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Il passo indietro di Berlusconi

Il PDL in caduta libera, il centrosinistra va avanti nei sondaggi

La formazione di un centro moderato trova ostacoli nella figura di Berlusconi ormai in declino. Casini, del resto, ha posto come condizione per un'alleanza UDC/PDL, il ritiro del Cavaliere. L’alleanza con la Lega, non consente di ribaltare la situazione.

Come uscire da questa situazione senza sbocco?

C’è un'unica via di uscita, il ritiro di Berlusconi, che è la condizione necessaria per favorire l’aggregazione di un polo moderato. E allora ecco il fatidico annuncio del Cavaliere: “Io voglio l’unità dei moderati e per ottenerla,se serve,sono pronto anche a non presentarmi”.

Ma Berlusconi fa sul serio?

I precedenti consigliano prudenza.

Il cavaliere come al solito lancia il sasso, per saggiare le reazioni prima di decidere e dare seguito alla sua proposta. E ciò avverrà solo nel caso di buona accoglienza della stessa e in presenza di possibilità concrete che essa vada in porto. Diversamente ci sarà la solita smentita a cui gli italiani sono da tempo abituati

Dove sta il trucco? 

Berlusconi non vuol fare un passo indietro, ma un passo in avanti.

Vuol incrementare subito i voti del PDL. Vuole che nei sondaggi appaia immediatamente l’inversione di marcia, la trasformazione del declino dei consensi in ascesa. Tutto ciò è condizione necessaria per poter da subito guidare le danze. A tal fine, non basta il ritorno di Berlusconi sulla scena politica, occorre che esso sia accompagnato da qualcosa che abbia un notevole rilievo politico ed impatto mediatico, qualcosa in grado di distrarre l’attenzione dei media dalle primarie del PD e di dirottarla sulla sua iniziativa e dunque l’aggregazione del polo dei moderati.

Per uscire dal declino occorre uscire dal cono d’ombra e per questo non c’è di meglio che una bella operazione politico/mediatica.

Questo il cavaliere lo sa bene, lo ha fatto altre volte e c’è riuscito. 

Non intende in alcun modo rinunciare alla conduzione del polo moderato. Ma non lo può fare alla luce del sole. Mancano le condizioni politiche per una sua leadership del centrodestra. E allora si colloca volontariamente dietro le quinte ,per condurre, da quella posizione, il polo moderato. Non si candida ma porrà sulla bilancia tutto il peso del suo partito, per incidere nella scelta del leader, degli uomini di Governo e nella definizione del programma.

Vuole un governo Monti/Casini che, libero dalle ipoteche della sinistra, si muova lungo il percorso da lui delineato: meno tasse e più fermezza verso la Germania.

Ma questa volta il trucco non gli riuscirà.

Appare inverosimile che Monti o Casini accettino l’investitura da un Berlusconi in declino. 

Peraltro il futuro Presidente del consiglio dovrà operare più in Europa che in Italia, dovrà confrontarsi con gli altri capi di governo del continente che non stimano Berlusconi e meno che mai potranno stimare un politico da lui scelto e supportato. Il futuro Presidente del Consiglio non potrà andare in Europa come uomo di Berlusconi.

Casini questo lo sa benissimo, ma sa anche che non può tirare troppo la corda, non può rigettare subito la proposta e cosi assumersi la responsabilità del fallimento dell’aggregazione moderata. I suoi uomini, assettati di poltrone, non glielo perdonerebbero.

Ma il leader dell’UDC deve uscire dall’isolamento in cui si è cacciato, a destra per incompatibilità con Berlusconi, a sinistra con le politiche di Vendola.

E allora per uscire dall’angolo ha subordinato l’accettazione della proposta Berlusconi ad un condizione impossibile: l’autocritica del Cavaliere per ciò che finora ha fatto e l’accettazione integrale dell’agenda Monti. Insomma ha rimandato la palla nel campo del cavaliere, per far dire a lui l’ultima parola e per addossargli, in questo modo, la responsabilità del fallimento della costruzione del centro destra.

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