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Aljazeera: nuove prove sul colpo di stato che porterà alla caduta di Morsi e al ritorno dello stato di polizia

Un documentario pubblicato dal sito Aljazeera denuncia il colpo di stato dell'Egitto del 2013. Quel colpo di stato che qualcuno ancora oggi tende a negare come tale. 

Quel colpo di stato che porterà l'Egitto ad una dittatura terribile, una delle più terribili di questo secolo, un colpo di stato sostenuto direttamente o meno dalle principali democrazie occidentali, che continuano a relazionarsi con quell'Egitto che criminalizza ogni opposizione, ogni pretesa di diritti umani, in un Paese dove dal 2013 sono state migliaia le persone in fuga verso l'Europa, poco meno di 10 mila, chiedendo asilo politico principalmente tra Germania, Italia, Francia e Regno Unito,un Paese dove servirebbero corridoi umanitari per dare la possibilità agli egiziani di fuggire, cosa che oggi, i più, possono solo sognare. Egitto dove si speculano palate di soldi per città faraoniche, mentre la gente muore di fare, la povertà dilaga, l'analfabetismo è a livelli sconcertanti ed i diritti umani oasi virtuale nel deserto della desolazione umana. Un documentario di una quarantina di minuti dove si evidenzia come la "primavera araba del 2011 aveva posto la fine del governo trentennale del presidente Hosni Mubarak e in 18 mesi Mohamed Morsi era diventato il primo presidente eletto democraticamente in Egitto.

Ma dopo un anno in carica, quasi ogni settimana manifestazioni di piazza e rivolte sembravano raggiungere l'apice con le richieste di dimissioni di Morsi e persino l'intervento dei militari. A luglio 2013, Morsi è stato rovesciato." Si legge che "Jamal Elshayyal di Al Jazeera ha riferito di eventi in Egitto all'epoca - e ora rivela nuove prove esclusive di cospirazione di alto livello, interruzione del potere e tradimento nel tumulto che ha portato agli ultimi giorni di Morsi in carica. Fino ad ora, gran parte di ciò che si è svolto negli ultimi giorni della presidenza di Morsi era noto solo a coloro che hanno assistito agli eventi in prima persona. Dei nove uomini con Morsi al momento, solo uno non è più in prigione."Si scrive che "per tutto il 2012 e nel 2013, le strade dell'Egitto sono state scosse da proteste e rivolte quasi settimanali, così come una rabbia e una frustrazione che hanno diviso la nazione.

Le persone che si erano sollevate nel 2011 avevano visto piccoli miglioramenti economici e sentivano che la libertà che avevano guadagnato era stata usata da qualcuno per creare il caos." "Da quello che so, alti funzionari del governo americano in quella congiuntura, il 25 giugno 2013, erano consapevoli della possibilità di un colpo di stato militare contro Morsi", secondo Andrew Miller, US National Security Council (2014-2017).Alcuni giorni dopo il discorso del 26 giugno di Morsi, nel quale tentava di pacificare la popolazione e offriva diverse concessioni all'opposizione, il suo ministro della difesa generale Abdel Fattah el-Sisi pubblicò l'ultimatum con il quale lo intimava a dimettersi o avrebbe affrontato l'intervento dell'esercito.Il presidente Morsi è stato rovesciato il 3 luglio 2013 e inizialmente posto agli arresti domiciliari, dove è stato trattenuto. Khalid al-Qazzaz, il segretario presidenziale per gli affari esteri, racconta i suoi ultimi incontri con Morsi: "La mattina del 4 luglio ci è stato concesso di fare colazione con il presidente, lo abbiamo trovato sorprendentemente calmo, ha detto che era la prima volta che era riuscito a dormire per ore consecutive da quando si era assunto la responsabilità".

"Era chiaro che aveva fatto tutto il possibile per preservare i guadagni della rivoluzione e proteggere il popolo egiziano: ora, spetta al popolo scegliere se tornare in uno stato di polizia o provare a ripristinare la propria rivoluzione". Aljazeera denuncia che "dopo il colpo di stato del 2013, un giro di vite della polizia sui Fratelli Musulmani ha procurato centinaia di morti e decine di migliaia di arresti, molti sotto leggi draconiane contro la protesta di piazza e contro il terrorismo. Amnesty International ha descritto il sistema giudiziario egiziano come " orribilmente infranto" e ha descritto le condanne a morte pronunciate a Morsi e ad altri membri della Fratellanza Musulmana in precedenti processi come una "vendetta".

In un rapporto pubblicato il 28 marzo 2018, una giuria di parlamentari britannici e avvocati internazionali hanno dichiarato che le condizioni di detenzione di Morsi e l'inadeguatezza delle cure mediche probabilmente porterebbero alla sua "morte prematura". La presidenza di un anno di Mohamed Morsi è stata turbata fin dall'inizio da un paese ancora diviso dopo la rivoluzione del 2011 e da forze al lavoro all'interno del cosiddetto "stato profondo" - che ha combinato le sue "ultime ore".

Ciò a dimostrare che in Egitto nessuno voleva la minima ombra di democrazia.

mb

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