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Non pago del suo atto illegale, Trump e i suoi sodali minacciano la Colombia, Cuba, il Messico e la Groenlandia, parte integrante della Danimarca.
Il Presidente della
Colombia, il socialista Gustavo Petro, in merito, ha dichiarato sui social:
“Oggi vedrò se le parole inglesi di Trump corrispondono ai
resoconti della stampa nazionale. Pertanto, risponderò più tardi,
finché non saprò cosa significhi veramente la minaccia illegittima
di Trump.
Per quanto riguarda il signor Rubio, che separa le
autorità dal Presidente e afferma che il Presidente non vuole
collaborare mentre le autorità sì, lo esorto a leggere la
Costituzione colombiana perché le sue informazioni sono
completamente errate. Sono il prodotto degli interessi di politici
colombiani con legami familiari o commerciali con la mafia; vogliono
una rottura nelle relazioni tra Stati Uniti e Colombia in modo che il
traffico di cocaina aumenti vertiginosamente in tutto il mondo.
Ho
ordinato la rimozione di diversi colonnelli dei servizi segreti dalle
mie forze di polizia per aver fornito false informazioni contro lo
Stato. Non permettiamo a Rubio di credere a queste fallacie. Il
Presidente della Colombia è il Comandante Supremo delle forze armate
e di polizia colombiane per mandato costituzionale, una Costituzione
di 34 anni fa che il mio movimento ha contribuito a creare dopo aver
deposto le armi durante l'insurrezione e firmato un Patto: una nuova
costituzione da redigere tramite elezione popolare per l'Assemblea
Nazionale Costituente.
Il mio movimento, l'M-19, ex insorto
armato, ha ottenuto il primo voto relativo in assoluto per i membri
dell'Assemblea Costituente eletti dal popolo. È stata la nostra
prima vittoria elettorale. Insieme ad altre forze, e nel rispetto del
pluralismo e della diversità, abbiamo stipulato un Patto: la nuova Costituzione colombiana, che mirava a costruire uno stato sociale
governato dallo stato di diritto, cercando di garantire i diritti
fondamentali e universali del popolo.
(...)
Sebbene non sia mai
stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho
giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del
1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non
voglio più.
Non sono un figlio illegittimo, né un
narcotrafficante. La mia unica risorsa è la casa di famiglia, che
continuo a pagare con il mio stipendio. I miei estratti conto sono
stati resi pubblici. Nessuno ha potuto affermare che ho speso più
del mio stipendio. Non sono avido.
Ho un'enorme fiducia nel mio
popolo, ed è per questo che ho chiesto loro di difendere il
Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Il modo per
difendermi è prendere il potere in ogni comune del Paese. L'ordine
alle forze di sicurezza non è di sparare sul popolo, ma
sull'invasore.
Non sto solo parlando; mi fido del popolo e della Storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del
soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera
tricolore.
Quindi, fategli sapere che ha di fronte un comandante
del popolo. Colombia libera per sempre. Ufficiali di Bolívar,
rompiamo i ranghi e marciamo da vincitori”.
Anche la Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, risponde per le rime al regime USA, puntando il dito sia contro l'imperialista “Dottrina Monroe”, che contro le follie trumpiane: “Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei Paesi che lo compongono”.
La Presidente ha peraltro ricordato che nessun intervento militare ha “mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”.
La Presidente Sheinbaum ha, altresì, ricordato come molte violenze in Messico siano causate dal traffico illegale di armi provenienti dagli USA e dal loro consumo di droga. “Cooperazione sì, subordinazione e intervento, no”, ha affermato la Presidente del Messico.
Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, da parte sua, oltre a condannare l'attacco illegale al Venezuela e richiedere l'immediato rilascio del Presidente Maduro, ha ricordato i “coraggiosi combattenti cubani caduti affrontando terroristi in uniforme imperiale”, riferendosi ai soldati cubani che hanno tentato di difendere la sicurezza del Presidente Maduro.
Il Presidente Diaz-Canel ha anche affermato che: “Invitiamo la comunità internazionale a non permettere che un'aggressione di questa natura e gravità contro uno Stato membro delle Nazioni Unite resti impunita e a non permettere che il legittimo e attuale Presidente di un Paese sovrano venga rapito in un'operazione militare senza subirne le conseguenze”.
La Premier danese, la
socialdemocratica Mette Frederiksen, ha scritto su
Facebook che “Devo dirlo
molto direttamente agli Stati Uniti: non ha assolutamente senso
parlare della necessità che gli Stati Uniti prendano il controllo
della Groenlandia. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di annettere
uno dei tre Paesi del Commonwealth.
Il Regno di Danimarca – e
quindi la Groenlandia – fa parte della NATO ed è quindi coperto
dalla garanzia di sicurezza dell'alleanza. Abbiamo già un accordo di
difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Stati
Uniti ampio accesso alla Groenlandia. E noi, da parte del Regno,
abbiamo investito in modo significativo nella sicurezza
nell'Artico.
Esorterei quindi vivamente gli Stati Uniti a porre
fine alle minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un
altro Paese e un altro popolo, che hanno affermato molto chiaramente
di non essere in vendita”.
Sarà un caso, ma i leader di tutti i Paesi minacciati dal regime USA sono socialisti. Così come socialisti erano – come ho spesso scritto - la pressoché totalità dei leader che, nella Storia, sono stati defenestrati dagli USA.
Contro l'aggressione del Venezuela e il rapimento del suo Presidente, si è espresso anche Roger Waters, cantautore britannico, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.
Waters ha parlato di “selvaggio atto di aggressione dell’impero degli Stati Uniti d’America contro i nostri fratelli e sorelle e compagni in Venezuela, quella grande e meravigliosa espressione della rivoluzione bolivariana”. Ed ha aggiunto: “Se fossi un uomo che prega, adesso starei pregando per il Presidente Maduro. Non sono un uomo che prega, ma sono un uomo che agisce, e farò tutto ciò che è in mio potere per sostenere il Venezuela, che è un Paese sovrano e dovrebbe essere lasciato in pace dai bulli gringo del nord”.
Luca Bagatin
Numerose le critiche all'attacco da parte del regime di Trump al Venezuela e al sequestro del Presidente socialista Nicolas Maduro e della moglie, Cilia Flores, sia da parte della stampa USA che di esponenti statunitensi, sia del Partito Democratico che del Partito Repubblicano USA.
In primis le critiche del Democratico Bernie Sanders, il quale ha affermato che “L'attacco di Trump al Venezuela renderà gli Stati Uniti e il mondo meno sicuri. Questa sfacciata violazione del diritto internazionale dà il via libera a qualsiasi nazione al mondo che voglia attaccare un altro Paese per impossessarsene delle risorse o cambiarne il governo.
Il Presidente Trump non ha l'autorità costituzionale per attaccare un altro Paese. Quando il 60% degli americani vive di stipendio in stipendio, dovrebbe concentrarsi sulla crisi interna, porre fine al suo avventurismo militare illegale e smettere di cercare di "governare" il Venezuela per le grandi compagnie petrolifere”.
Dello stesso avviso anche il Democratico Paul D. Tonko, membro della Camera dei Rappresentanti, il quale ha affermato che “La decisione del Presidente Trump di attaccare il Venezuela e rapire il suo capo di Stato è sconsiderata e illegale. Queste azioni sono chiari atti di guerra contro una nazione sovrana, un potere riservato dalla nostra Costituzione esclusivamente al Congresso. Il Venezuela non rappresenta in alcun modo una minaccia imminente per la sicurezza degli Stati Uniti. Queste azioni unilaterali incoraggeranno gli autocrati di tutto il mondo e renderanno l'emisfero occidentale un luogo meno stabile. In nessun caso dovremmo mettere a rischio i militari americani in una guerra per un cambio di regime e per il petrolio. Ci abbiamo provato in Iraq, ed è stato un disastro totale che è costato migliaia di vite americane e migliaia di miliardi di dollari che avrebbero dovuto essere spesi qui negli Stati Uniti. Dovremmo concentrarci sul soddisfare i bisogni urgenti e pressanti del nostro Paese, non cercare di crearne un altro”.
Altre critiche sono giunte, fra gli altri, dal Repubblicano Thomas Massie, membro della Camera dei Rappresentanti, il quale, su X, ha affermato, riferendosi all'azione di Trump, che “Se questa azione fosse costituzionalmente valida il procuratore generale non twitterebbe che hanno arrestato il Presidente di un Paese sovrano e sua moglie per possesso di armi da fuoco in violazione di una legge sulle armi da fuoco degli Stati Uniti del 1934” e anche da parte del Sen. Repubblicano Rand Paul, il quale ha scritto che “I nostri fondatori hanno limitato il potere esecutivo di andare in guerra senza l'autorizzazione del Congresso per una ragione: limitare l'orrore della guerra e limitare la guerra agli atti di difesa”.
La Vicepresidente del Venezuela e attuale Presidente ad interim Delcy Rodriguez, denunciando l'aggressione USA contro il suo Paese, ha affermato che “C'è un solo Presidente in questo Paese e il suo nome è Nicolas Maduro Moros”.
La Presidente Rodriguez ha sottolineato che il vero obiettivo è “un cambio di regime in Venezuela” al fine di “impossessarsi delle nostre risorse energetiche, minerarie e naturali” e ha richiesto l'immediata liberazione del Presidente Maduro e di sua moglie Cilia, ricordando che il popolo venezuelano è già sceso in piazza a sostegno della liberazione del Presidente.
La Presidente, che ha invitato il popolo a mantenere la calma, ha citato il Libertador latinoamericano Simon Bolivar, ovvero il Giuseppe Garibaldi latinoamericano, affermando che “Il velo è stato squarciato, abbiamo visto la luce e vogliono farci ricadere nell'oscurità. Le catene sono state spezzate, siamo stati liberi e i nostri nemici intendono renderci di nuovo schiavi”.
Ha inoltre ricordato come l'aggressione statunitense violi “palesemente gli articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite” ed è avvenuta nonostante il Presidente Maduro avesse proposto un dialogo con l'amministrazione USA.
La Presidente Rodriguez ha inoltre rilanciato la “difesa della nostra sovranità e della nostra indipendenza”.
Pesanti critiche all'atto deliberato di Trump sono giunte dalla Repubblica Popolare Cinese che, attraverso le parole del Ministro degli Esteri Wang Yi ha chiesto la liberazione del Presidente Maduro, invitando gli USA a garantire la sua sicurezza personale.
“Non crediamo che un Paese possa svolgere il ruolo di gendarme mondiale, né siamo d'accordo che un Paese possa affermare di essere un giudice internazionale”, ha aggiunto Wang.
Critiche all'azione di Trump da parte della società civile, in tutto il mondo, che è scesa in piazza e da parte di gran parte del mondo socialista, dal Presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel al Brasile di Lula, passando per il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro (spesso minacciato da Trump), fino al socialista britannico Jeremy Corbyn e alla Francia, in cui, il leader dell'opposizione, il socialista Jean Luc-Mélenchon, è sceso in piazza e, fra le altre cose, ha dichiarato che “Negli Stati Uniti, la stampa è più esplicita contro l'aggressione venezuelana rispetto a molti europei, che le sono completamente subordinati. Ma anche in Francia sta emergendo un certo consenso trasversale contro la subordinazione incondizionata e irresponsabile di Macron”.
Egli
ha altresì dichiarato che “L'intervento degli Stati Uniti in
Venezuela apre una nuova, drammatica fase nella Storia del nostro
mondo.
Gli Stati Uniti stanno tornando alle loro più detestabili
abitudini imperialiste. Ancora una volta, il petrolio è la vera
ragione di questo intervento. La lotta al narcotraffico è solo un
pretesto.
Il diritto internazionale è l'unica garanzia di pace.
Nessuna deviazione da esso dovrebbe essere accettata. Ci sono solo
invasioni malvagie, in Venezuela come in Ucraina e a Gaza.
È
deplorevole che la Francia rimanga in silenzio. Il Presidente della
Repubblica francese ha delegato questo compito al suo Ministro degli
Esteri. Ha fatto dichiarazioni confuse che non hanno identificato né
i responsabili né i colpevoli, né ha affermato che si dovesse
fornire sostegno.
Che il nostro Paese si inchini davanti
all'impero è inaccettabile. Dobbiamo chiedere il rilascio e
l'immediato ritorno in Venezuela di Nicolás Maduro e di sua
moglie.
Il popolo francese non deve credere che tutto ciò non li
riguardi direttamente. Nelle sue ultime dichiarazioni, Trump si
considera padrone delle Americhe, sia del Nord che del Sud, e
dell'Europa. Affermo la nostra piena e totale solidarietà al popolo
venezuelano e al suo legittimo governo, nonché a tutti coloro
attualmente minacciati dal signor Trump: i governi di Messico,
Colombia e Brasile. Esorto i leader di ciascun Paese a considerare
attentamente le minacce che il signor Trump ha già rivolto loro,
inclusa la Francia”.
E sulla stessa linea anche il Primo Ministro socialista slovacco Robert Fico, il quale ha denunciato come il diritto internazionale venga messo da parte, mentre “il potere militare viene utilizzato senza il mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e chiunque sia grande e forte fa ciò che vuole per promuovere i propri interessi”.
Egli ha sottolineato: “Respingo fermamente una simile violazione del diritto internazionale, come ho fatto nella guerra in Iraq, nella negazione del Kosovo come Stato sovrano o nell'uso della potenza militare russa in Ucraina”.
Egli ha, inoltre, criticato le risposte della dirigenza UE relativamente all'aggressione USA del Venezuela, accusandola di usare doppi standard. “O l'uso della forza militare americana in Venezuela sarà condannato e sarà coerente con gli atteggiamenti nei confronti della guerra in Ucraina, oppure, come al solito,” - riferendosi alla dirigenza UE - “rimarrà farisaica”.
Posizioni tutte coerenti e serie, a differenza di quelle aberranti dei governanti e politicanti di casa nostra e di gran parte dei governanti UE, che seguitano a rimanere a disposizione dei desiderata del Comandante in Capo degli USA di turno.
E ora? Trump invaderà la Groenlandia e il Canada? Cosa diranno Meloni, Von der Leyen e Kallas?
Luca Bagatin
Ancora una volta siamo di fronte all'ennesimo attacco contro realtà che promuovono la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica.
Con l'aggressione del regime di Trump alla Repubblica Bolivariana del Venezuela e il sequestro del suo legittimo Presidente, il socialista Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, siamo di fronte all'ennesimo atto di pirateria e destabilizzazione, da parte degli USA.
Un atto di guerra a una realtà che non ha mai minacciato la sicurezza degli USA.
Un atto di guerra che – peraltro - è avvenuto a poche ore dalla visita della delegazione cinese a Caracas, per rafforzare i rapporti bilaterali fra Cina e Venezuela.
Un caso? Oppure l'obiettivo del regime di Trump e degli USA è quello di mettere i bastoni fra le ruote alla Cina, non a caso potenza socialista, che importa anche gran parte del petrolio venezuelano?
Sembra di tornare indietro nel tempo, ma nemmeno troppo.
Ai tempi della defenestrazione del socialista Salvador Allende in Cile e la sua sostituzione con la sanguinaria dittatura liberal capitalista di Pinochet, sostenuto dagli USA.
Ma non solo.
L'elenco delle destabilizzazioni e delle deliberate aggressioni contro Paesi nei quali veniva promossa e praticata la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, sono sempre stata all'ordine del giorno.
L'elenco è lunghissimo.
Pensiamo all'Argentina di Peron, nel 1955, costretto all'esilio.
Pensiamo alla Jugoslavia, bombardata e smembrata con il supporto USA.
Pensiamo all'Italia degli Anni '90, quando una intera classe dirigente democratica, in particolare il PSI di Bettino Craxi, fu messa fuori dai giochi. Vilipesa, perseguitata.
Pensiamo alla Libia socialista di Gheddafi.
Pensiamo alla Siria socialista di Assad.
Pensiamo all'ingiusta incarcerazione del Presidente brasiliano Lula; alle persecuzioni giudiziarie contro l'ex Presidente socialista dell'Ecuador Rafael Correa (costretto oggi all'esilio in Belgio); a quelle contro l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina Cristina Kirchner.
Pensiamo ai golpe contro il socialista Evo Morales in Bolivia.
L'elenco, ad ogni modo, è ancora lungo. Infinitamente lungo.
Ma tutto ciò porta a un'unica strada: il mondo liberal capitalista, USA in testa, non può accettare che possano esistere governi socialisti che promuovano giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.
E così, attraverso i media, le destabilizzazioni, le censure e altro ancora, si cerca di screditare e di perseguitare di volta in volta, il mondo socialista.
Si apre la caccia al “socialista ladro”, al “craxiano”, al “chavista”. Si tenta di censurare – in modo più o meno violento - chi la pensa diversamente rispetto al pensiero unico liberal capitalista, che di liberale, nel senso originario del termine, nei fatti, non ha proprio nulla.
Si inneggia al capopopolo di turno, di destra o sinistra, che si chiami Di Pietro, Grillo o Machado. O altri ancora, tutti uniti dalla lotta contro il socialismo.
Si perseguita, a vario titolo e a vario modo.
E siamo sempre lì.
E' la Storia, se ben la si osserva, senza il paraocchi e il pregiudizio della stupida e ignorante ideologia di turno, che ci mostra la realtà dei fatti.
Bettino Craxi, che questa ondata di odio e violenza subì, spiegò molto bene tutto ciò, nel suo romanzo-verità, “Parigi-Hammamet”, che ho recensito a questo link, nel 2020, appena uscito: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html
E Craxi, nel suo libro, spiega anche come si potrebbe uscire da questa situazione. Ovvero facendo uscire gli USA dalle ambiguità, in primis.
USA che fanno carta straccia del diritto internazionale e della loro stessa Costituzione, come spesso denunciato anche dall'ex Membro della Camera dei Rappresentanti USA, Ron Paul, che certo non è né socialista né di sinistra, ma è un libertario.
Ron Paul, peraltro, in merito, in uno dei suoi saggi, spiegò come uno del Padri Fondatori degli USA, il Presidente Thomas Jefferson, avesse affermato nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza: “Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d"alleanze”, a dimostrazione dello spirito cooperativo degli USA delle origini.
C'è chi addirittura vorrebbe paragonare la situazione Venezuela-USA a quella Taiwan-Cina. Il tutto ignorando o fingendo di ignorare la risoluzione nr. 2758 dell'Assemblea Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, che, il 25 ottobre 1971, stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang (nazionalisti conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese quale unico rappresentante legittimo della Cina.
Taiwan, in sostanza, è parte della Cina, il Venezuela non risulta sia mai stata parte degli USA... per quanto gli USA abbiano sempre considerato l'America Latina il loro “cortile di casa”, secondo i sostenitori dell'imperialista “Dottrina Monroe”.
Da più parti si sono levate, nel mondo, voci di protesta per l'aggressione statunitense.
L'ex leader laburista
britannico, Jeremy Corbyn, ha scritto su Facebook: “Gli Stati
Uniti hanno lanciato un attacco immotivato e illegale contro il
Venezuela.
Si tratta di un tentativo sfacciato di assicurarsi il
controllo sulle risorse naturali venezuelane.
È un atto di guerra
che mette a rischio la vita di milioni di persone e dovrebbe essere
condannato da chiunque creda nella sovranità e nel diritto
internazionale”.
Dello stesso avviso anche il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, che da mesi sta denunciando l'imperialismo USA nei Caraibi. Fra le altre cose, egli scrive: “Il governo della Repubblica di Colombia osserva con profonda preoccupazione le segnalazioni di esplosioni e attività aeree insolite registrate nelle ultime ore nella Repubblica Bolivariana del Venezuela e la conseguente escalation di tensione nella regione.
La Colombia riafferma il suo impegno nei confronti dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati, il divieto di utilizzare o minacciare l'uso della forza e la soluzione pacifica delle controversie internazionali. In questo senso, il governo colombiano respinge qualsiasi azione militare unilaterale che possa aggravare la situazione o mettere a rischio la popolazione civile”.
La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri si è detta “scioccata e condanna fermamente l'uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l'azione contro il suo Presidente”.
L'ex Presidente
socialista della Bolivia, Evo Morales, su Facebook, ha scritto che
“Trump è il nuovo Hitler del mondo. Con la forza delle armi,
l'ambizione per le risorse naturali, l'odio, la diffamazione e la
criminalizzazione di popoli e leader antimperialisti, invade, uccide
e saccheggia Paesi impunemente, nel silenzio complice di molti.
I
cittadini americani devono essere i primi a consegnarlo alla
giustizia per aver sperperato miliardi di dollari delle loro tasse,
privandoli di assistenza sanitaria, istruzione e benessere sociale ed
economico.
I Paesi del mondo devono unirsi per portare Trump e i
suoi alleati davanti alla Corte Penale Internazionale per i numerosi
genocidi commessi in vari Paesi, violando la sovranità nazionale e
il diritto internazionale.
Basta con il silenzio e la complicità
di fronte a questo nuovo Hitler che cerca di eliminare milioni di
esseri umani!”.
Il 2026 si apre all'insegna dell'odio e della barbarie. Quando, invece, occorrerebbe urgentemente un mondo più unito e sicuro. Volto alla cooperazione, al mutuo vantaggio, allo sviluppo pacifico delle nuove tecnologie.
Ci si arriverà, probabilmente, perché l'odio e la barbarie, nel lungo periodo, non sono destinate a trionfare.
Ma quanti ancora dovranno soffrire, nel frattempo?
Luca Bagatin
Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il socialista Nicolas Maduro, nel suo discorso di Capodanno, pur in questo momento di massima crisi con il regime di Trump, che come i suoi predecessori, mira a destabilizzare la sovranità del Venezuela, ha espresso, con spirito positivo, che il 2025 è stato “Un anno di intenso lavoro, sfide significative, resilienza e unità collettiva. Una resilienza che ha stupito il mondo. Salutiamo il 2025 e lo chiudiamo con una nota positiva”.
Egli ha sottolineato che “il 2025 è stato l’anno del consenso più ampio e più fermo mai raggiunto nella nostra storia repubblicana” (...) “un consenso nazionale per la vita, per la pace e per garantire il futuro”.
Egli ha delineato i progressi della democrazia diretta, introdotti nel Paese, attraverso apposite consulte popolari e che hanno permesso – fra le altre cose - l'introduzione di numerose riforme e del “Plan de la Patria”, ovvero il “Progetto Nazionale Simon Bolivar 2025 – 2031”, definito anche “Piano delle Sette Trasformazioni”.
Un piano articolato in sette ambiti, che mirano alla modernizzazione dell'economia; al miglioramento dei servizi pubblici; alla lotta contro il crimine e la difesa della sovranità nazionale; la riaffermazione della protezione sociale dei cittadini, proteggendoli in particolare dalle sanzioni internazionali; il rafforzamento della democrazia diretta; la protezione della biodiversità e la lotta contro i cambiamenti climatici; la promozione di un Venezuela inserito nel mondo multipolare, consolidando le alleanze a livello internazionale.
Il Presidente Maduro ha sottolineato quanto, in Venezuela, si sia rafforzato il “potere spirituale, identitario e culturale” del Paese. E come questo abbia contribuito a costruire uno “Stato forte, profondamente democratico e sovrano”, attraverso: la democrazia diretta; la pratica della pianificazione per l'esecuzione dei progetti e la ricerca della risoluzione dei conflitti.
Egli ha sottolineato i progressi in ambito scientifico, tecnologico e culturale, spiegando come queste debbano essere “al servizio della vita, del benessere sociale e della difesa della sovranità” e come il Piano delle Sette Trasformazioni si ponga quale principio cardine per un nuovo modello di Stato, in grado di “unire le forze vitali al di sopra di qualsiasi differenza nazionale”.
Il Venezuela ha ricevuto recentemente, fra gli altri, il fermo sostegno della Repubblica Popolare Cinese contro le minacce di aggressione degli USA. La Cina, attraverso l'Ambasciatore Sun Lei, ha in merito dichiarato, fra le altre cose, presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, lo scorso 23 dicembre: “In quanto Stato sovrano indipendente, il Venezuela ha il diritto di sviluppare autonomamente una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con altri Paesi e di difendere i propri diritti e interessi legittimi, che dovrebbero essere rispettati e sostenuti dalla comunità internazionale. La Cina si oppone a tutti gli atti di unilateralismo e prepotenza e sostiene tutti i Paesi nella difesa della propria sovranità e dignità nazionale. Ci opponiamo a qualsiasi azione che violi gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e leda la sovranità e la sicurezza di altri Paesi, alla minaccia o all'uso della forza nelle relazioni internazionali, alle interferenze esterne negli affari interni del Venezuela con qualsiasi pretesto e alle sanzioni unilaterali illecite e alla giurisdizione a lungo termine che non hanno alcun fondamento nel diritto internazionale o autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Invitiamo gli Stati Uniti ad ascoltare il giusto appello della comunità internazionale, a interrompere immediatamente le azioni in questione ed evitare un'ulteriore escalation delle tensioni”.
Le mosse belliciste di Trump contro il Venezuela, avevano ricevuto ampie critiche anche da parte di numerosi deputati del Partito Democratico USA della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti degli USA.
Luca Bagatin
Il Ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha tracciato un bilancio di fine anno, relativamente alla politica estera della Repubblica Popolare Cinese.
Egli ha ricordato l'importante 80esimo anniversario della Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista. Evento indimenticato nella Storia della Cina e parte integrante della costruzione stessa della Repubblica Popolare e dell'unità del popolo cinese, che si oppose, con fermezza, alle barbarie dell'imperialismo militarista giapponese, alleato ai nazifascismi europei.
“Dobbiamo rimanere estremamente vigili di fronte alla rinascita del militarismo in Giappone, difendere con fermezza i risultati vittoriosi della Seconda Guerra Mondiale, ottenuti con grande sacrificio, e salvaguardare efficacemente la pace e la stabilità duramente conquistate”, ha sottolineato il Ministro Wang, peraltro componente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.
Egli ha sottolineato come l'attuale Premier giapponese, Sanae Takaichi, esponente della destra, abbia pubblicamente messo in discussione l'integrità territoriale della Cina, sostenendo il separatismo di Taiwan e mettendo così in discussione “l'ordine internazionale del dopoguerra”.
In merito, peraltro, va sottolineato che la Premier giapponese, aveva ricevuto critiche anche da parte dell'opposizione di centro-sinistra e sinistra, ovvero da parte del Partito Costituzionale Democratico del Giappone, del Partito Socialdemocratico Giapponese (che ne ha chiesto le dimissioni) e del Partito Comunista Giapponese.
Nel suo discorso, Wang Yi, ha poi sottolineato la necessità che Cina e USA trovino il modo di andare d'accordo, sulla base dei principi di uguaglianza, rispetto reciproco e reciprocità.
Egli ha fatto presente che la Cina ritiene fondamentale la coesistenza pacifica e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa fra i due Paesi, al fine di garantire stabilità, sviluppo e prosperità del mondo.
Egli ha spiegato come la Cina sia e sia stata impegnata, a livello di diplomazia internazionale, quale forza stabilizzatrice, difendendo giustizia e equità e abbia cercato di mantenere stabile il panorama del commercio internazionale.
Il Ministro Wang ha, inoltre, delineato le prospettive della diplomazia cinese per il 2026.
“In primo luogo” – ha affermato Wang - “forniremo un maggiore supporto strategico per lo sviluppo e il rinnovamento del nostro Paese. In secondo luogo, apriremo nuove strade per forgiare un nuovo tipo di relazioni tra i Paesi più importanti. In terzo luogo, lavoreremo più attivamente per costruire una comunità con un futuro condiviso con i Paesi vicini” E, ha proseguito: “In quarto luogo, promuoveremo una maggiore sinergia per la marcia congiunta del Sud del mondo verso la modernizzazione. In quinto luogo, daremo un maggiore impulso all'apertura e alla cooperazione globale. In sesto luogo, daremo un maggiore contributo alla riforma e al miglioramento della governance globale. In settimo luogo, agiremo con un più forte senso di missione e responsabilità nella salvaguardia degli interessi nazionali”.
Mentre c'è chi, nel mondo Occidentale sedicente libero, in realtà sempre più autarchico, autocratico e bellicista, soffia sui venti di guerra, promuove dazi, cerca di destabilizzare il Sud globale, c'è qualcun altro che ricerca, invece, la concordia, l'uso consapevole delle tecnologie e dell'economia, a beneficio delle comunità, la cooperazione e il mutuo vantaggio.
Il “socialismo dai colori cinesi”, come lo definì il Sen. Vittorino Colombo (già Presidente del Senato e Ministro di lungo corso), grande amico della Cina moderna, rappresenta oggi un'ancora di speranza in un mondo in decadenza.
Chi non lo comprende ancora, dovrebbe mettersi a studiare, senza gli sciocchi paraocchi dell'ideologia e senza la stupidità della tifoseria, che dimostrano unicamente superficialità, pregiudizio e scarso approfondimento della realtà storica, economica e geopolitica.
Luca Bagatin
AgoraVox Italia