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Il Grande Bluff dell’orgoglio italiano - AgoraVox Italia

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Il Grande Bluff dell’orgoglio italiano

Di recente mi è capitato tra le mani un vecchio articolo che scrissi circa vent’anni fa per “L'Agro”, un giornalucolo locale, gratuito e farcito di pubblicità, di cui all’epoca ero presidente. Oggi non esiste più. Rileggendolo oggi, la sensazione è quella di un brivido freddo: le problematiche strutturali che denunciavo allora non solo sono rimaste identiche, ma si sono cronicizzate e aggravate. Quello che vent'anni fa poteva sembrare lo sfogo amaro di un osservatore cinico, oggi è la radiografia scientifica di un paese al collasso.

La narrativa internazionale vuole che gli italiani siano un popolo fiero, innamorato della propria terra e della propria storia. È un’impostura. Se scavate sotto la superficie del brand "Made in Italy", scoprite che gli unici davvero orgogliosi di essere italiani sono i figli, i nipoti e i pronipoti degli emigrati oltreoceano. Gente che l’Italia non l'ha mai vissuta se non come un album di vecchie foto di famiglia. La verità è un'altra, ed è molto più ruvida: l’unico popolo che odia gli italiani sono gli italiani stessi. Almeno quelli che in patria ci risiedono stabilmente e devono fare i conti ogni giorno con la sua gigantesca ipocrisia.

Per capire l’origine di questo disordine, della corruzione endemica e del cinismo che divora il pensiero comune, bisogna smettere di guardare ai talk show della sera e fare un salto indietro di duemila anni.

La linea di sangue del parassitismo: da Roma ai Consigli Regionali

Il vizio di forma è impresso nel codice genetico della penisola. Nell'antica Roma, mentre i cittadini delle province erano considerati di serie B, gli abitanti della capitale e dell'espansione italica godevano di favoritismi e distribuzioni di beni che permettevano a intere classi sociali di campare senza fare un tubo. I governanti tenevano a bada l'odio sociale inventando il Panem et Circenses: grano gratis e giochi nelle arene.

Nel frattempo, la classe dirigente inventava il nepotismo, blindando i posti di potere per eredi, amici e amanti. Oggi lo chiamiamo Spoil System, ma la sostanza non è cambiata: nei posti di comando strategici vengono piazzati incompetenti abissali, il cui unico merito è garantire la continuità del potere ai loro mentori.

Prendiamo la frammentazione politica attuale. Per gestire questo sistema clientelare non basta il Parlamento Nazionale. Abbiamo venti regioni, piccoli stati mascherati da enti locali. C’è la Lombardia, che con i suoi 10 milioni di abitanti produce un PIL paragonabile a quello di intere nazioni europee, e c’è la Valle d’Aosta, un fazzoletto di terra con 120mila abitanti. Eppure, la struttura politica si replica ovunque con cifre mostruose: circa mille consiglieri regionali che si aggiungono ai 600 parlamentari romani, senza contare le migliaia di consiglieri provinciali e comunali.

Un sindaco di una città media o un consigliere regionale può superare facilmente i 10.000 euro al mese. Stipendi da capogiro che dovrebbero renderli immuni dalla tentazione. Invece, la cronaca è un bollettino di guerra quotidiano di consiglieri indagati per rimborsi gonfiati, mazzette sui contratti pubblici o finanziamenti illeciti.

I maestri d'ascia del proprio naufragio

È qui che la grande ipocrisia origina il Grande Bluff. Sentiamo parlare a sproposito, ogni giorno, delle decine di "buchi" del sistema: il buco di bilancio, la falla nella sanità, il collasso delle infrastrutture. Come se fossero calamità naturali, incidenti di percorso imprevedibili.

Non è così. L’Italia si comporta come un esercito di maestri d’ascia che, dopo aver realizzato un vascello dalla bellezza invidiabile e averlo messo in mare — vedendo che funziona egregiamente — decide di immergersi sotto la linea di galleggiamento. E, con gli stessi strumenti usati per crearlo, si dà da fare per produrre falle.

Perché lo fanno? Un po’ per dabbenaggine, un po’ perché qualcuno ha promesso loro qualcosa in cambio. Il carpentiere che apre la falla spera di ottenere il monopolio sulla fornitura dei tappi di sughero, o magari il posto da vedetta per il proprio figlio sul prossimo scalandrone. È il paradosso assoluto: un popolo capace di picchi di ingegno e di civiltà unici al mondo, che però lavora scientificamente al proprio naufragio per raccogliere i detriti che galleggiano.

Il tariffario del merito e il business delle esternalizzazioni

La spoliazione dei posti pubblici non basta più a soddisfare la fame dei protetti, ma dove non arriva la legge, arriva il malaffare consolidato. Vent'anni fa si denunciava, quasi come uno scandalo isolato, l'esistenza di un tariffario per superare i concorsi pubblici. I fatti e le inchieste giudiziarie degli ultimi anni (come gli scandali sulle mazzette per i concorsi nelle forze dell'ordine o nell'esercito) hanno dimostrato che non era un’esagerazione paranoica, ma un sistema scientifico: decine di migliaia di euro (spesso proprio la cifra di 30.000 euro) passati di mano per comprare quiz e test psico-attitudinali.

Oggi il sistema si è ulteriormente raffinato, legalizzando il clientelismo attraverso la ragnatela delle società ad hoc, delle municipalizzate e dei subappalti.

I call center che gestiscono le prenotazioni sanitarie (i CUP regionali), i servizi di guardiania, le ditte di pulizia degli uffici pubblici e la gestione dei rifiuti sono il terreno di caccia ideale. Si creano società partecipate o si esternalizzano i servizi a cooperative nate dal nulla, rette da teste di legno. Dietro c’è sempre lo zampino del politico locale, che controlla l'organigramma e decide chi deve essere assunto. Non si tratta di creare lavoro, si tratta di creare bacini di voti scambiando diritti con favori.

Chi c'è dietro il trucco

A conti fatti, la parte attivamente corrotta e collusa della società italiana corrisponde a quel 20-30% della popolazione che campa direttamente o indirettamente di questi meccanismi. Ma il vero Grande Bluff non è la corruzione in sé. Il Grande Bluff è il silenzio complice del restante 70%.

Oggi tutti sanno che il trucco c'è. Tutti sanno del bando di gara scritto su misura per l'amico dell'assessore, del concorso blindato in partenza, della municipalizzata che serve solo a pagare stipendi a manager trombati dalla politica. Eppure, la reazione collettiva è una scrollata di spalle. La vergogna di essere italiani non sta nel fatto che il sistema sia marcio; sta nel fatto che abbiamo accettato quel marciume come l'unica architettura sociale possibile per sopravvivere.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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