Misericordia: il finale con Claudio Baglioni cambia il senso del film di Emma Dante
Ingiustamente snobbato al cinema, Misericordia racconta la difficile storia di Arturo, un ragazzo disabile cresciuto in Sicilia da tre prostitute. Ecco perché il finale, sulle note di Claudio Baglioni, cambia la lettura del film diretto da Emma Dante.
Misericordia, il film diretto da Emma Dante e tratto dalla sua omonima opera teatrale, è un racconto duro e poetico ambientato in un piccolo borgo siciliano sospeso tra mare e rovine. Tra case diroccate, rifiuti e paesaggi bruciati dal degrado, prende forma la storia di Arturo, un ragazzo disabile cresciuto ai margini della società e accudito da tre prostitute che lo hanno adottato come un figlio. Una favola amara sull’emarginazione e sull’amore imperfetto, dove la “misericordia” diventa l’unico linguaggio possibile in un mondo fatto di violenza, sopravvivenza e tenerezza estrema.
Tre prostitute allevano Arturo: di cosa parla Misericordia
Al centro del film c’è Arturo, interpretato da Simone Zambelli, un ragazzo nato da una tragedia e cresciuto in un contesto di povertà assoluta e abbandono. Orfano di madre, morta dopo averlo dato alla luce, è affidato a tre donne, Betta, Nuccia e Anna, prostitute che vivevano accanto a lei e che decidono di occuparsi di lui come una famiglia alternativa. Nel borgo di Contrada Tuono, tra rottami e case di pietra grezza, Arturo cresce come un “invisibile tra gli invisibili”. Il suo corpo è fragile, il suo modo di muoversi diverso, ma il suo sguardo è puro, quasi estraneo alla brutalità che lo circonda. Le tre donne, a loro volta segnate da vite difficili, costruiscono attorno a lui un universo fatto di cure improvvisate, gesti di protezione e affetto non convenzionale. Quando Arturo raggiunge la maggiore età, il suo destino sembra inevitabilmente legato a quel luogo sospeso tra degrado e sopravvivenza. Ma proprio la sua diversità diventa una forma di resistenza silenziosa.
Una favola crudele sull’emarginazione: come finisce il film di Emma Dante
Il finale del film segna una svolta emotiva e simbolica. In una sequenza sospesa e quasi onirica, accompagnata dal brano Avrai di Claudio Baglioni, Arturo lascia finalmente il borgo in cui è cresciuto. È una partenza che non cancella il passato, ma lo trasforma: il ragazzo si allontana grazie al sacrificio e all’amore di quelle tre figure materne imperfette ma assolute. Il suo viaggio rappresenta la rottura di un ciclo di miseria e emarginazione, ma non è una fuga netta: è piuttosto una rinascita carica di memoria. L’epilogo è dunque affidato a un’immagine semplice ma potentissima: la parola “Misericordia” scritta su un’auto. Un simbolo che racchiude tutto il senso del racconto, dove la compassione diventa una forma di sopravvivenza e l’amore assume le forme più inattese e contraddittorie.
Misericordia non è una storia vera, ma costruisce una realtà profondamente riconoscibile, fatta di esclusione sociale, povertà e legami familiari fuori dagli schemi. Emma Dante mette in scena un mondo in cui i corpi – feriti, materni o erotici – diventano linguaggio: le tre donne non sono figure ai margini nel senso classico, ma veri e propri pilastri emotivi di una comunità traviata, in cui l’amore nasce proprio dove sembra impossibile. La pellicola diventa così una favola contemporanea sull’emarginazione, in cui la misericordia non è pietà, ma la capacità di accogliere la vita anche nella sua forma più imperfetta.
Il “Grand Tour” di Claudio Baglioni a Pompei, Paestum e Caserta per i 40 anni di “La vita è adesso”
Sulla scia dei viaggiatori dell’800 porterà in location incantevoli il suo ultimo concerto itinerante. Amante della bellezza, nell’incontro con gli studenti della Federico II rivela:
“Sono iscritto all’Ordine degli Architetti di Napoli”
In Campania, il “Grand Tour La vita è adesso” farà tappa a luglio nell’Anfiteatro degli Scavi di Pompei, ad agosto nell’area nei Templi di Paestum, a settembre davanti alla Reggia di Caserta.
L’album più venduto di sempre in Italia, a 40 anni dall’uscita, e l’incanto di location preziose promettono un’emozione irripetibile. Baglioni parla di musica, arte e bellezza con gli studenti della Federico II nella chiesa dei Santi Marcellino e Festo dove, dopo un’accoglienza da star, il grande cantautore, iscritto all’ordine degli architetti di Napoli, riceve il sigillo dell’Università.
Baglioni cita la celebre frase di Dostoevskji:
“La bellezza salverà il mondo”. Ma il mondo, chiede, salverà la bellezza?
Nel servizio le voci di Claudio Baglioni, cantautore, e di Matteo Lorito, rettore dell’Università di Napoli Federico II.
PALERMO 25 APRILE 2026 – TEATRO MASSIMO
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Rai Cultura presenta Siamo Danza
In occasione della Giornata Internazionale della Danza
Direzione artistica di Eleonora Abbagnato
Con Giuseppe Fiorello affiancato da Anna Ferzetti e Noemi
Tra gli Ospiti: Mannoia Sangiorgi Dardust e Claudio Baglioni
Merc 29/4 alle 21.35 #Rai1
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“Vi ringrazio di questa accoglienza in un luogo così bello e suggestivo, non me l’aspettavo, non intendo solo questa magnificenza, ma anche una sala così gremita e che mi vuole bene.
Devo confessare che faccio il musicista, il compositore e l’interprete per caso, non avevo nella mia famiglia una tradizione di musicisti o di artisti, né a livello professionale né amatoriale, mi ci sono trovato per puro caso e piano piano è diventata la mia professione, anzi forse ancora più il mio mestiere e la mia vita.
Sono abilitato ad essere architetto e la cosa curiosa è che sono iscritto all’albo degli Architetti di Napoli.
I miei studi di Architettura me li sono portati un po’ dentro il mio mestiere di musicista, perché buona parte dei palchi dei miei concerti, specialmente negli ultimi 20-25 anni, li ho disegnati io, da solo o in collaborazione con dei progettisti o appunto architetti e scenografi. In qualche modo questi tre fattori – essere musicista, essere “quasi” architetto e essere qui a Napoli – sono tre coincidenze straordinarie e anche di questo vi ringrazio”.
Claudio Baglioni alla Federico II per il suo GranTour.
L’artista ha incontrato gli studenti dei corsi di laurea in musicologia, etnomusicologia, storia dell’arte, storia dell’architettura, geografia ed economica della Federico II e quelli del laboratorio radiofonico d’Ateneo F2 RadioLab. Claudio Baglioni è stato accolto dal Rettore Matteo Lorito.
Rai Uno per la Giornata della Danza presenta “Siamo Danza” con la direzione artistica di Eleonora Abbagnato
Rai Cultura in occasione della Giornata Internazionale della Danza (mercoledì 29 aprile alle ore 21.45 su Rai Uno) presenta una serata evento da Palermo con la direzione artistica dell’étoile Eleonora Abbagnato, per celebrare l’arte del movimento come linguaggio universale che unisce epoche, culture e generazioni.
Siamo Danza porta in scena un racconto corale che attraversa tradizione classica ed espressioni contemporanee, fra grandi repertori e nuove creazioni.
La serata condotta da Giuseppe Fiorello vedrà la partecipazione di Anna Ferzetti, Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Raf, Giuliano Sangiorgi, Noemi e Dardust.
Per la danza saranno presenti i protagonisti dei principali teatri italiani: Teatro alla Scala di Milano, Teatro dell’Opera di Roma, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Massimo di Palermo con numerose stelle della danza nazionale e internazionale del calibro di Alice Mariani (prima ballerina della Scala), Salvatore Manzo (étoile del San Carlo), Michele Satriano (primo ballerino del Teatro dell’Opera di Roma), il Corpo di Ballo del Teatro Massimo di Palermo, il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, Gareth Haw (étoile dell’English National Ballet di Londra), Paul Marque (étoile dell’Opéra di Parigi), Madeline Woo (principal del San Francisco Ballet), Giorgi Potskhishvili (principal del Dutch National Ballet di Amsterdam), Friedemann Vogel (étoile dello Stuttgart Ballet), Andrea Sarri (primo ballerino dell’Opéra di Parigi) e tanti altri.
Per l’occasione Eleonora Abbagnato danzerà lo straordinario passo a due L’envol da Le Parc di Angelin Preljocaj e altre coreografie di prestigiosi nomi come Roland Petit, Giuliano Peparini, Benjamin Pech.
Il palcoscenico si trasformerà in uno spazio vivo e dinamico, dove étoile, giovani talenti e compagnie di primo piano si alterneranno in un dialogo continuo, esplorando il corpo come strumento narrativo capace di raccontare storie senza parole.
L’idea centrale è che la danza non sia qualcosa che si fa, ma qualcosa che si è: energia, vita, trasformazione continua. È un linguaggio invisibile che attraversa il corpo e si fa emozione, racconto, identità. Ogni gesto custodisce una storia, ogni movimento diventa un frammento di verità che prende forma nello spazio.
AgoraVox Italia