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Contraccezione d’emergenza: il bavaglio dei medici cattolici, intervista ad Anna Pompili

La Società Medica Italiana per la Contraccezione (SMIC) indice un concorso rivolto agli studenti dei licei artistici per promuovere la consapevolezza dei giovani sulla contraccezione e sulle malattie a trasmissione sessuale. 

Quest’anno il premio è stato assegnato al progetto #Usalafamiracoli, realizzato nell’Istituto Giorgi-Woolf di Roma, che affronta il tema della contraccezione d’emergenza con una rielaborazione dell’Annunciazione di Botticelli nella quale Maria si vede porgere dall’arcangelo Gabriele la pillola dei 5 giorni dopo, accompagnata dall’invito a utilizzarla in quanto “miracolosa”.

Allo sconcerto immediatamente manifestato dai vari movimenti religiosi no-choice si aggiunge ora un attacco più duro e studiato a tavolino da parte dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI), il cui presidente Boscia ha scritto alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) chiedendo di intervenire “ad ogni livello” e di assumere “provvedimenti deontologici e/o disciplinari”.

Abbiamo chiesto il parere di Anna Pompili, cofondatrice di AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto) e ginecologa presso un consultorio della ASL RM1 e il servizio IVG dell’ospedale San Giovanni di Roma.

Redazione: L’Amci, nella persona del suo presidente Boscia, ha definito il messaggio di #usalafamiracoli «altamente strumentale, lontano mille miglia dal vero sentire etico delle persone cui è rivolto», partendo quindi dall’assunto che il target sia una persona che condivide i principi etici cattolici, secondo i quali ogni genere di contraccezione chimica o meccanica è peccaminosa. Cosa senti di rispondere a una simile affermazione?

Pompili: Il problema sotteso a tale affermazione è il preconcetto cattolico che esista un “sentire etico” che, ovviamente, è quello “vero” e che, essendo “vero” non può che essere unico. L’elaborato dei ragazzi dell’istituto Giorgi-Woolf di Roma dimostra che non è così, che il sentire delle persone è vario e complesso, e un medico dovrebbe partire proprio da questo presupposto per capire le persone che ha il compito di curare o, più ambiziosamente, di non far ammalare. In un articolo pubblicato su LEFT nei giorni scorsi, ho invitato il presidente dei medici cattolici a visitare un consultorio pubblico, ben diverso da quelli confessionali che forse lui è abituato a frequentare. Lì potrà incontrare le persone reali, con problemi reali, le ragazze e i ragazzi che secondo lui esprimono una “deriva culturale” semplicemente perché la pensano diversamente da lui. Lì potrà capire il rispetto per gli altri e per il loro diritto a compiere scelte in autonomia, lì potrà capire quanto profondamente sentiamo il dovere di informare correttamente le persone, anche se poi, sulla base di quelle informazioni, faranno scelte che non condividiamo.

Personalmente quando una donna mi chiede l’inserimento di un contraccettivo intrauterino, la cosiddetta “spirale”, ne spiego sempre il meccanismo d’azione, che può essere “intercettivo”. La spirale può, cioè, ostacolare l’impianto di un pre-embrione. Spiego che, sebbene questo non abbia nulla a che vedere con l’aborto da un punto di vista scientifico, per i cattolici lo è, e quindi, se la donna è cattolica, dovrebbe prendere in considerazione anche questo punto di vista (non verità assoluta, tantomeno verità scientifica).

Faccio il mio dovere, niente di più. Mi piacerebbe che anche i medici cattolici facessero il loro, informando correttamente le persone sul meccanismo d’azione dei contraccettivi di emergenza ormonali, che non solo non sono abortivi, ma non interferiscono neanche con il processo dell’impianto.

I medici cattolici hanno tutto il diritto di considerare i contraccettivi peccaminosi e immorali. Parimenti, hanno il dovere di informare correttamente le/i loro pazienti. Confondere il giudizio morale con l’evidenza scientifica è una operazione intellettualmente disonesta, che non fa onore al “vero sentire etico” dei cattolici.

L’art. 54 del codice deontologico dei medici, citato da Boscia nel comunicato, prescrive che «L’informazione sanitaria non può assumere le caratteristiche della pubblicità commerciale» specificando poi che «è indispensabile che l’informazione, con qualsiasi mezzo diffusa, non sia arbitraria e discrezionale, ma utile, veritiera, certificata con dati oggettivi e controllabili». Ritieni che la campagna in questione possa aver violato questa norma e/o che l’informazione non abbia le caratteristiche richieste?

In realtà l’iniziativa “Informiamici”, promossa dalla SMIC (Società Medica Italiana per la Contraccezione), ormai alla terza edizione, è un concorso cui possono partecipare gli studenti dei IV anni di corso dei licei artistici e degli istituti d’arte. È una lodevolissima campagna di sensibilizzazione sui temi della salute e dei diritti riproduttivi e della lotta al bullismo e alle discriminazioni di genere; gli elaborati degli studenti possono essere votati solamente dagli studenti, e vengono premiati, a giudizio insindacabile dei loro pari, con una borsa di studio.

L’elaborato vincente, che ha ottenuto più di dodicimila “like”, raffigura l’annunciazione del Botticelli, con l’angelo che porge a Maria una confezione di EllaOne, la pillola dei “cinque giorni dopo”; in alto si legge “Usala fa miracoli”. ”Blasfemia!”, ha gridato il presidente dei medici cattolici. Ammesso che sia vero, l’accusa andrebbe fatta in chiesa, forse gli organizzatori del concorso si guadagnerebbero una scomunica, ce ne faremmo una ragione. E invece l’accusa di blasfemia viene fatta in una lettera indirizzata al presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri, il che è gravissimo, perché evidentemente si ritiene che tutti i medici debbano aderire al pensiero unico cattolico. Mi permetto di ricordare al collega Boscia che la religione di stato (anche se non ce ne siamo ancora accorti) non esiste più e che le persone sono persino libere di non credere.

 

Per quanto attiene alla accusa di violazione dell’articolo 54 del codice di deontologia professionale, direi che l’unico riferimento non oggettivo o non veritiero nell’elaborato degli studenti è il riferimento ai “miracoli”, che, tutti sappiamo bene, non esistono. Si tratta ovviamente di una “licenza satirica”, che non pretende di informare nessuno, ma che vuole sensibilizzare all’utilizzo dei contraccettivi (ultima ratio, quelli di emergenza).
Quando il presidente dei medici cattolici afferma che la contraccezione ormonale di emergenza (pillola del giorno dopo e pillola dei cinque giorni dopo) se assunta dopo la fecondazione “è chiaramente abortiva” dice il falso. Se lo dice pubblicamente viola il codice deontologico che obbliga il medico ad informare sulla base dei consensi e delle evidenze scientifiche del momento (articoli 4 e 6 del codice di deontologia medica).

L’Amci sostiene che in base a quanto scritto nel bugiardino della pillola dei 5 giorni dopo il farmaco «impedisce l’impianto dell’ovulo» e che per tale motivo va ritenuto abortivo. Sbagliamo a dire che una gravidanza inizia dopo l’impianto e che quindi prima che ciò avvenga non è corretto parlare di aborto? Qual è l’orientamento della comunità medico scientifica in merito?

In primo luogo i medici dell’AMCI, con il loro presidente, avrebbero fatto bene a leggere il bugiardino dei contraccettivi ormonali di emergenza, prima di esporsi a figuracce. Il bugiardino a cui fanno riferimento è infatti quello della pillola del giorno dopo prima del 2015. In quella data il bugiardino è stato doverosamente cambiato sulla base delle evidenze scientifiche pressoché unanimi e delle raccomandazioni di TUTTE le società scientifiche internazionali, nonché dell’EMA (Agenzia Europea dei Medicinali), dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e della FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia), e la parte sul possibile meccanismo intercettivo è stata eliminata. Oggi il bugiardino di entrambi i contraccettivi di emergenza ormonali riporta un unico meccanismo d’azione, quello di ritardo o inibizione dell’ovulazione.

In ogni caso, anche se l’accenno ad un possibile meccanismo intercettivo fosse rimasto, nulla avrebbe a che vedere con l’aborto, che può verificarsi solo quando una gravidanza abbia avuto inizio. Per la scienza la gravidanza ha inizio solo dopo che il processo dell’impianto si sia completato e non con la fecondazione, come sostengono i cattolici. Non accettare di parlare un linguaggio comune, giocare sui fraintendimenti e sulle false informazioni, non riconoscere la validità dell’evidenza scientifica e dei consensi quando siano in contrasto con i nostri pregiudizi ideologici costituisce, a mio avviso, una violazione della deontologia professionale.

Anche la campagna Testa o croce? Non affidarti al caso! dell’UAAR è stata messa sotto accusa (e poi censurata), perché offenderebbe i medici ledendone la libertà di coscienza e perché potrebbe danneggiare minori e adolescenti. Da ginecologa con esperienza in un consultorio per adolescenti come la vedi?

Conosco bene la campagna, che ho sostenuto in molte occasioni. Il fatto che l’ovvietà di sostenere il diritto delle persone ad essere informate sulla possibilità che il loro medico eserciti una qualche forma di obiezione di coscienza sia vista come un vulnus per la “libertà di coscienza” dei medici dà la misura della società nella quale viviamo e del potere esercitato da potentati ideologici cui la politica si sottomette supinamente.

Gli obiettori ritengono di essere “discriminati” da tali richieste, ignorando il diritto delle cittadine e dei cittadini a non essere curati sulla base di un pregiudizio etico che può limitare la loro libertà di scelta. La legge 194, ammettendo l’obiezione di coscienza, cerca di bilanciare due diritti, quello delle donne a interrompere la gravidanza e quello dei medici ad agire “secondo coscienza”, ma io chiedo: dove sta il bilanciamento dei diritti quando scopriamo che il nostro medico curante rifiuta ad una ragazzina minorenne la prescrizione del contraccettivo di emergenza, o ritiene immorale la nostra scelta di interrompere una gravidanza non voluta, il nostro diritto alla salute e a decidere della nostra vita? E dove sta il bilanciamento di diritti quando gli obiettori sono la grande maggioranza dei ginecologi e in alcune regioni l’aborto diviene un calvario allucinante?

E chiedo ancora: perché spiegare a minori e adolescenti che esercitare un diritto di scelta potrebbe danneggiarli? Solo chi ritiene di essere depositario della Verità Assoluta può temere le scelte altrui, l’altrui consapevolezza, l’altrui libertà. Da ginecologa con esperienza in un consultorio adolescenti storico, posso dire che il paternalismo non funziona, soprattutto con i giovani. Posso dire che quando le ragazze e i ragazzi capiscono che dall’altra parte della scrivania c’è qualcuno che, pur sapendone più di loro le/li rispetta, ascolta le loro idee, non prescinde da esse, si concretizza una relazione nuova, unico possibile presupposto ad una medicina che abbia al suo centro le donne e gli uomini reali, non le malattie e il potere di cura dei medici.

Purtroppo in questi tempi oscuri assistiamo ad un fatto gravissimo: in molte regioni i consultori pubblici chiudono, mentre sempre più consultori privati, per la gran parte confessionali, vengono convenzionati con i sistemi sanitari regionali. In Lombardia una legge regionale del 2000 permette a questi consultori di non applicare la legge 194, e possiamo immaginare quale sarà l’offerta contraccettiva in queste strutture. Uno schiaffo sonoro ai principi di uguaglianza e universalismo che hanno ispirato l’istituzione del nostro sistema sanitario nazionale, uno schiaffo sonoro al diritto alla salute, ma anche una chiamata ad alzare la testa, per difendere i nostri diritti.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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