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Alternanza scuola-lavoro: Confindustria stringe l’accordo a Firenze. Attenzione alle speculazioni sulla pelle dei lavoratori

L'alternanza scuola-lavoro prende forma in questi mesi, in preparazione del prossimo anno scolastico, Confidustria e Miur hanno siglato un accordo in cui individuano gli istituti e le imprese in cui tale alternanza si realizzerà.

In particolare, si tratta degli studenti dell' ITIS Tullio Buzzi di Prato, ITIS Antonio Meucci di Firenze, ISIS Leonardo Da Vinci di Firenze, ITT Sarrocchi di Siena, Istituto Professionale Chino Chini di Borgo San Lorenzo (Fi), ITT Balducci di Pontassieve (Fi) che potrenno andre a lavorare almeno 400 ore nel secondo biennio (come previsto dalla L.1107/15"Buona Scuola") nelle seguenti imprese: Ge Oil & Gas Nuovo Pignone, GKN, Fasep 2000, Knorr-Bremse, OCEM, TecnoSystem, K-Array, Pear.

Nel comunicato stampa, Confindustria per ora può cantare vittoria: "Quando si lavora in sinergia per il raggiungimento di uno stesso fine i risultati sono tangibili – sottolinea Alfredo Coltelli, presidente della Sezione Metalmeccanica di Confindustria Firenze -. Scuola e impresa stanno finalmente parlando un linguaggio comune; il protocollo firmato oggi dimostra che è possibile creare una cultura di impresa già sui banchi di scuola, che orienta gli alunni in scelte più consapevoli, rendendo nel contempo le scuole più attraenti perché connesse con le realtà industriali del territorio" .

Allo stesso tempo, il Sottosegretario del Miur, Gabriele Toccafondi, può ritenersi soddisfatto per aver dato seguito ad un protocollo d'intesa, siglato nel dicembre 2015, in cui le parti interessate- Città Metropolitana Firenze, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Firenze, Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana e Confindustria Firenze (ad eccezione dei protagonisti, ovviamente, gli studenti!)- si impegnavano a dare concretezza a tale percorso.

A questo punto, tocca a noi

Dobbiamo ribadire in tutti le occasioni possibili che l'alternanza scuola-lavoro non riduce la dispersione scolastica, né risolve il problema della disoccupazione giovanile, al contrario, si tratta, come abbiamo provato ad argomentare in questo documento, dell'ennesimo elemento di competizione a ribasso sui salari e diritti, poiché gli studenti - stagisti rappresenteranno un ulteriore incentivo per le imprese a non assumere.

Dobbiamo, lottare nelle scuole per far rispettare almeno tre punti
:

1. gli stage non devono essere obbligatori (alternativa non penalizzante per chi non vuole farli) e devono essere retribuiti! 

2. nessuna azienda che abbia licenziato, delocalizzato, avviato mobilità, attivato cassa integrazione o ristrutturato in peggio le condizioni salariali e lavorative negli ultimi anni può fare domanda per avere stagisti: nessuna speculazione sulla pelle dei lavoratori!

3. neanche un euro deve essere dato alle aziende: i finanziamenti stanziati devono essere destinati a potenziare l'offerta formativa all'interno della scuola, non a fare ulteriori regalini alle imprese

Ma non solo, a questo punto, dobbiamo prendere contatto con i lavoratori delle aziende, a partire da quelle sopralencate, e sperimentare forme di lotta unitarie contro il lavoro gratuito.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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