Libri, Musica, Recensioni, Giallo Svedese, la mai sopita aspirazione di scrivere su tutto e recensire il mondo
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Come ogni anno, propongo la mia panoramica delle uscite più interessanti del 2026. Sapete già che non può e non vuole essere completa: intanto non tutti gli editori fanno gli annunci subito, poi il gusto della scoperta deve restare vivo e andare a innervare la mia rubrica di uscite settimanali, o le rubriche che volete voi e che preferite seguire.
Iniziando da una sorta di "convitato di pietra", che ci accompagnerà prevedibilmente nei prossimi anni, Adelphi pubblicherà ad aprile Operazione Shylock di Philip Roth, nella nuova traduzione di Ottavio Fatica. Scelta inconsueta, uno dei romanzi "politici" e complessi di Roth. L'importante, comunque, è che si vada avanti (Pastorale americana dovrebbe o potrebbe uscire nel 2027, tradotto da Codignola).
A parte Roth, non mancano le grandi firme: nella prima parte dell'anno, si sussurra tra maggio e giugno, dovrebbe uscire il nuovo di Emmanuel Carrère, Kolkhoze, ovviamente autobiografico (la madre...) e lungo 500 pagine. Atteso per l'autunno, in Einaudi Stile Libero, il nuovo di Thomas Pynchon, Shadowticket, invece abbastanza breve (sotto le 300 pagine) viste le abitudini dell'autore.
Passiamo ora alla "pancia" delle segnalazioni, autori magari non Grandi come le Firme sopra elencate, ma di sicuro interesse. Qualcuno arriva dai grandi premi letterari internazionali: Ben Markovits è un finalista dell'ultimo Booker Prize e il suo The rest of our lives uscirà per Einaudi Stile Libero (non so ancora quando), altro libro finalista, The Loneliness of Sonia and Sunny, il ritorno di Kiran Desay dopo 17 anni, esce da Adelphi, dovrebbe essere nei primi sei mesi dell'anno, e ancora Interno indiano di Banu Mushtaq, vincitore dell'International Booker, la scrittrice è indiana, il libro scritto in lingua Kannada, credo si tratti di un cosiddetto romanzo di racconti, esce ad aprile per Frassinelli.
Premi passati: finalmente arriva in traduzione Held di Anne Michaels, altro semifinalista Booker (nel 2024) , a fine gennaio per Bompiani, poi Non è subito sera di Jenny Erpenbeck (in originale del 2012), recente vincitrice dell'International Booker con Kairos (tutti e due da Sellerio), Samantha Harvey col memoir del 2020, Le infinite notti (sulla propria insonnia - esce per NN come Orbital, vincitore del Booker Prize 2024), Valeria Luiselli con Beginning Middle End (titolo inglese) che uscirà per Einaudi Stile Libero nei paraggi dell'uscita in lingua originale (a luglio 2026) ed Edward St.Aubyn con Linee parallele (Gramma Feltrinelli), un romanzo di storie (parallele) come ce lo si potrebbe aspettare da Coe - o appunto da St.Aubyn.
E il gran finale: il bravissimo croato Robert Perisic con Il nostro uomo sul campo, riedizione Bottega Errante (a marzo) di un Zandonai del 2012 (nel frattempo potete leggere I prodigi della città di N.), molto atteso in termini di passaparola sembra essere Colpevolezza di Bruce Holsinger, a febbraio per e/o, un dramma familiare con contorno di temi molto moderni (intelligenza artificiale, in generale il "peso" delle nuove tecnologie), per La Nave di Teseo il mix particolare tra saggistica, narrativa, memorialistica di Domanda numero 7, dell'australiano Richard Flanagan (l'editore lo presenta come romanzo, ma ha vinto uno dei maggiori premi anglosassoni per la non-fiction), a fine gennaio, e sempre nella prima parte dell'anno, per Minimum Fax, la riedizione di Acqua, luce e gas, di Matt Ruff (pubblicato originariamente da Fanucci), tra postmoderno e fantascienza speculativa.
Cosa c'è dopo il finale? Spazio per qualche "classico": Neri Pozza ripesca L'uomo verde di Kingsley Amis (a gennaio);:era già atteso nel 2025 ma "lo avremo" nel 2026 Chimera del grande John Barth, tre racconti o se preferite un romanzo di racconti (di nuovo!), e un Thomas Bernhard riproposto a febbraio da Adelphi, si tratta di Amras, pubblicato precedentemente da Einaudi, verrà mantenuta la traduzione di Magda Olivetti.
Stavolta ho finito davvero, bello e utile attendere questi libri - alcuni di essi, ma non dimentichiamo che tra due settimane riprendono le uscite regolari, e la mia corrispondente rubrica.
Emmanuel Carrère – Kolchoz (Adelphi, 5 maggio)
Sapete già tutto o quasi: il “Memoir della madre” di Carrère, allo stesso tempo saga familiare che partendo dalla discendenza della genitrice va in profondità della storia russa del novecento, seppure, penso, prevalgano gli aspetti legati alla famiglia e il ritratto della madre stessa.
Va detto: siamo stati forse saturati da memoir di madre, nonni, famiglia, ma Carrère è o potrebbe essere un’altra cosa, dimostrazione probabile di come alla fine stile, visione e voce prevalgano sul resto, o più realisticamente, di come uno scrittore bravo nobiliti la materia anche quando (ormai) hai l'impressione di aver letto tutto.
Quoziente lista: 8 su 10.
Incipit: Il 3 ottobre 2023, cinquantanove giorni dopo la sua morte, nel cortile d’onore degli Invalides viene reso a nostra madre un omaggio nazionale.
Bandiere, uniformi, controspalline, decorazioni. L’orchestra della Guardia repubblicana suona, molto bene, l’andante della sinfonia Jupiter e, per la
parte russa, la Serenata di Cajkovskij.
Karl Ove Knausgard – Il terzo regno (Feltrinelli, 21 aprile)
Il norvegese che volle farsi Proust ragiona solo in grande, altrimenti non inizia neppure: dopo la saga autobiografica di La mia lotta, anche questa sequenza romanzesca iniziata con La stella del mattino si sta allargando. Il terzo regno ne è il terzo (come nel titolo) capitolo, ma in patria è già arrivata a sei, e ne è previsto un settimo conclusivo.
Rispetto al secondo della serie, questo nuovo capitolo riprende più direttamente scenario e alcuni personaggi del primo La stella del mattino (scusate i vari numerativi, ma è inevitabile). Per quanto riguarda invece l’atmosfera generale, ci aspettiamo anche dal Knausgard non-autobiografico momenti di riflessione, digressioni e, in questa serie, elementi di sovrannaturale destinati (finora) a non essere del tutto spiegati.
Almeno in Italia sta avendo meno eco dell’opera autobiografica, ma mi pare altrettanto interessante (forse meno innovativa nella concezione).
Quoziente lista: 10 su 10.

Voto: 7.67
AgoraVox Italia