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 Home page > Tribuna Libera > I migranti devono morire in silenzio senza infangare il buon nome dell’Ue. (...)

I migranti devono morire in silenzio senza infangare il buon nome dell’Ue. Questo è quanto stabilisce l’accordo di Parigi

E' un'Europa crudele e stupida quella che ha siglato l'accordo di Parigi.

Crudele perché finanzia dittature sanguinarie e violente, le torture e le sevizie dei lager ed ostacola i salvataggi. Stupida perché si propone obiettivi irrealizzabili, favorisce le politiche nazionalistiche che sono contro il suo DNA e finanzia la tratta degli schiavi che dice di voler eliminare 

E' un'Europa che formalizza la politica razzista dei respingimenti mascherati.

Prevenire i flussi migratori, rimpatriare: questi gli elementi portanti di questa strategia, concepita dall’Italia ed adottata dalla Ue. 

E dunque niente accoglienza niente integrazione, ma una nuova politica di respingimenti simile a quella adottata da Berlusconi, che affidò a Gheddafi la repressione dei flussi migratori. Una politica di respingimenti mascherata.

L’Europa vuole ridurre drasticamente gli arrivi, ma non vuole sporcarsi le mani, e soprattutto non vuole mostrare al mondo la regressione civile, morale ed etica, che ciò comporta, la violenza, le sevizie, le torture necessarie allo scopo.

I migranti devono morire in silenzio senza fare rumore, senza infangare il buon nome della UE.

Per questo nell’accordo si richiama la guardia costiera libica al rispetto dei diritti umani, l’Europa, non vuole trasformare la Libia in un campo profughi.

Questa è l'impressione che si vuol dare.

Ma i campi profughi esistono in Libia, e così anche la violenza e le torture in esse perpetrate, su cui pesa come un macigno il silenzio e l’indifferenza dell’Italia e dell’Europa.

E tutto ciò, denuncia l’ipocrisia di chi che cerca inutilmente rimediare.

L’obiettivo vero è creare e formare comunque in Africa delle strutture di sicurezza, anche se sono lager, pur di frenare i flussi migratori e favorire un rimpatrio volontario assisti.

Per questo l'accordo sposta i confini europei in Africa, sostenendo strutture governative a nord del Niger e del Chad, per il soccorso agli individui in pericolo nel deserto e rafforzando la loro frontiera nord con la Libia che gioca un ruolo centrale in questa operazione di mistificazione.

Solo la Libia può autorizzare accesso alle ONG, e così neutralizzare di fatto la loro azione di soccorso in mare. 

Soldi a governi anche se antidemocratici, anche se dittature violente rette da sanguinari ras locali. Soldi per questi Paesi anche se finanziano la tratta degli schiavi, che l'Europa a parole e solo a parole vuol eliminare.

Soldi per lager dove abbondano torture, violenze e sevizie su uomini donne e bambini.

Questo è l'accordo di Parigi. Come è caduta in basso questa Europa, sedicente democratica, se dicente solidale, pur di indurre questi Paesi a realizzare il lavoro sporco, che essa non vuol fare. 

 

Obiettivi irrealizzabili

Un 'Europa crudele e stupida, perché al di là degli aspetti etici e di civiltà, resta il fatto che gli obiettivi dell’accordo sono irrealizzabili.

Quando popoli interi si spostano per fame, nessun accordo li può fermare solo la violenza, i lager e le sevizie. Se poi l’accordo si realizza tra l’Europa, che non è un soggetto politico, ma un ammucchio di stati in lotta tra di loro, ed alcuni paesi africani, si capisce allora la sua fragilità.

E d’altra parte, un accordo siffatto non può essere dettato dai pruriti elettorali di alcuni paesi europei. Deve tener conto del complesso delle cause dei flussi migratori, che non sono dovuti solo a ragioni economiche. ma anche climatiche e al contagio via internet di culture e di civiltà.

L’accordo di Parigi è contro la storia e la convivenza pacifica tra stati.

E d’altra parte l’accordo di Parigi incentrato sulla riduzione dei flussi è contro la storia perché implementa un principio nazionalistico in una società globale.

Il mondo globale è il mondo in cui viaggiano idee capitali ma anche persone. L’accordo di Parigi vuole frenare i flussi migratori e quindi i movimenti delle persone.

E ciò dietro il paravento del principio “aiutiamoli a casa loro” che, sotto la veste della solidarietà, nasconde il nazionalismo.

Il contagio via internet di culture e di civiltà, per un verso spinge verso i nazionalismi, per un altro verso accentua la volontà di conoscere di contattare di integrarsi con altri popoli altre civiltà.

In tal senso l’accordo di Parigi, con la politica dei respingimenti, favorisce i nazionalismi, gli scontri di civiltà più che la convivenza pacifica tra civiltà religioni e storie diverse.

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