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  Home page > Tribuna Libera > Vivere o morire: riprendiamoci la sovranità del popolo
di Giorgio Bargna (sito) giovedì 8 dicembre 2011 - 0 commento oknotizie
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Vivere o morire: riprendiamoci la sovranità del popolo

Dovremmo sempre partire dal presupposto che l’art. 1 della Costituzione italiana recita: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Mai recitata però bugia più grande, mai disatteso in forma più enorme un articolo costituzionale. Ne ho scritto decine di volte, altri lo fanno ed anche meglio di me, qualcuno, Pasolini ad esempio, fu profeta in tempi non sospetti.

La televisione, i media ci fanno però credere altro, ci raccontano di democrazia, di governi tecnici costituiti da persone che stanno sacrificandosi ed impegnandosi per noi e per i nostri figli… qualcuno ci crede ancora, nella democrazia italiana e, peggio ancora, in Monti ed ai politicanti di professione (come si crede a Babbo Natale, secondo me), aveva ragione Joseph Goebbels sostenendo che una menzogna ripetuta ossessivamente prima o poi viene recepita dalla gente come un dogma incontestabile.
 
Del resto, a favore di crede nel sopra citato Babbo Natale, ci vuole poco ad incantarsi e sperare in qualcuno, magari in preda a sconforto e paura, di fronte ad una presunto pericolo imminente descritto e agitato come uno spauracchio, capace di influenzare e mobilitare le masse.
 
Nella mia vita ho vissuto parecchi spauracchi da “strategia della tensione”: BR, al-Qaida, AIDS, mucca pazza e aviaria. Oggi il panico viene sparso attraverso lo “spread” od il “default” e qualcuno è disposto anche a ringraziare chi gli infila una supposta di soluzioni estreme e dolorose. Oggi una categoria di persone abituate a vivere sulla nostra testa, che fa comodo (e fa i comodi) ai poteri forti sostiene e sorregge un governo ultraconservatore guidato da un tecnocrate promosso senatore a vita che si prefigge di cancellare in un colpo solo le tutele sociali.
 
Del resto è noto che ai poteri forti siano ostili alle istanze di partecipazione e democrazia rivendicate dal basso, che anzi, al contrario, rispondono, uniti, solo alla ferrea, legge del plusvalore.
Quando qualche anno fa cominciai a scrivere ci si poteva ancora permettere di filosofeggiare, oggi invece si tratta di “vivere o morire”, di morire di fame e di stenti o di risollevarsi. Davanti a questa scelta se si vuole vivere esistono due sole possibilità, una cruenta, alla quale però spero di dover aderire il più tardi possibile, se non mai, ed una più dolce, che richiede però l’impegno, se non di tutti di moltissimi.
 
Bisogna invadere la politica ed animarla … le strade sono due: entrare in massa nei partiti (colonizzandoli e di conseguenza indirizzandoli) oppure creare migliaia di liste civiche e movimenti politici nuovi, locali e non, e modificare personalmente il modo di fare politica; il tutto possibilmente condito da onestà, trasparenza, sostenibilità, federalismo e democrazia diretta e partecipata.
 
Non alzare il sedere dalla poltrona comporta il rischio che qualcuno prima o poi si impossessi della soluzione cruenta e senza un movimento di opinione dietro di solito si passa dalla brace alla padella.
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di Giorgio Bargna (sito) giovedì 8 dicembre 2011 - 0 commento oknotizie
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