. Poi Kolomoisky ha pensato di trasformare il personaggio televisivo in una candidatura di disturbo, mentre finanziava la campagna di Yulia Tymoshenko, la vera avversaria di Poroshenko. Forse, non si aspettava che il candidato civetta fosse ormai talmente popolare da andare subito in testa ai sondaggi.

In conclusione, abbiamo una situazione in profondo divenire, che converrá seguire con attenzione nei prossimi mesi. Nei suoi primi 100 giorni sará abbastanza chiaro in che direzione va il presidente-attore. Come diceva il Gran Timoniere Mao: “molta confusione sotto il cielo, molte opportunitá”.

Ugo Poletti
Manager e consulente residente a Odessa, consigliere dell’Associazione Culturale Italia-Russia. Twitter account @UgoPoletti

Questo articolo è stato pubblicato qui

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