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Bufale: la Libia, i media e il Viagra

Nella sua inchiesta sulle brutalità sessuali del regime libico Annick Cojean dà per assodata la vecchia notizia sul Viagra distribuito ai gheddafiani per istigare allo stupro di massa.

Su "il Venerdì di Repubblica" del 12 ottobre 2012 compare un'intervista rilasciata alla première Dame francese Valérie Trierweiler, nella quale la giornalista francese Annick Cojean parla del suo libro-inchiesta sui crimini sessuali attribuiti a Gheddafi, al suo entourage ed al suo esercito.

Sono racconti strazianti, di fronte ai quali non si può non inorridire. Già in un altro post ho trattato in modo critico dell'informazione di guerra, e si sarà capito che ormai tendo a diffidare dalle notizie che la stampa mainstream riferisce su questi temi. Tuttavia suppongo che la Cojean sia una giornalista professionista e suppongo ben documentata, io non sono un giornalista. Tuttavia c'è un passo dell'intervista che mi suscita un dubbio. La Cojean infatti dice che «fra i soldati [di Gheddafi] distribuivano addirittura il Viagra, per incoraggiare gli stupri».

Questa notizia era rimbalzata nei media occidentali nell'aprile del 2011 e fu sbandierata da Hillary Clinton come prova della necessità di un intervento armato, ma - chi ha seguito in modo non superficiale la questione lo saprà - era stata ampiamente smentita poco tempo dopo, in primis da Human Rights Watch e da Amnesty International, mai tenere col regime.

Nel giugno dello stesso anno ne scrivevano ad esempio di Maurizio Matteuzz sul Manifesto(1) e Gian Micalessin sul Giornale(2): la denuncia si sarebbe basata su alcune bustine del famoso medicinale trovate dai ribelli nelle tasche dei cadaveri di alcuni soldati governativi. Tuttavia né gli osservatori Onu, né i rappresentanti delle due organizzazioni umanitarie citate avrebbero trovato alcuna prova convincente di quanto dichiarato.

Un anno dopo ne parla ancora il portavoce di Amnesty Riccardo Noury in un'intervista alla rivista Pressenza, di cui riporto questo passo:

«Come scrivevo prima, i nostri standard di ricerca cercano di garantire che le informazioni che rendiamo pubbliche siano al di sopra di ogni inquinamento dalla propaganda e, riprendendo le tue parole, “certe e verificate”. Penso a una “bufala” della guerra di Libia, sulle scorte di “viagra” che sarebbero state fornite ai militari pro-Gheddafi per compiere stupri di massa sui civili delle aree in rivolta. Quella l’abbiamo scoperta noi.»

Le indagini della Cojean saranno state sicuramente approfondite. Tuttavia non sono a conoscenza di nuovi sviluppi delle indagini sull'argomento e non posso escludere che la giornalista possa aver preso per buone notizie ampiamente smentite. Certo, questo non toglie nulla alle altre sconcertanti rivelazioni contenute nell'inchiesta della Cojean. Ma mescolare scivoloni a inchieste serie non penso faccia bene alla verità.

Interessante notare che nello stesso numero del Venerdì compariva un bell'articoletto sulle grandi "bufale", citando tra gli esempi quella riguardante le presunte armi di distruzione di massa di Saddam, riflettendo come spesso l'"autorevolezza" di una fonte - come poteva essere la parola di un presidente degli Stati Uniti - possa contribuire a rendere credibile una notizia falsa.


(1) Maurizio Matteuzzi, Libia. La "bufala" degli stupri di massa, il Manifesto, 25 giugno 2011.

(2) Gian Micalessin, Viagra e stupri di massa in Libia? Solo balle dei ribelli, il Giornale, 25 giugno 2011.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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