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Il fascismo ritorna di moda, anche a Parma

Il fascismo ritorna di moda, anche a Parma

Il ritorno al potere nel 2008 dei cosiddetti “moderati” di Berlusconi & Co., ai quali i comunisti fanno schifo, mentre coi fascisti ci vanno a nozze (caso unico in Europa occidentale d’una destra alleata con l’estrema, ossia Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini, eletta alla Camera nelle liste PDL: «Meglio fascisti che froci!» è il suo slogan; con il Msi-Fiamma tricolore di Luca Romagnoli: «Semplicemente non si può sostenere che il fascismo sia stato un male assoluto»; e con la Destra di Storace e il Movimento per l’Italia della Santanchè, oltre che la xenofoba Lega Nord con le sue camicie verdi che rievocano le camicie nere ed i suoi proclami di marcia su Roma dalle valli bergamasche) sembra aver creato il contesto giusto per un ulteriore salto di qualità del neofascismo nostrano.
 
Una realtà in crescita - specie da quando, a settembre 2008, Fini dichiara che “i resistenti stavano dalla parte giusta ed i repubblichini da quella sbagliata" provocando la diaspora di molti ex aennini - che coinvolge circa 480 mila elettori, di cui ben 150.000 giovani sotto i trent’anni , a dimostrazione che tra le nuove generazioni il fascismo è tornato di moda.
 
Una realtà che ha prodotto tra 2005 e 2008 qualcosa come 330 aggressioni fasciste e 160 atti vandalici inneggianti al nazifascismo e che va gradualmente avvicinandosi ai picchi degli anni Sessanta. La cosa ha riverberi inquietanti anche in terre finora immuni dal fenomeno, attualmente concentrato soprattutto in tre aree geografiche quali Lazio, Lombardia e Veneto.
 
A Parma si segnala l’apertura ad aprile 2009 della neofascista Casa Pound, nata nel 2008 come frutto di una scissione della Fiamma Tricolore, che si rivolge soprattutto ai giovani oltre i diciotto anni; mentre il lanciatissimo “Movimento giovani padani” leghista, assai radicato nel parmense, specie a Sorbolo, punta a sfondare soprattutto tra gli studenti delle superiori (14-18 anni) - per inciso il leader del locale Movimento sociale Fiamma tricolore è un professore di lettere del “Bodoni” Massimo Zannoni -.
 
A Casa Pound vanno ascritte iniziative estemporanee come il blitz notturno alle concessionarie FIAT o nella via intitolata a Tito o contro la sede di Rifondazione comunista, la manifestazione col loro leader nazionale Iannone, i manifesti a iosa sui pali dell’elettricità ed i cassonetti del quartiere Montanara e le fiaccolate in ricordo delle vittime delle foibe (il 10 febbraio, data voluta dalla destra per controbilanciare la festa del 25 aprile, alla quale Berlusconi non ha mai partecipato fino all’anno scorso) .
 
Niente di più, finora, ma vanno tenuti d’occhio, viste le intemperanze (a usare un eufemismo) dei “casapoundisti” di altri luoghi: per dirne una, il 13 marzo un nutrito gruppo di neofascisti di Casapound e Blocco Studentesco provenienti da tutta Roma e provincia hanno aggredito con pugni, calci, cinghiate, caschi ed altri oggetti contundenti studenti e studentesse della Università romana di Tor Vergata impegnati in un volantinaggio antifascista, mandandone all’ospedale sette con nasi e braccia fratturate e traumi vari.
 
Nelle edicole di città si vedono i calendari con il Duce nelle varie pose buffonesche, se ti affacci ad una galleria d’arte in viale Mentana appare in bella mostra un’opera di Romano Mussolini con un gerarca che fa il saluto romano… e forse, di questo passo, vedremo anche a Parma le bottiglie di lambrusco con le etichette effigianti Benito Mussolini o Hitler che alcuni anni fa distribuì, con successo, una ditta di Treviso e che si vedono ancora oggi in alcuni autogrill .
 
A ciò si aggiungano: il diluvio di commenti squadristici da Mississipi Burning sulla Gazzetta di Parma online (diventata una specie di palestra dei propagandisti della cultura dell’odio) a ogni sia pur piccolo fatto di cronaca che coinvolga extracomunitari; il raid dell’aprile 2006 contro il centro islamico di borgo San Giuseppe (vengono tracciate sui muri delle svastiche e la scritta “Via da Parma”); l’aggressione dell’aprile 2007, sul ponte Bottego da parte di due giovani sui 20-25 anni ai anni di un extracomunitario di 47 anni, di professione imprenditore, al grido: “Da oggi ve ne dovete andare!” (viene gettato a terra e rapinato dei soldi che aveva in tasca); l’episodio recente che ha visto coinvolto il giovane Bonsu (che Bevilacqua definisce “squadrista più che razzista”) e prima ancora la prostituta nigeriana; forse l’incendio doloso che ha distrutto la Ca’ Rossa degli anziani sul torrente Parma in via Europa (sede di un circolo dell’Arci Pesca).
 
E mettiamoci pure quel che è accaduto da Battei mercoledì 17, quando stagionati ex repubblichini e giovani camerati hanno monopolizzato la serata di presentazione del volume del giornalista del Corsera Antonio Carioti su “Gli orfani di Salò” (un saggio sui giovani neofascisti nell’immediato dopoguerra introdotto dal presidente del CENTRO STUDI ITALIA di Reggio Emilia, che si occupa per statuto di ricerche storiche sulla Repubblica sociale di Salò e il Movimento Fascista).
 
Per inciso, Carioti sembra aspirare a diventare una novello Pansa - il cui “revisionismo” è stato peraltro già sputtanato come una “acritica riproposizione delle discutibili tesi del missino Giorgio Pisanò dall’autorevole saggio di Contorbia sul Meridiano Mondadori dedicato al Giornalismo 1978-2001 – ma nel frattempo sembra un apprendista stregone evocatore di forze oscure, al pari di Montanelli prima del suo tardivo ripensamento che ne fece addirittura un’icona della sinistra.
 
Come considerare tutte queste manifestazioni in una città medaglia d’oro della Resistenza?
 
Dobbiamo seriamente cominciare a preoccuparci, ricordando un passato non così lontano, quando qui come in tutta Emilia lo squadrismo fascista imperversava (per tacere del più recente omicidio di Mariano Lupo nel 1972)?

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