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Garante Privacy, inghiottitoio di soldi

Il Garante della Privacy: stipendi d’oro, riserve milionarie e un conto che non torna

Mentre ospedali pubblici arrancano, le pensioni minime condannano alla povertà chi ha lavorato una vita intera e lo Stato chiede continui “sacrifici”, esiste un angolo dell’amministrazione pubblica che sembra vivere in una realtà parallela: l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.

Un’Autorità certamente prevista dalla legge e formalmente necessaria, ma il cui peso economico e soprattutto la gestione delle risorse pubbliche sollevano interrogativi sempre più difficili da ignorare.

Cinquanta milioni l’anno. Sempre.

Il Garante della Privacy costa circa 50 milioni di euro l’anno allo Stato. Denaro pubblico, trasferito regolarmente dal Ministero dell’Economia.
Di questa somma, oltre il 70–80% finisce in stipendi e indennità, secondo le ricostruzioni emerse anche dall’inchiesta di Report.

Una macchina costosa, rigidamente autoreferenziale, dove la parte preponderante delle risorse non va in investimenti tecnologici, tutela dei cittadini o rafforzamento dei controlli, ma nella remunerazione del personale.

E qui i numeri iniziano a stridere.

Stipendi fuori scala

Secondo i dati emersi e secondo l'analista economico di Report:

  • un commesso dell’Autorità percepisce circa 2.300 euro netti al mese per 13 mensilità

  • un impiegato arriva a 3.600 euro mensili netti

  • un funzionario può superare i 5.600 euro al mese netti

  • Presidente del Garante: circa 240.000 euro lordi all’anno

  • Vice Presidente e altri componenti del Collegio: circa 160.000 euro lordi all’anno ciascuno (Garante Privacy)

Tutti stipendi pagati con soldi pubblici.

Per confronto:

  • un metalmeccanico italiano guadagna mediamente 1.700–1.800 euro al mese

  • un pensionato del commercio, con oltre 40 anni di contributi, può trovarsi oggi con 600–700 euro mensili, una cifra che non copre neppure un affitto in una città medio-piccola.

Qui non si tratta di “invidia sociale”, ma di proporzioni.

Il paradosso dei 100 milioni fermi in banca

Ma il dato più clamoroso, emerso dagli economisti interpellati da Report, riguarda un altro aspetto ancora più difficile da giustificare.

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