http://www.emilianobrancaccio.it/
LIBERCOMUNISMO
Scienza dell’utopia
Feltrinelli, Milano
ISBN: 9788807092022
Pagine 176
euro 12,35 (kindle euro 7)
Emiliano Brancaccio è docente di economia politica presso l’Università “Federico II” di Napoli. Innovatore critico degli studi marxisti, è stato protagonista di celebri dibattiti con esponenti di vertice della teoria e della politica economica mondiale, tra cui l’ex capo economista del FMI Olivier Blanchard e i premi Nobel Daron Acemoglu e Vernon Smith. Ha tenuto la rubrica Eresie su Rai radio 1. Tra le sue ultime pubblicazioni: Le condizioni economiche per la pace (2024), che sviluppa l’omonimo appello scritto con Robert Skidelsky e pubblicato sul Financial Times e Le Monde.
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INDICE DEL VOLUME
Premessa. 1 Zombie communism. 2 Tendenza. 3 Centralizzazione. 4 Inefficienza. 5 Esocapitale. 6 Scienza capitale. 7 Ecologia di mercato. 8 Reazione. 9 Oltrefascismo. 10 Governare la tendenza. 11 Momento della guerra. 12 Nuovo capitale umano. 13 Libercomunismo. Appendice: Il caso dalla necessità. Appunti per un manifesto. Indice dei nomi.
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IN LIBRERIA DAL 10 FEBBRAIO 2026
Anteprima sul sito di Feltrinelli
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Per una scienza “libercomunista”. Con TELMO PIEVANI
Geopolitica e “tendenze del capitalismo”. Con LUCIO CARACCIOLO
“Libercomunismo” su RAI Radio Uno
Brancaccio, Feltri e Zanchini a ‘Quante Storie’ (Rai 3)
Recensione di Domenico Suppa su l’Unità
Recensione di Ugo Cundari sul Mattino
Intervista di Franz Baraggino sul FattoQuotidiano.it
“Libercomunismo” su RAI News 24
Recensione di Francesco Bugli su Contropiano
Annuncio dibattito a Milano sul Corriere della Sera
Sobre Libercomunismo – Luis Martinez Andrade
Recensione di Salvatore Cannavò sul Fatto Quotidiano
Recensione di Giuseppe Allegri sul manifesto
Recensione di Vito Bubbico su Giornalemio
Lancio del dibattito di Milano su Radio Popolare
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L'articolo LIBERCOMUNISMO. SCIENZA DELL’UTOPIA proviene da Emiliano Brancaccio.
il manifesto, 4 gennaio 2026

“[..] Il punto è che gli odierni geopolitici si attardano su questo debole approccio soggettivista poiché sanno davvero poco delle strutture del capitale e dei loro vincoli oggettivi. Ma questa scarsa conoscenza ha portato alcuni di essi a commettere errori madornali, come assecondare la risibile narrazione di Donald Trump quale agente di pace. La verità è che non hanno nemmeno una chiara nozione di quell’indebitamento estero che ha forzato gli Stati Uniti a ritirare le truppe dai lontani teatri di guerra che essi stessi avevano aperto anni fa. Non hanno capito che il debito verso il mondo rende l’America sempre meno capace di dominare il mondo. E quindi la induce a ridefinire il perimetro egemonico, e magari a concentrare la violenza nel “cortile di casa”.
Per i geopolitici à la page, sembra che in fondo il capitalismo non sia mai giunto. Per loro pare tutto un medioevo, sia pure attualizzato.
Sui giornali e in televisione, è dunque tutto un teatro di commentatori che discettano di guerra e pace senza mai afferrare le loro basi materiali. Ma che proprio per questo, a ben vedere, risultano funzionali a chi la guerra la decide. Possiamo dire, in fin dei conti, che l’odierna geopolitica capitalista è l’arte di non capire la guerra al fine di perpetuarla. In ciò sta il suo inconscio servigio. E la sua estrema miseria.
In altre fasi si sarebbero organizzati confronti collettivi per distinguere la vana chiacchiera dalla lotta scientifica e politica [..]”
articolo completo sul manifesto
L'articolo Miseria della geopolitica capitalista proviene da Emiliano Brancaccio.
l’Unità, 23 dicembre 2025
“Sul riarmo Mattarella sbaglia. Ma ammettiamolo, non c’è ancora un solido discorso pacifista alternativo, mancano le basi per veder nascere un robusto movimento per la pace”. Emiliano Brancaccio, innovatore critico del marxismo, autore dell’appello su “le condizioni economiche per la pace” pubblicato sul Financial Times, commenta il fallimento di un Natale che doveva essere di riconciliazione, o almeno di tregua. E che invece conta ancora uccisioni sommarie in Palestina, nuove vittime di guerra in Ucraina, autobombe contro generali russi e almeno altri sessanta conflitti armati sparsi nel mondo.
D: Professor Brancaccio, il presidente Mattarella ha dichiarato che in Europa la spesa militare è impopolare ma “poche volte come ora è necessaria”. Che ne pensa?
R: Penso che il presidente della Repubblica sia in errore. Gli ultimi dati SIPRI ci dicono che la spesa militare dei paesi Ue ammonta già a 371 miliardi di dollari, ben oltre i 314 miliardi della Cina, i 149 della Russia e gli 88 dell’India. Noi europei siamo secondi solo agli Stati Uniti, che tuttora spendono l’enormità di quasi 1000 miliardi all’anno per armamenti. Non abbiamo bisogno di altra spesa militare.
D: Mattarella però sostiene che bisogna tutelare quella “pace che l’Europa ha costruito coltivando la relazione transatlantica”.
R: Non mi pare che la “relazione transatlantica” abbia contribuito alla pace nel mondo. Forse Mattarella intendeva la “pax imperiale” imposta da Stati Uniti e alleati, alla quale anche noi italiani abbiamo contribuito per anni. Ma quella “pax” ha provocato quasi di un milione di vittime in Iraq, Afghanistan e in varie altre zone del pianeta. Certo, le giustificazioni che ci davamo all’epoca erano alte e sacre. Un giorno dovevamo fermare dittatori attrezzati con fantomatiche armi di distruzione di massa, un altro giorno dovevamo esportare la democrazia. In realtà, i nostri veri scopi erano alquanto profani: conquistare giacimenti naturali, riequilibrare il deficit energetico dell’Occidente, creare nuove occasioni di affari per aziende americane, francesi, britanniche, tedesche, italiane, e così via. Il presidente Mattarella è cattolico, conosce bene il Vangelo di Giovanni: “la verità vi farà liberi”. Magari a Natale potremmo tutti contribuire alla verità almeno riconoscendo che noi “transatlantici” non siamo stati un grande esempio per la pace nel mondo, tutt’altro.
D: Dall’altro lato, alcuni intellettuali “critici”, come Angelo d’Orsi, Luciano Canfora, Carlo Rovelli, Alessandro Barbero e Lucio Caracciolo, sono stati censurati per le loro posizioni avverse al riarmo. Addirittura, sono stati accusati di “putinismo”. Che ne pensa?
R: La censura che hanno subìto è segno del clima di furore bellico in cui si sta inviluppando il dibattito politico. Bisogna sempre dichiarare solidarietà alle vittime di ogni forma di censura. Detto questo, io sono spesso in disaccordo con quegli studiosi. Alcune loro posizioni mi sembrano riduttivamente “geopolitiche”, troppo semplicistiche rispetto alla complessità della situazione. Così rischiano di rallentare la costruzione di un robusto discorso pacifista.
D: In cosa sbagliano? [..]
(intervista completa nella foto e al seguente link)
L'articolo “Sul riarmo Mattarella sbaglia. Ma il pacifismo è ancora debole, viziato dalla retorica geopolitica. Se vuoi la pace, prepara la critica del capitalismo” proviene da Emiliano Brancaccio.
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