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Calabria: 56 migranti salvati da bagnini e turisti a Isola Capo Rizzuto. Si può disobbedire a Salvini e all’odio

Una gara di solidarietà sulla spiaggia di Isola Capo Rizzuto in Calabria. Undici bambini, sei donne e 39 uomini, di nazionalità siriana e irachena sono state tratte in salvo dai turisti e bagnini. Quando hanno capito di essere in salvo hanno pianto.

 

 

Le facce stremate, gli occhi carichi di pianto, per la paura, la stanchezza e la salsedine accumulate in un lungo viaggio potenzialmente senza fine. Sono quelli dei migranti sbarcati lo scorso 24 luglio in Calabria, sulla spiaggia di Isola Capo Rizzuto, dove a occuparsi dei soccorsi sono stati bagnini e villeggianti. Si sono gettati in mare per dare una mano, caricandosi addosso uomini, donne e bambini nell’ultimo tratto di strada da fare prima della salvezza. Sono in totale di 56 le persone salvate dal mare, tra le quali undici bambini, sei donne e 39 uomini, di nazionalità siriana e irachena. Hanno viaggiato su un veliero scappato ai radar, e forse solo per questo non diventato oggetto di scontro politico, riuscendo così a raggiungere nel silenzio la costa calabrese, per poi arenarsi sulla spiaggia rossastra tra Capopiccolo e Soverato, già dalle prime ore del mattino popolata dai bagnanti.

Ad accorgersi della barca a vela sono stati i bagnini di due villaggi turistici della zona, in spiaggia già alle cinque del mattino, pronti per iniziare il turno di lavoro di un martedì come tutti gli altri. Da lontano, scrutando il mare, hanno però notato quell’imbarcazione navigare sottocosta. Sospetta, hanno subito pensato. E hanno capito in pochi istanti: si trattava di migranti. Così hanno allertato la Guardia costiera, decidendo però di darsi subito da fare, senza sprecare tempo prezioso. Sono saltati su alcuni pattini, raggiungendo la barca in avaria e tendendo la mano a quelle persone. E mentre i migranti aspettavano il loro destino, inconsapevoli su cosa sarebbe successo loro da quel momento in poi, la spiaggia ha iniziato a popolarsi, riempiendosi di turisti e persone del posto, tutti pronti a stendersi sotto i raggi del primo sole. Ma una volta arrivati in riva al mare, con i teli e l’ombrellone ancora in mano, si sono ritrovati davanti quella bagnarola lunga 16 metri, talmente sgangherata da sfuggire ai sistemi di controllo ma carica per ogni suo centimetro quadrato di persone. Che a fatica si reggevano in piedi, increduli di essere arrivati vivi fin lì.

È stato in quel momento che è accaduto il miracolo: delle urla che da mesi popolano il web, della caccia al migrante, in quel piccolo paradiso che affaccia sul mar Ionio, non s’è visto nulla. Nemmeno una traccia, un minimo rigurgito. C’era, invece, tutta l’umanità che sembrava ormai perduta, sepolta da tempo dalla paura per chi viene da fuori, consacrato da più parti radice di ogni male.

Con solo i costumi indosso o ancora in maglietta e pantaloncini, senza attendere istruzioni, senza pensarci su più di tanto, i bagnanti si sono gettati in mare, arrivando a lunghi passi fino al veliero, per far sì che quei bambini toccassero subito terra, assieme ai loro compagni di viaggio. Li hanno stretti al proprio corpo, un braccio attorno alla spalla per reggersi in piedi, trascinandoli fino a riva. Attorno a loro, intanto, poco per volta, sono arrivate le motovedette della Guardia costiera, che hanno messo in pratica gesti studiati e consapevoli, completando il lavoro fatto fino a quel momento dai bagnanti.

I primi a toccare la spiaggia sono stati una madre e il suo bambino appena nato, fatti salire a bordo del pattino, poi è toccato agli altri. I bambini, appena poggiati i piedi sulla sabbia, sono scoppiati in pianti liberatori, per lavare via la paura accumulata sulla pelle, come polvere, durante il viaggio.

Poco dopo sul posto sono intervenuti i volontari della Croce Rossa Italiana e della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, assieme agli uomini della Guardia Costiera, della polizia di Stato, dei carabinieri, della Guardia di Finanza e del 118. I migranti, in attesa di essere trasferiti al Cara di Sant’Anna, sono stati accuditi sulla spiaggia, dai volontari, dai sanitari e dagli stessi bagnanti che li avevano aiutati ad arrivare fin lì. E che porgevano acqua, cibo e mani, per dare conforto e aiutare il cuore, finalmente, a rallentare.

Simona Musco

da il dubbio

Questo articolo è stato pubblicato qui

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